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domenica 27 ottobre 2019

...

è successo dieci anni fa e ancora mi fa stare male. ho difficoltà a scrivere e a volte ho paura di essere malata, quando mi metto giu mi tremano le mani e e la testa mi pulsa in mezzo agli occhi come se il naso dovesse uscire dalla faccia. però dura poco, e ormai mi sono abituata. dicevo che è successo dieci anni fa, quasi esatti….era febbraio quando mi è arrivato quella mail che mi diceva che non c’era piu. e io mi sono sentita in colpa per non essermene accorta da sola. per non aver visto nulla di diverso in quei tre giorni che separava allora da quando era successo, una sera con la luna piena . la sua famiglia era con lui. li guardava aggirarsi per la stanza in cui respirava a fatica con i tubi che gli salivano nel naso. sotto il lenzuolo bianco piegato sotto il mento da sua madre, le sue mani stringevano il lenzuolo. le portò al petto. nel palmo destro aveva un cartoccio piccolino. sapeva cosa era e sorrise. vide che sua madre guardava il suo riflesso nel vetro della finestra, appena dietro la sua testa. si mordicchiava una nocca come quando uscivano di casa al mattino e lei sapeva che avevano un compito in classe o una interrogazione, o non erano ben preparati per qualche materia. si accorse di piangere per l’umido sul cuscino. chiuse gli occhi e appoggio la tempia su quella macchia bagnata. non voleva morire. non voleva lasciare tutto questo. gli era piaciuto vivere la sua piccola vita normale. suo padre e suo figlio chiacchieravano, l’uno seduto sulla poltrona un po’ girato e l’altro a cavalcioni del bracciolo, appoggiati uno all’altro come se l’affetto fosse una colla. c’era anche carlo, seduto al tavolo davanti ad una rivista, ascoltava i discorsi di Matteo e il nonno e sorrideva sfogliando le pagine colorate. facevano un rumore piacevole, gli sembrava di sentire il profumo, il sapore che si incolla alla lingua. con le dita accarezzava il cartoccio consumato. cercò di ricordare la melodia. cercò di stendere l’altra mano sullo sterno per sentire il proprio cuore battere. fin da piccolo quel suono lo calmava. solo pensando al suo cuore coraggioso riusciva a prendere sonno nelle notti in cui il buio gli faceva paura e non aveva la forza di sentire la sua voce chiamare qualcuno. anche cristina era venuta all’ultimo momento. non la vedeva ma ne sentiva il profumo. non voleva morire davanti a lei. 
sospirò. non poteva controllare questa cosa. aprì più forte gli occhi, e si girò verso la finestra. era sera e la luna era grande e illuminava la stanza. cristina disse qualcosa e uscì sgattaiolando da un a fessura della porta.
Matteo disse una cosa a suo padre., che gli fece una specie di carezza sulla testa.
sua madre si avvicinò a suo padre e lo prese sotto braccio
suo fratello si alzò e si stiracchiò alzando le braccia quasi fino al soffitto, e poi sorrise. 

sorrise anche lui, girò lo sguardo alla luna e sentì con le dita l’ultimo battito. 

lunedì 29 aprile 2019

Tempo

oggi un amico mi ha scritto una mail bellissima, che mi ha fatto pensare ad un film bellissimo tratto da un libro ancora piu bello: "MOMO" di Michale Ende. vorrei condividerla con chi mi legge per poterla ritrovare qui quando mi servirà, cioè -credo- spesso.


"Ciao pau, buon lunedì.

Spesso, davanti ai grandi numeri, la nostra mente (che tende a ragionare in maniera lineare) va un po' in confusione.

Prendiamo ad esempio la differenza tra 1 milione di € e 1 miliardo di €.
Sappiamo per certo che 1 miliardo di € sono un sacco di soldi, ma lo sono anche 1 milione di €, giusto?
Cerchiamo allora di capire la differenza con un semplice esperimento mentale.
Immagina di sostituire ogni  con un secondo di tempo. A questo punto avremo...
1 milione di secondi, che corrispondono a circa 11 giorni.
1 miliardo di secondi, che invece corrispondono a circa 32 anni.
Ora la differenza è decisamente più evidente, vero?
Ecco, avendo questo paragone in mente, immagina che un vecchio miliardario, ormai prossimo alla morte, sia disposto a pagarti 1 €per ogni secondo della tua vita, nello specifico ti propone di acquistare 32 anni della tua vita in cambio di 1 miliardo di €.
Se accetti, lui ringiovanisce di 32 anni all'istante e tu invece invecchi all'istante dello stesso ammontare di anni.
Saresti disposto ad accettare questo scambio?

Ecco: di fatto, molti di noi sono già miliardari, miliardari di tempo.

...eppure raramente apprezziamo questa ricchezza, continuando a sprecare le nostre giornate.

Per questo, vorrei che pensassi a quel vecchio miliardario decrepito, pronto a succhiarti la vita a qualsiasi prezzo.
Se hai rifiutato la sua offerta, ricorda perché lo hai fatto: onora il tuo tempo."

grazie Andrea


mercoledì 10 aprile 2019

Venezia

sono andata a Venezia. 



lo so non c'è nulla di strano, ma tra le mille mete per una gita, venezia è sempre stata quella che ho scartato con piu leggerezza. non sono mai stata rapita dal suo fascino, non ho mai subito il richiamo ammaliante delle sue isole scintillanti come sirene. non so...non andarci non mi ha mai pesato. e ci sono stata eh, non lo dico senza sapere: ci sono stata piu volte, due o tre, non ne tenevo neppure il conto, tanto mi era indifferente. 
poi  abbiamo deciso di fare una fuga tra amiche e le proposte erano state tante....troppe per decidere. e alla fine venezia ha vinto. venezia vince sempre, dovrei dire.
forse sono state le amiche a renderla così dolce e accogliente, ricca di vita semplice al tatto, al di la dello sfarzo e dell'esagerazione che ostenta? o forse sono io che sono piu disposta ad accogliere, a perdonare. 
siamo arrivate dopo pranzo in una stazione normale....avremmo potuto essere a pisa a cuneo... in una località qualunque, nulla, a santa lucia,  fa pensare di essere a venezia, proprio a venezia....solo fuori inizia la magia. 
Il silenzio è il piu assordante benvenuto che questa città sospesa dona a chi la guarda con curiosa attenzione. il silenzio che manca ormai ovunque. e lo scintillio che rende liquida ogni cosa: tutti i vetri ogni locale ogni finestra le insegne le piastrelle le pietre. tutto sembra stare per sciogliersi, come nella calura che fa tremare l'aria, anche se poi il cielo quasi quasi si copre e a tratti piove...acqua nell'acqua, un dialogo eterno costante.....nel sole del mezzogiorno la piazza san marco sembra tremare e dissolversi scivolare tra le due colonne e andare via, gettarsi nel mare con tutta la gente che passa e che sosta e le guide con le bandierine i cani gli inglesi con i sandali le bancarelle di magneti e i mendicanti.


i colori sono fluidi, disciolti troppo nel riflesso della laguna, le musiche sono diffuse, da ogni chiesa esce una voce di organi di violino o di canto le campane che accompagnano i passi il rumore della gente che parla le mille lingue del mondo, tutta qui. 


 e i sestrieri sono lunghi nastri argentati con numeri enormi che fanno sorridere.... e tutto è unito dalle dita di mare che entrano nella città e prendono il posto delle strade e cancellano le auto e i camion e i suv e i parcheggi in doppia fila o le rotonde e in fondo non ci sono così tante barche come le auto a torino...chissà cosa mi aspettavo di trovare, il traffico i clacson...tutto inghiottito dallo sciabordio e dalle risate poliglotte della gente. 

panorami toglifiato ti lasciano a bocca a porta ad ogni svolta del vaporetto, e mi stupisco di come sia facile abituarsi a viaggiare così dondolando, liberi di scartare un ostacolo o di fare una curva piu larga...come sarà la scuola guida qua  in laguna? a 18 anni i ragazzi imparano a guidare una barchetta a motore? e le famiglie che mezzo hanno? come è la vita qui? non credo sia come la nostra, troppe cose sono diverse da me, il fatto di camminare tanto, le scalette che disseminano di passi la città... la spesa del sabato costa fatica...non puoi decidere di andare in auto a farla...

e non ci sono piu piccioni ma tanti tanti gabbiani 

 
e la gente tranquilla che scende dai vaporetti come noi scendiamo dai pullman con il biglietto in mano.  e, si, le case putride ci sono, fatiscenti con i fili elettrici che pendono tristi verso l'acqua e la risalita della muffa sotto i ponti e sugli scalini e sulle pareti delle case appena fuori il canal grande. ma non sono piu quelle, che si fanno notare. sono le vetrate le piastrelle luccicanti delle facciate moresche delle case i balconi ridondanti glicini le vetrine degli artigiani preziosi lo spritz in piazza le campane a festa la segnaletica per le barche.




 e il silenzio



giovedì 14 maggio 2015

ascolto



qui tutti siamo disposti ad ascoltare, ma nessuno sembra disposto ad ascoltare noi! com'è? un mondo di "cattivi"? o forse siamo noi che non sappiamo più raccontare? che non ci sappiamo aprire con onestà?rispondere, riprendere... spesso mi capita di trovarmi a raccontare, quando mi ero ripromessa di ascoltare e basta! ma in fondo l'ascolto senza il dialogo che ascolto è ? un ascolto passivo e non partecipato! no! io non vorrei un ascolto così!
riflettevo che se capita di subire un lutto e se la persona perduta era molto cara, dopo poco tempo, davvero una settimana o poco più tutte le persone che attorno si stringevano appena avvenuta la tragedia, spariscono. non hanno più voglia di ripensare a quella morte: la vita continua la loro vita continua ...ma chi ha subito il luttonon vuole che la vita continui senza la persona che ora non c'è più, e ha grande voglia e bisogno di parlare di quella persona che ora gli manca, ogni giorno, per non pensare che davvero non ci sia più, ha voglia di ridire il suo nome, di ricordare con gioia i momenti belli passati insieme di ripensare anche ai momenti tristi, per non farlo andare via così presto...ha paura persino di non ricordare più il suo volto, il suono della sua voce, il modo di arricciare le labbra, o di inclinare la testa... ha bisogno di parlare di questa persona ormai angelo tanto, sempre......perche non poterne neppure più parlare è una cosa enorme, una perdita nella perdita, una perdita al quadrato! ma gli altri non hanno nessuna voglia di rivangare questo dolore e si allontanano. 
anche io sono così, lo so....devo pensare e sforzarmi per non essere egoista, devo decidere che anche se non mi sento in vena di ascoltare sempre la stessa solfa per me noiosa.... ascolto. forse in questo caso l'ascolto non è molto partecipato ma dare la possiblità l'altro di condividere un dolore, è qualcosa che non può essere messa in secondo piano, soprattutto rispetto a me, che in quel momento sono la parte "forte".
io credo che per ascoltare ci si debba davvero mettere in ombra, dimenticarsi dei propri problemi e pensare solo ai problemi dell'altro. questo da una parte aiuta tantissimo a non pensare più a cosa ci tormenta, ma dall'altra mette in crisi perché a volte una persona ci parla di cose che per noi sono davvero ridicole......eppure dobbiamo pensare che se lo fanno soffrire per lui non sono ridicole affatto....anche quando quella persona è un bambino! soprattutto quando quella persona è un bambino! credo che il ruolo dell'ascoltatore sia molto delicato, deve ridimensionare il problema dell'altro senza sminuirlo troppo nella sua importanza...deve ridurre il "guaio" da superlativo assoluto, a superlativo relativo! 
e non è affatto semplice!



martedì 18 marzo 2014

Lealtà?

per me la lealtà è davvero non tradire. non tradire gli altri, e soprattutto non tradire se stessi. ma per non tradire se stessi bisogna conoscersi, così come per non tradire gli altri bisogna conoscere il prossimo.  spesso il prossimo non vuol farsi conoscere, o noi non siamo in grado di conoscerlo, perché lontani distanti diversi ….. per causa sua (del prossimo) o per causa nostra, delle nostre chiusure dei nostri limiti. è un processo, un cammino….
l'arduo cammino parte del se', indubbiamente, dobbiamo guardarci, osservarci…..dobbiamo volgere lo sguardo su chi siamo senza paragoni. non dobbiamo pensare di dover essere in confronto con altri, dobbiamo riconoscere cosa e chi siamo in senso assoluto, tra due lineette, ne' più ne' meno. dobbiamo accettare cosa siamo, dobbiamo fare un progetto su di noi, un percorso di vita, di cambiamento forse di evoluzione certo….è nostro dovere migliorarci, considero deplorevole affidare a qualcosa al di fuori di noi il compito di farci cambiare….di farci crescere….è nostro dovere occuparci di noi. come possiamo saperci occupare degli altri, fossero anche solo i nostri figli, se non sappiamo come occuparci di noi stessi? (per questo non accetto i sacrifici assoluti quello spirito di autocastrazione di origine arcaica che soffoca i bisogni personali per soddisfare i bisogni altrui….)
ma siamo esseri sociali, e dobbiamo aprirci agli altri. io sono convinta che se si credesse un po' di più si avesse un po' più di fiducia negli altri, tutti insieme si creerebbe un posto migliore in cui stare. ma non ci fidiamo, abbiamo paura….e siamo sordi e ciechi nei confronti degli altri...allora? non si è leali e si fa prima. si accetta solo il proprio punto di vista, e tutto il resto è negativo! e' questo ciò che avviene in genere….ecco, non è così che si è leali verso se stessi, e neppure verso gli altri. bisgona conoscere e per conoscere capire e per capire aprirsi e per aprirsi conoscersi per riconoscersi in quel che si comprende e non mischiarsi, sapersi estrapolare…. 
per aprirci al prossimo un buon esercizio è di tipo teatrale. l'immedesimazione….bisogna interpretare l'altro, cercare di vivere la sua situazione, comprenderlo nelle sue affermazioni e azioni, capire da dove vengono il motivo che le hanno scaturite….è un esercizio difficile ma antico come la saggezza degli indiani d'America che con il sapere delle polverose terre del west dicevano che "per POTER giudicare una scelta di un uomo devi camminare per un mese nei suoi mocassini". e per passare da una citazione etnico aulica ad una pop(-olare) direi che è necessario, prima di giudicare, pensare (f.moro docet)!  e occhio che giudicare non vuol dire solo "esprimere" quel giudizio. possiamo anche solo pensarlo senza mai esprimerlo, ma ci condiziona comunque….ce ne accorgiamo subito anche da soli! il giudizio è ciò che io chiamo ETICHETTA, che resta addosso alla persona a cui l'hai affibbiata e alla fine non vediamo la persona ma leggiamo l'etichetta. noi dobbiamo togliere le etichette, e cercare il bene. sono certa che in ogni uomo (e donna) ci sia il bene. e sono certa perché lo vedo ogni giorno, che chi conosce il bene cerca il bene e trova il bene, e chi conosce il male e l'invidia e la vendetta trova il male e null'altro. perché vediamo ciò che conosciamo. non ci credete? andate in un bosco con i vostri figli o mariti o mogli o amici…., guardate gli alberi che vi circondano….poi tornate a casa e parlate di ciò che avete visto con loro. ciascuno racconterà cose diverse…in un bosco in cui sono stata con la mia famiglia io ho visto delle querce qualche ippocastano molte betulle molte primule e violette della malva fughi a profusione achillea menta e timo e arniche fiorite e calendole e muschi e licheni di tre colori, il fagiolo selvatico e le edere l'alchemilla i girasoli la ruta…..mio figlio ha visto le margherite e i grilli qualche processionaria uno scarabeo le vespe e le api tanti bruchi alcuni verdi e alcuni gialli , una quantità innumerevole di farfalle in genere a coppie….e degli scoiattoli. mia figlia ha visto erba profumata e arbusti secchi e due torrenti, more e fragoline saporitissime qualche lampone selvatico e delle meline brutte ma buone. mio marito avrà visto nuvole di ogni forma e colore, montagne innevate, cascate e rocce dalle forme strane, che fanno ombre particolari con il sottobosco e persone che lo invidiano e che cercano di fregarlo in ogni modo. eppure siamo stati insieme, nello stesso bosco, nello stesso momento. 

venerdì 21 giugno 2013

muso

 la felicità è fatta di cose così piccole, che si nascondono, e bisogna andare piano per accorgersene. la vita di oggi è così frenetica che spesso le calpestiamo, passiamo oltre, non le vediamo....ma tu fermati, prendi il bradipo come musa ispiratrice anzi....come MUSO ISPIRATORE.

giovedì 22 dicembre 2011

BISCOTTI CATTEDRALE (a Natale siamo tutti più buoni)






Eccomi qua.

Visto il successo della scampanellata di Halloween, abbiamo deciso di andare a disturbare i nostri condomini anche per Natale, augurando loro buone feste, con biscotti e cioccolatini.
Noi abbiamo fatto i CANESTRELLI di farina di riso e i BISCOTTI CATTEDRALE.

Per fare i BISCOTTI CATTEDRALE si compiono poche semplici furberie:

La prima è di sbriciolare un po' di caramelle (io ho usato quelle al miele della ambrosoli...)
e il resto immagino lo avrete già capito da voi:




Pasta frolla o simile, (per ogni uovo 100 gr di burro, 200 gr farina, 100 gr di zucchero, scorza di limone grattugiata)









Coppapasta di varie forme, anche non prettamente natalizie;



abili mani e manine e buona volontà













PROCEDIMENTO: Stendere la pasta in spessore di mezzo centimetro (=non troppo sottile),
fare dei buchi con il levatorsolo o con un altro coppapasta più piccolo, io l'ho fatto con il levatorsolo delle mele.














Ed ora viene il bello: RIEMPITE IL BUCHETTO CON LE CARAMELLE SBRICIOLATE ;-) abbiate fede: funziona!!!












In forno la caramella si scioglie e diventa un... vetro di zucchero!!!
L'effetto è strepitoso!

martedì 6 dicembre 2011

prima prova: halloween

non so cosa si celebri ad halloween. per me non esiste, non fa parte della mia vita. ma oggi c'è prepotente nella vita dei miei orchetti, e io lo adotto, perché io sono così. per me il giorno dei morti era il giorno in cui si ricordano le nonne, le zie mancate ai nostri affetti quotidiani, gli zii che ci hanno abbandonati da poco....ma sono vecchia, una vecchia mamma chioccia, e ora è invece qualcosa di molto più simile al carnevale, che alla processione che segue un funerale.

ed eccomi a preparare con trepidazione qualcosa per halloween. momi sarà una strega, popi un fantasma: più facile di così...
per il menu ho studiato un po' di cose orripilanti. io da bimba non mangiavo neppure le cose normali, se mi avessero offerto questo ne sarei rimasta inorridita. e invece sono andati a ruba. ecco la prima realizzazione: 
RAGNETTI

Ingredienti: biscotti OREO o altri doppi con una parte nera
rotelle di liquirizia
smarties o m&m's
matita del pasticcere o cioccolata fusa
santa pazienza

procedimento: srotolare le rotelle di liquirizia e dividere i due cordoncini
tagliare i fili di liquirizia in pezzi più o meno lunghi a seconda dei tipi di ragni da realizzare
scogliere a bagno maria il cioccolato 
prendere un OREO (o simile), infilare tra i due biscotti i pezzetti di liquirizia, poi premere leggermente (se si è furbi si lasciano un attimino sul termosifone in modo che la crema che unisce i due biscotti si ammorbidisca e si renda un po' malleabile. così dopo aver infilato le zampette facendo una leggera pressione sul biscotto superiore esso si schiaccerà su quello inferiore e pizzicherà le zampette, cosa che io non ho fatto e alla fine c'erano zampette ovunque e i ragni loro possessori, zoppi, che ci guardavano incuriositi dal piatto...). prendere un pochino di cioccolata fusa e farla colare sul davanti del biscotto superiore, poi applicare due m&m's per fare gli occhietti, se si vuole aggiungere due puntini di cioccolata per le pupille. io ho usato la matita del pasticcere, acquistata al super in diverse gradazioni di colore. è un tubetto tipo quello del dentifricio, riempito di una pasta di zucchero pressochè insapore che i miei orchetti usano a profusione per decorare di tutto, dallo yogurt alle fette di torta, ai biscotti al pane e ora anche i ragni ...glab....

venerdì 6 febbraio 2009

sai che c'è?

bisogna vivere con la testa china. andare avanti passin passino. non farsi prendere dalla voglia di avere fiducia in un altro, per il fatto che è magari tuo fratello, o che è passato sulla tua strada qualche istante prima. bisogna camminare chini. pensare solo a se'. non guardarsi attorno, non aver bisogno di nulla. non chiedere nulla, non chiedere a nessuno. non creare la mancanza per non sentire il vuoto. un vuoto che risucchia, che non si può riempire, che nessuno riempirà mai. e che nessuno riempirà per sempre. bisogna non abituarsi ai sorrisi, al calore, alla mano altrui dentro la tua, sulla tua spalla. all'ala di un ombrello che ti ripara la testa. bisogna non abituarsi a condividere, non sperare nemmeno di condividere. non abituarsi a spartire il peso, ché il peso è sempre e solo tutto tuo.

ma sai cosa c'è? c'è che io voglio invece spartire e sorridere e prendere per mano. voglio essere io a farlo. anche senza che gli altri lo facciano, solo per farlo, solo per me.  

domenica 16 novembre 2008

un caffé con Paolo Nori

venerdì  per esempio ho preso un caffé con Paolo Nori:
venerdi, dopo che mi ha telefonato lui sul mio cellulare (lui sul mio) IO o preso un caffè con Paolo Nori. con Paolo Nori, io. cioè IO - dico- e Paolo Nori in piazza san carlo a prender un caffè insieme. IO ...  
va bè è che se ci penso io, IO, non lo so spiegare come sia successo, che ho preso un caffè con Paolo Nori, IO. che gli ho parlato di torino, dei suoi libri del pugilato letterario della lettura dei mac di facebook di mio figlio del violoncello....non lo so. e poi dopo la lettura lui parlava con due tizi, lui in giacca e cravatta elegante e raffinato, molto colto con pantaloni di un bel taglio e con un bell'orologio che spuntava dal polsino della camicia ma pettinato e fine. e  una bella donna, lei, bruna con i capelli lisci raccolti in una sofisticata coda bassa, lenta e voluttuosa, con un cappotto blu aperto su di una camicetta con le ruches e milioni (sembravano) di anellini di una stupenda collana piena di pendagli. e con un viso dalla pelle perfetta come di cera. ecco, lui ha visto me che sbirciavo gli spartiti di quel canto decostruito disarticolato ...mi ha vista li dietro e ha detto: scusate un attimo io.. - ha detto a quelli li- scusate io....saluto solo un'amica. ed è venuto da me. e mi ha detto com'è andata? e io com è andata? e abbiamo riso... be' lo so è una cazzata, lo so. 
ma io mi chiedo come una persona così normale, come una persona così NORMALE possa essere Paolo Nori. 
cioè come TUTTO Paolo Nori possa stare in una persona così normale. 
tutto qui.

martedì 28 ottobre 2008

dialogo

- non ti ho più vista/sentita: stai bene? tutto ok? che quando ho bisogno tu ci sei sempre, ma magari hai bisogno tu e io non me ne accorgo nemmeno. bacio. c
- ehh ci sono...si fa in fretta a dire ci sono...in realtà son sempre di corsa, ma grazie per aver pensato a me, che potessi aver bisogno di qualcosa. perchè una si sente pure sola, alle volte. bacibaci. p. ... e davanti a quel bacio ce lo metti un uno maledetto?
- casso!
- scusa...
- niente :-)

giovedì 23 ottobre 2008

e mail a un amico

sei una persona che osserva le cose e sa i nomi. i nomi delle cose che osserva, intendo dire, e li dice, tutti. noi abbiamo osservato le stesse cose che tu dici, ma non sappiamo i nomi. per questo ci sembra che ci serva che tu scrivi, per dare un nome alle cose che vediamo, se no non sappiamo dirle neanche noi, e se non le diciamo un po' ci spaventano, che ci sembra di essere strani. a me almeno sembra di essere strana, a volte. il più delle volte. che guardo le cose come attraverso una lente e vedo delle cose che non so dire e credo di vederle solo io, e chissà cosa sono quelle cose li che mi incantano. ma poi leggo quello che scrivi e leggo le cose che ho visto e pensato e che mi hanno lasciata li a pensare e allora mi dico che non sono poi così tanto strana, o almeno che non sono sola. che ce n'è un altro strano come me, allora non è più così strano quello che vedo, se lo vedi anche tu- E' come se tu fossi alla curva dopo. e vedi la strada da dietro e l'hai già percorsa tutta e la sai, sai le buche e i dossi e le discese ..

non so più cosa scriverti: è mezzora che scrivo cancello e scrivo e cancello. non mi resta che abbracciarti.

venerdì 17 ottobre 2008

uomini che scrivono 1

*Lo so cosa vorresti che ti scrivessi, ma non ci riesco, solo i personaggi dei tuoi libri ci riescono io no. Forse ci riusciva ---ma è uno sforzo sai, si fa fatica davvero. Parlare, accettare tutte le cose che si muovono dentro, illuminarle guardarle riconoscerle...è una fatica bestiale. Mica lo faceva sempre vero? Che ti porta via tempo, e ti fa stare male, sai, come le cure omeopatiche che ti fan star male da bestia ma poi è per stare meglio, pensi. E dici. E quasi quasi ci credi pure un po'. Oh comunque io non ci riesco. 
Comunque due o tre cose riesco a riconoscere, che ti voglio bene, che mi piace parlare con te, che mi stai dentro nel cuore. Come una sorellina.* C

persone

ci sono persone che se le guardi dentro non finiscono mai

giovedì 9 ottobre 2008

pau

...allora 
c'era una volta un ragazzo che è stato il mio primo ragazzo. e' stato il primo ragazzo di cui io mi sia innamorata veramente. cioè che mi sono innamorata di LUI. non dell'idea che avevo di lui, o dell'idea che avevo di avere un ragazzo. tutto quel che altri facevano come lui non mi faceva un baffo. quando la stessa cosa la faceva lui mi saltava il cuore fuori dal petto. e magari era solo uno starnuto.  

era un ragazzino come me, non era niente di eccezionale a detta di altre ragazzine che erano con me nello stesso posto nello stesso periodo e che si scambiava i commenti e tutte le cose sciocche che fanno le ragazzine quando fanno le oche.  
era uno normale, parlava forte rideva forte correva forte amava i cavalli giocava (male) a basket. faceva un sacco di scherzi cretini. nascondeva gli asciugamani, quelli stesi sulla spiaggia, che ti ci stendi sopra quando esci dal mare, e ti scotti come un gambero da una parte e ti raschi via la pelle con la sabbia che c'è rimasta sopra dall'altra. quelli, li nascondeva sotto, sotto la sabbia. io non mi stendevo mai sull'asciugamano. mi stendevo sulla sabbia. solo alla fine della giornata andavo a farmi la doccia fredda, che dopo una giornata al sole era così fredda che sarei morta di infarto, se non ci fossero stati gli altri a guardarmi. 
ma se ci fosse stato solo lui gli avrei detto che era fredda.
perchè mi faceva venire voglia di essere vera. forse è così che si è quando si è innamorati, si ha voglia di essere se stessi, di farsi conoscere davvero, di essere migliori. 

ecco, lui mi chiamava Pau.

riccardo serventi longhi

consiglio questo spettacolo pur non avendolo mai visto per assordante fiducia  nel creatore, per sostegno per solidarieta per infantile eccitazione all'idea che un amico assoluto come lui possa aver creato qualcosa di così grande.


domenica 5 ottobre 2008

io lo amo, quell'omino lì.


Sono tornata ora ora e mi tremano ancora le mani.

travaglio io non l'avevo mai visto. un bell'omino, serio, azzimato, allineato....nori in quanto a ometto è quel che è: stropicciato, un po' stanco, con mille cose che gli girano in testa che spesso non segue nemmeno quando parli, e spesso non si segue nemmeno lui, quando parla lui. 
il tema era *il compagno don camillo* di guareschi. nori contro, travaglio pro. ha vinto travaglio, anche con me che guareschi non l'avevo mai letto. ho deciso di leggerlo. travaglio ha vinto, è stato convincente. nori no. è stato COSMICO. ha parlato solo di CHARMS
mi sono fatta autografare *le cose non sono le cose* e lui lo ha guardato e ha detto ah come dire Si lo conosco, l'ho letto, forse, ne ho sentito parlare. ha scritto *a paola paolo* e mi ha chiesto la data che non ce la ricordavamo nessuno dei due.  ero in prima fila. non può non avermi vista che mi sbracciavo e facevo il tifo come ad un incontro di pugilato non letterario. inutile dire altro: io quell'omino lì , che ha la mente più grande di una galassia, che a guardarlo per la strada non gli faresti l'elemosina nel cappello, io lo amo.
non lo conosceva nessuno. quando ha fatto il primo intervento dicevano attorno a me Ma cosa dice questo qui? e io cercavo di scoprire dentro di me doti di trasmissione del pensiero guardandolo fisso, le mani le scarpe la camicia blu le labbra la barba. lui è mille anni più avanti. è bastata una frase per far capire tutto a tutti, per mettere tutte le cose al posto giusto, tutto l'assurdo che ha tirato fuori parlando del suo *autore russo dei primi del novecento* che alla fine gli veniva da ridere pure a lui, e non di guareschi. lui la sua tesi dell'accusa l'ha sostenuta così. quel libro non esiste, inutile parlarne. 

*e io credo che con le 200 parole che fa girare questo autore russo degli inizi del novecento faccia capire assai meglio di guareschi l'assurdità di quel periodo in cui vivevano* 

giovedì 18 settembre 2008

uomini che scrivono

"con una tizia che c'ha un sorriso che ti scava dentro, con gli occhi che ti chiedono cose che te non capisci. Ma solo perchè è donna e lo si sa, gli occhi delle donne vedono sempre più lontano di quanto il carvello di un uomo possa immaginare" GR

"Peter Pan per volare (a parte la polverina ) usava i "pensieri felici" anch'io lo faccio, ma ... durano poco! ecco a cosa serviva la polverina, a mantenerti focalizzato" MB

"la vedo camminare timida per le stanze, la sento parlare la guardo... sono contento che si sia ripresa bene, e mio padre...a lui ha lasciato un po' di sconforto, un po' di disillusione, un po' di silenzio in più" CLG

"...ora capisci di cosa parlo? ... che se un uomo ha voglia di diventare tale, prima deve vedere e sentire il mondo con gli occhi di una donna. ché voi, con un solo gesto, quando vi muovete leggere in perfetta sincronia con quello che avete intorno, a me vengono i brividi lungo la schiena e, se ci penso, tanto mi basta per essere felice" DES

"ti voglio davvero un mondo di bene. Ma di quei beni che mica te lo so spiegare, di quelli leggeri e impegnati .... senza complicazioni complicate, senza complicanze..."

lunedì 15 settembre 2008

i giovani d'oggi

 scrive C."riflettevo sui giovani d'oggi, i ragazzetti....sono senza parole: ti mandano affanculo apertamente, che uno ci rimane pure male, ti dicono vaffanculo mamma così davanti a tutti. oggi al super uno ha fatto una faccia di rabbia e ha detto madonna mamma io tistrangolo! al super! e io li che lo guardavo con s. (la figlia di circa 6 anni. n.d.a.) nel carrello. cazzo sono senza parole, se mio figlio facesse così io si, senza parole, ma con molti fatti a cinque dita pesantucci sulla faccia....ma era grandino quelle e grosso, capisci, quello ti mette le mani addosso e ti mena dalla rabbia che aveva dentro (magari la madre era una stracciacazzo di quelle col patentino, ma questo è altro parlare...) E dove sono finiti il rispetto, il dovere? che noi se ci fosse passato per la testa di rispondere così ci avrebbero presi a calci nel culo da casa fino in trentino, e noi stavamo in quel di firenze non so se mi spiego. 
Comunque è avvilente che tu te li allevi, cresci ci metti tutto il tuo meglio fai dei sacrifici anche personali per loro, nel senso non solo che li nutri li educhi e gli dici le cose ma ti modifichi, no? cambi le tue abitudini che magari non vuoi che loro abbiamo, tipo non dici le parolacce non smadonni non giri in mutande per casa, no'....ti tiri su, cerchi di essere un uomo migliore perchè loro siano comunque delle persone migliori. E loro invece tirano fuori il peggio che il peggior essere subumano possa aver immaginato durante un trip ad acido e colla....capisci la delusione cosmica. Allora i miei bambini sono ancora dei bambini appunto, ma cazzo se devo vederli così un domani mi vien freddo fin da subito, che vorrei tornare indietro e non farli. non spargerli per il mondo, no? perchè secondo me è tutto nella sensazione di solitudine che ti  prende quando hai non so, un po' di anni, una manciata che dipende anche un po' da ciascuno, quando non sei ne' grande ne' piccolo e sei grande e vorresti essere piccolo e il mondo ti sembra troppo grande per te troppo pesante e vorresti tornare indietro. sai no? quella lì: noi genitori non la possiamo colmare, sono gli altri che la colmano. a noi scappano, noi siamo quelli da cui loro scappano. 

c. ha poco da migliorare, che già un uomo che mi fa un discorso così io  invidio la madre dei suoi figli. baci a tutti e due.