venerdì 16 dicembre 2016

natale

non capita a tutti di voler fare regali a tutti? a me capita di voler fare regali a tutti, tutti tutti non solo quelli che conosco, vorrei essere come quei personaggi dei cartoni animati che spandono caramelle, come spank, chi lo ricorda? che quando diceva "iaiaaaaa" faceva le fontane di caramelle....ecco io avrei voglia di fare così di arrivare cn le mani piene di pacchetti e darli, non importa a chi e cosa. e invece siamo sempre li a contare, a chiedersi se va bene farli, i regali, o no...se è una cosa che va bene...e dietro i regali ci sono così tante implicazioni, aspettative richieste ricatti....mentre potrebbero e dovrebbero essere solo piccoli gesti di amore, piccoli doni di parti delle proprie anime, dei propri cuori gesti di ricordo tangibile....sono pacchetti importanti, non importa cosa contengono. una tisana un fiocco per capelli un pettine di legno quel coperchio che si è rotto e ora manca....una confezione di pastelli a cera. forse la crisi ci salverà. la mancanza di disponibilità finanziarie potrebbe costringerci a pensare meglio a  cosa regalare, a non fare un pacchetto di fuffa di niente solo per darlo, ma a impacchettare il giusto quel che manca quel che serve e fa piacere scartare.... un oggetto di uso quotidiano in modo che pensare a chi ha donato sia cosa di tutti i giorni....un paio di calzini colorati per osare qualcosa che da soli non compreremmo....non importa la spesa, i migliori regali sono piccoli, sono economici sono le sciocchezze che spesso vorremmo ma non compriamo da noi perchè ci sembrano piccole cose inutili....

giovedì 1 dicembre 2016

orfani

in questi giorni mi trovo a parlare con altri genitori o nonni affrontando il tema dei ragazzi e del loro stile di vita, di come sono cambiate le famiglie....di come è cambiata la scuola e la società. qualcuno dice che certe cose ci sono sempre state, per esempio che anche quando eravamo piccoli noi c'era chi andava in giro con i pantaloni strappati. o con le maglie con l'orlo sfatto, o con i capelli blu o fucsia. 
è vero, c'erano. andavano in giro per la città in gruppi, minimo due o tre, con scarpe che sembravano stivali militari, cattivi, conte borchie lucenti e le catene che tintinnavano a ogni passo. avevano pantaloni aderenti e neri  strappati come se fossero fuggiti da una lotta, e per un pelo si fossero salvati. avevano spesso due o tre maglie una sopra l'altra, a volte oversize, spesso con gli orli sfatti, avevo capelli mal messi, raccolti in modo arruffato, le ragazze, con fasce di recupero, elastici da cancelleria, nerissimi. a volte blu. avevano facce bianche, occhiaie marcate occhi pesantemente  truccati di nero, anche i ragazzi. ma loro lo facevano per un motivo loro erano il simbolo di una lotta, erano i sopravvissuti, erano quelli che lottavano per la loro libertà di esprimersi o per la libertà di esprimersi di qualcun altro. il loro pallore era il simbolo della prigionia i loro vestiti sdruciti il loro sembrare sempre sul punto di collassare per terra, tanto erano magri, emaciati sdruciti e forati da piercing vari, era l'emblema della loro guerra spesso interiore. io non mi sono mai sentita punk o dark, mi sono sempre sentita in imbarazzo nel mostrare le mie guerre al mondo, ma li capivo, capivo la loro lotta la loro guerra anche per me e a volte li invidiavo per il coraggio con cui sbandieravano al mondo degli anni '80 il loro combattere. 
adesso non è più così, i giovani-e i meno giovani, con conseguenze immaginabili- questi simboli sono significanti vuoti, come le conchiglie morte sulla spiaggia.
alcuni dicono che è più giusto così, che i genitori di una volta erano troppo padroni, incutevano un timore così reverenziale che spesso i figli non osavano fare le cose più banali alla luce del sole, e le facevano di nascosto, non osavano esprimere i loro sentimenti e bisogna e si è dato origine a una generazione di depressi, costretti a fare il lavoro del padre per il non coraggio di esprimere la propria inclinazione, costretti a sposarsi con donne o uomini che non amavano, ammettendo e accettando un tradimento continuo se non con il corpo di certo con il cuore, lontano distante con altri, o con nessuno, ma certo con il sposo o la sposa imposti. 
così ora i genitori sono allo stesso livello dei figli. gli adulti sono allo stesso livello dei bambini. e i bambini sono all o stesso livello degli adulti. i ragazzi in aula si sentono in diritto di dare del tu agli insegnanti, di parlare loro come tra amici, infrangendo con un monosillabo l'autorità della maestra, del professore. si sentono autorizzati a cantare, a parlare in aula come fossero a casa, infischiandosene se l'insegnante spiega, senza cercare di nasconderlo, senza percepirlo come un errore, ridendo se l'insegnante interroga e li trova impreparati. perchè? non è per la scuola, credo, forse sono le famiglie... queste famiglie ormai deresponsabilizzate, prive del piacere di prendere delle decisioni, di sbagliare anche, ma tutto con le proprie forze. 
ormai lo sappiamo i giovani non lasciano le famiglie di origine prima dei 30 anni. se si sono laureati, prima di riuscire a pagare la casa in cui vivere con i soldi guadagnati con il proprio lavoro, dovranno aspettare in media dai 5 ai 7 anni (parlo delle rate di un mutuo eh....). e nel frattempo? hanno comunque voglia di crearsi una famiglia propria, di lasciare il nido paterno. perciò si trovano giovani sposi sotto l'egida di mamma e papà ancora per molto tempo, dipendenti da loro, dal loro denaro, e quindi moralmente e effettivamente non autonomi. fanno dei figli, affidandoli ai propri genitori perchè oramai il nido non lo paghi, se non si lavora in due....e poi lasciare il lavoro è una decisione troppo difficile da prendere, e non allenati a prenderle non la prendono neppure in considerazione. e così ecco i figli, al cospetto dei loro nonni, di fronte ai quali i loro stessi genitori hanno il medesimo  atteggiamento di dipendenza morale. il ruolo dei figli e quello dei genitori si sta livellando, come possono i figli capire che devono rispettare gli adulti ? come possono capire che se in aula per qualche arcano motivo che io non capisco e non condivido hanno il cellulare in tasca non possono usarlo per farsi le foto durante le lezioni o per vedere i film degli youtubers, ma devono tenerlo spento e nascosto? e non è neppure che anche i professori devono farlo, non lo è, perchè i professori sono gli adulti e loro sono SOLO dei ragazzini. gli adulti dovrebbero OVVIAMENTE avere la decenza di non comportarsi in modo maleducato e di tenere ben presente il loro ruolo di educatore, ma i ragazzi devono sapere che gli adulti possono avere il cellulare ma loro NO!
perche poi in fondo è solo questione di essere o non essere educati....e l'educazione, la BUONA educazione non è altro che rispetto per la persona e per il suo ruolo. 
certo gli adulti di oggi sono più bambini dei ragazzi. conosco persone che fanno decidere ai figli cosa mangiare la sera o se andare al ristorante o no, o l'ora in cui coricarsi....a volte arrivano al mattino stravolti perchè il figlio voleva vedere un film e a mezzanotte hanno "dovuto" accendere il dvd di qualche cartone animato......
è giusto che un bambino di 3 anni abbia la responsabilità di queste decisioni? certo a noi sembrano piccole cose, ma per loro non sono pesi enormi? secondo me si. decidere se tutta la famiglia esce o no....decidere se tutta la famiglia va o no alla manifestazione.... alla prima lo fa sentire libero, forte, ma poi? non lo fa sentire solo? non lo fa sentire fragile, non protetto, orfano? 
e i genitori? certo la responsabilità di educare un figlio è enorme e il suo peso si sente sempre ogni ora del giorno e della notte, ma è giusto scaricarla sulle spalle di un bambino? secondo me no. 
secondo me i genitori devono prendere su di se il peso di questa responsabilità, guardarla bene negli occhi, vederne la bellezza profonda e terribile, e poi farsene carico, trasportandola pian piano giorno dopo giorno e vivendo accanto ai propri figli non come amico ma come MAMMA, come PAPA'. che sono GIUSTAMENTE  ben diversi ruoli, ben definiti e lontani. i genitori sono il paracarro contro cui il figlio picchia, sbandando nelle prima curve a gomito della vita, paracarro che salva loro la vita. i genitori non possono essere gli amici che sono seduti accanto a loro. perchè il loro compito è stare fuori a contenerli, a smorzare le loro esplosioni. e non è un compito bellissimo questo? perchè delegarlo ad altri, perchè rinunciare, per la voglia di sentirsi ancora liberi. non è più bello prendere una decisione e sbagliare che non decidere affatto e vivere come Miguel* una vita che non si scrive? 

*"il libro della vita" un film che consiglio con tutto il cuore

Photo of the day|

Oh si,

ECCOLA IN ORIGINALE!


<-- font="" nbsp="">questa mia foto della Riddarholmkyrkan di Stoccolma, scattata in controluce nel 2010,  ha VINTO il titolo di  Photo of the day del 25 ottobre 2016 nel Metro Photo Challenge 2016, una manifestazione a tema Viaggio che il quotidiano gratuito Metronews, organizza in concomitanza con altri paesi in Europa e nel mondo!! Oh Yes!!!!
GRAZIEEEEE di vero cuore il quotidiano Metronews che leggo con piacere quasi tutti i giorni. 


http://www.metronews.it


Ecco il link della sere “Photo of the day” dei vari giorni.
https://www.metrophotochallenge.com/daily-winners

lunedì 3 ottobre 2016

lella

ieri l'ho ritrovata, l'amica di campagna la mia compagna di avventure con i suoi modi di muoversi così solo suoi sempre uguale, bellissima, profonda, grande ma ancora piccola come allora. non passa il tempo, siamo noi che passiamo e a volte non torniamo, invece lei era li ancora come allora. bellissima. 

mercoledì 28 settembre 2016

pudore

ok i tempi sono cambiati e io mi sento un triceratopo a pensarlo così spesso .. eppure si, sono cambiati. oggi le mamme preparano i divani letto matrimoniali ai figli fidanzati perché possano trovare un luogo comodo e sicuro dove stare....oggi le persone si scaccolano in auto davanti a tutti, oggi i bambini si sputano in faccia le ragazzine vanno in giro vestite da rock star per mano alle mamme, e le mamme comprano jeans strappati e tinte per i capelli alle figlie undicenni. oggi i genitori aprono un profilo Facebook ai figli piccoli, troppo piccoli perché lo possano fare legalmente loro. oggi non ci si vergogna più di nulla, di far cadere un pezzo di carta in terra mentre si è in giro, di dire parolacce di farsi sentire mentre si litiga di essere beccati ad aver rovesciato a terra il latte in casa, ad aver rotto qualcosa...oggi tutto è permesso tutto è lecito tutto è normale. 

così nulla ha più valore, se non ci si vergogna più di averlo rotto sporcato o offeso, non c'è più la dignità della persona se si va in giro con i capelli che sembrano così sporchi che il loro aspetto si avvicina a quelle vecchie tende pelose dei negozi di alimentari di un tempo, se si esce con i pantaloni strappati e gli orli pestati e fradici di pioggia o altro, se ci si presenta al lavoro con ciglia sfavillanti di glitter, e seno che si protende dalla  maglietta, se non ci si vergogna più di far sentire le proprie telefonate in giro, di fare rumori molesti e offensivi fastidiosi ... tutto lecito, nulla ha più valore.

mercoledì 21 settembre 2016

TRUFFA

martedì 20 settembre. un martedì normale, come altri. finché alle 17 un paio di sgherri non ben specificati non vengono suonare e risuonare e ancora suonare e bussare forte alla porta di casa mia, chiedendo di me, tanto che chi era in casa (io in ufficio) mi chiama per dirmi di tornare. loro intanto sentono la telefonata e dicono che mi aspetteranno di sotto. io mi precipito (lavoro in un altra città rispetto a dove vivo, non ci ho messo poco...) e in strada non vedo nessuno. citofono per accertarmi che non siano rimasti sul pianerottolo (chi ha aperto senza chiedere chi è?????? chi continua a d aprire mettendo in pericolo le nostre incolumità? cavolo!!!) ma no, non c'è più nessuno....un omuncolo mi si para davanti porgendomi la mano, persino! dice "buongiorno mi presento ...sono simone..." ma non lo lascio continuare. "non mi interessa chi lei, voglio sapere che cosa vuole da me e dalla mia famiglia, perché mi ha fatto chiamare da gente spaventata dalle sue insistenze e tornare di corsa dal lavoro: io non la conosco" lo investo nell'impeto della mia ira, forte della paura generata da questo e dal suo compare in chi mi ha chiamata....nonho pensato che potesse essere armato, chetano in due e mi avrebbero facilmente sopraffatta....non ho pensato a nulla. quello farfuglia qualcosa, che ha degli assegni firmati da me e che devo pagare una tizia "DEL BAGATTO" che deve a lui dei soldi e se io non la pago lui non verrà pagato....io non so cosa sia 'sto bagatto: vado su internet a cercare il significato della parola ma lui ha un po' di biglietti da visita e me li mostra. c'è una scritta "IL BAGATTO"  e in centro un simbolo esoterico come un occhio da cui escono raggi di luce.... mai visto....ma mi si imprime in mente. intanto lo squadro per ricordarmi come sia fatto: alto magro capelli scuri con ciuffo di lato occhi scuri uno diverso dall'altro come forma pelle leggermente rovinata giubbotto impermeabile blu pantaloni scuri e scarpe grigie tipo vela, non rovinate, con lacci  e ben fatte. ha in mano una copertina verde della dimensione di un A4 piegato in due, di plastica rovinata, dentro ci sono le fotocopie di assegni firmati con il mio nome (ma non con la mia firma) una decina di quei biglietti da visita, un foglio a quadretti tipo da agenda con su scritto grosso stampatello il mio nome e cognome indirizzo e numero di telefono fisso poi un cellulare sbagliato e un codice fiscale sbagliato la scrittura è grossa e incarta come di una persona anziana. questo tizio continua adire che io devo pagarlo e che devo pagare questo del bagatto al che io dico che chiamo la polizia. lui non scappa. allora ho avuto il sospetto che fosse in buona fede. ho messo il poliziotto in viva voce (il tizio voleva prendere il mio cellulare.....CEEEEEERTO!!!!!) e gli ha detto che non doveva venire a rompere le scatole a me, che doveva andare da lui a denunciare la persona che non lo pagava che io e lui non avevamo nessun rapporto ...gli ha chiesto se mi conosceva e lui ha detto appunto di no. ci siamo lasciati con rammarico. mi spiace che sia stato fregato. 

sono andata alla centrale di polizia per denunciare questo fatto e non mi hanno preso la denuncia: in fondo -hanno detto- non è successo nulla.
mah...

domenica 11 settembre 2016

autostima

in realtà non so bene cosa sia l'autostima, forse la percezione di se' direi che si è la percezione di se' ... allora non so se è giusto parlare di scarsa o alta autostima. bisognerebbe parlare di autostima e basta. di corretta autostima. se ce n'è troppa o troppo poca, allora non va bene, ne' troppa ne' troppo poca. il giusto sta nel mezzo. 
se uno ha una alta autostima, è un giudicante agonista e incallita, ritiene che nulla degli altri valga quanto le proprie cose, quanto se stesso. ritiene che solo il suo parlare per esempio abbia importanza, che solo il suo pensiero sia degno di essere ascoltato. ritiene che tutti debbano ascoltare la musica che a lui piace, guardare il film che vuole vedere lui, e percorrere le strade che lui decide a prescindere da ogni altro input, di fretta di  esigenza di benessere, di piacere di paesaggio, di mezzo di trasporto. e se tutti vogliono andare a fare un giro in elicottero e lui non vuole non ci va, perchè a sbagliare sono loro che sono voluti andare in elicottero, e se fossero intelligenti (quanto lui) andrebbero tutti in monopattino che si è meglio andare in monopattino....mica in elicottero....e se ha mal di denti tutti possono -anzi debbono- ascoltare il suo lamentarsi per il mal di denti perchè non esiste altro suono che sia degno di essere percepito se non il suo lamento....e se ha in uggia il mare, chi va al mare è un poveretto, che non sa cosa si perde ad andare al lago o in montagna quando il mare magnifico e pacifico, democratico e vivo, è li alla portata di tutti, mentre il lago è insipido e la montagna è fredda e ostile e ogni cosa è dispendiosa e arcana in montagna....e il pericolo sempre il agguato. 
se uno ha scarsa autostima è sempre in secondo piano. se ha una idea non la dice nemmeno e aver a che fare con lui è come aver a che fare con un pezzo di carta da parati, la stessa vitalità lo stesso spirito di iniziativa. d'alta parte se ha scarsa autostima ritiene di non poter mai portare a termine nulla e non si impegna in nulla perchè tanto non riuscirà e non la porterà mai a termine, e anzi se si impegnasse sai che delusione se non riuscisse? non si risolleverebbe piu...e ancora .... 
ecco forse io preferisco la scarsa autostima, anche se mi da fastidio, credo che uno possa guarire, credo che con la collaborazione di tutti una scarsa autostima sia come un avvallamento nel terreno...una buca che in spiaggia i bambini non hanno riempito. con l'aiuto di tutti si può colmare, e a poco a poco crescendo la scarsa a autostima possa crescere piano, come una pianta...annaffiata con la fiducia di chi circonda lo sfigato in questione....ma la troppa autostima brucia come benzina chi sta attorno....annienta devasta... i gusti degli altri sono degli sciocchi capricci, le inclinazioni degli altri sono vizi non puniti, incapacità dei genitori, gli amici degli altri sono dei poveri idioti e chi se li sceglie ancora più idiota e coglione.....e alla fine se la persona non è abbastanza forte, non ha abbastanza spirito di osservazione e distacco, o se ama chi ha troppa autostima come un figlio, alla fine la persona cresce con la convinzione di essere davvero un povero idiota, un coglione, un incapace....e come tale per sempre si comporterà....
forse alla fine arriverà una vittoria, anche piccola. forse una persona tratterà il coglioncello di turno come una persona capace e grande, e non più come un coglioncello, forse solo gli verrà bene una cosa lontano dal giudicante. allora si. allora il povero giudicante farà una fine così misera che tutto il suo passato di giudicante non gli basterà a colmare la vergogna di essere stato così miope e cattivo. 
il giudicante deve pregare che il coglioncello non ce la faccia mai, a vincere, perchè la sua iperautostima lo travolgerà con l'impeto di un uragano. e di lui non resterà più nulla. 
peccato.