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venerdì 1 novembre 2019

cura

 quando io andavo a danza ci insegnavano ad avere cura del nostro corpo a mettere L'alcool per rendere più dura la pelle a tagliare bene le unghie perché non incarnissero e se ci veniva qualche bubu le insegnati ci impedivano di fare allenamento finché il medico non dve a che potevano farlo .... adesso e il contrario! Quel che conta è la performance sul momento ... non il perdurare del risultato della salute della perfezione del gesto.... no! Quello che conta è il minuti e mezzo di esercizio perciò votaren cerotto antinfiammatorio color carne fasciatura tutori antidolorificimagnifici.... e la persona diventa cosa da usare ... perde di significato di importanza. E come potranno occuparsi di altri se non sanno occuparsi di loro stessi.... sono  una generazione veloce : tutto subito . Il sabato del villaggio non ha più alcun  senso!

domenica 29 settembre 2019

volevo......e invece....

volevo parlare della mia avventura con la ristrutturazione e la fregatura in cui sono incappata..... o del fatto che non vengono fatti gli scontrini nei bar.... o del mio amico che lotta tra la vita e la morte....o della sfiga che ci vede benissimo......o del fatto che le iatture che mandi non attaccano mai.....e invece oggi parlo del friday for future e del movimento che sta nascendo tra i giovani (cioè quelli come me e più giovani di me) per salvare il pianeta .... da noi uomini! 
 io lo dicevo che i "giovani d'oggi" faranno grandi cose...ho fiducia in loro: loro porranno fine a tutto sto casino che stiamo combinando, noi abbiamo perso il controllo di ciò che abbiamo innescato e come una valanga ora il nostro operato stolto e infame sta rotolando a valle trascinando con se' tutto ciò che incontra. e ci travolge. e loro solo loro sono in grado di vedere tutto questo. con occhi nuovi, pieni di entusiasmo di voglia di fare e di possibilità di fare, molto più di noi che siamo limitati dai nostri confini a cui siamo ormai abituati....noi parliamo di piemontesi e siciliani o toscani loro parlano di andare a vivere in australia come se fosse due piani sopra casa di mamma....noi siamo chiusi nei modi i lavorare vivere pensare cantare mangiare camminare sentire che conosciamo, loro  sono aperti a tutti gli strati della coscienza a tutte le forme di comunicazione....loro, con la loro paura tensione all' essere soli  loro saranno la nostra salvezza e ora sono la nostra speranza. loro si muovono verso una economia più pulita, quando ancora non sanno cosa vogliono fare "da grandi" sanno che vogliono essere migliori di noi e questo è GRANDE..... GRAAAAANDE! loro che ci obbligano a rinunciare ad abitudini sciocche deleterie e dannose che manteniamo perchè siamo vecchi perchè quando eravamo piccoli ci hanno negato cose e adesso come bambini capricciosi ce le riprendiamo e ancora e ancora e ancora....come bambini capricciosi e stupidi che non imparano mai. 
loro ci obbligano a cambiare. a non bere con la cannuccia a non comprare più le pere confezionate nei contenitori di plastica al supermercato, a non buttare l'organico nei sacchetti neri della spazzatura e a non comprare i multipack di cose.... che hanno un imballaggio in più. loro. loro sono la nostra coscienza il nostro futuro - certo - ma che guarda con sdegno e vergogna al proprio passato, cioè noi. noi che non siamo riusciti da soli a rinunciare. 
prendiamo esempio da loro: usciamo dalla nostra zona di comfort, solo così possiamo evolvere. venerdì erano migliaia i ragazzi che sfilavano per le piazze che ci investivano con il loro futuro. e noi? noi stiamo a guardare...gli facciamo le foto e li guardiamo sorridendo inebetiti..... vecchi ormai privi di intelletto. loro.  

se tutti smettessimo di acquistare i multipare di succhi di frutta (che per altro sono tutt'altro che salutari) pensate che continuerebbero a produrli? ebbene ve lo dico io: no NO! perchè un'azienda non produce cose che nessuno compra....nessuna azienda lo fa. 

se tutti smettessimo di acquistare la frutta confezionata, pensate che si continuerebbe a produrre ? NO ! guardiamo il confezionamento dei prodotti che acquistiamo: volete? analizziamo le tavolette di cioccolato: carta fuori e stagnola dentro: perchè? perchè non solo carta? perchè non solo stagnola? decidi, cavolo...! non tutto o uno o l'altro....e così le caramelle: perchè? e poi io mi chiedo ... le confezioni mutipacco quando ci son  le offerte: tre lattine al prezzo di due: perchè devono legare le lattine (alluminio con etichetta di carta) con un nastro di plastica? non possono semplicemente contare tre lattine e batterne due? ci sono software che operano un uomo da un continente all'altro, possibile che non si riesca a programmare una calcolatrice dicendo che se conta solo due prodotti li calcola tutti e due e se ne conta tre ne calcola due lo stesso e se ne conta quattro ne calcola tre e se ne conta cinque ne calcola quattro e se ne conta sei ne conta quattro lo stesso? eviteremmo un tale di plastica in più, da buttare...
parliamo ora delle vaschette di plastica....quelle con il coperchio che il più delle vote o non si chiude o se si chiude non si riesce più ad aprire. io capisco che se compri la ricotta o la stracciatella debbono metterle dentro un contenitore, ma perché non di biomais? perchè non cartoncino per alimenti quello dei piatti di carta? tanto li dentro ci sta una mezzora....a casa lo metti dentro una tazza e quel contenitore lo smaltisci in modo ecologico no? invece no e se compri  la mozzarella ti mettono un sacchetto con l'acqua e la mozzarella la vaschetta di plastica e un altro sacchetto esterno....perchè????? e al mercato perchè mettono un vegetale per ogni sacchetto di carta? tanto è di carta mi dicono è vero, ma vuol dire fare tutti dannati sacchetti di carta per ogni banana che un cristiano compra !
se vengo al mercato con il carrello della spesa perchè non puoi mettere tutto li, zucchine con mele, carote con arance con finocchi perchè? pensi che si possano contaminare? che alla fine arrivata a casa  io cucini una carota e senta che sa di zucchina perchè ci è stata vicina sulla via di casa? basta questo abuso di confezione, di separazione.... basta! capisco i mirtilli e l'uva .... capisco le cose delicate...le uova.... ma se io vengo li con il mio contenitore me lo puoi riempire invece che darmi le tue scatolette che ogni volta devo buttare via? 

mercoledì 18 settembre 2019

valori

le donne non hanno la responsabilità di educare gli uomini che hanno sposato. hanno la responsabilità di educare i propri figli, così  gli uomini, ma le donne non devono educare i propri uomini, mariti o compagni, che  arrivano a loro già educati. dalle loro mamme, dai loro papà...dal loro passato. il background culturale e etico e di valori e concetti come la dignità la lealtà la sincerità e il loro prezzo ...quelle cose ce l'hanno già dentro, dalla prima infanzia, dalla vita in famiglia dall'esempio di chi era con loro quando sono nati e hanno preso coscienza del mondo, delle relazioni tra le persone...non possono cambiarle, le donne. non devono. non devono volerlo. è una partita persa. e sperare -invano- di cambiare queste radici dell'essere, è fonte di indicibili sofferenze. è il sogno del principe azzurro. 
parlo delle donne che vogliono cambiare gli uomini perchè non ho mai sentito di un uomo che dica che vuole cambiare la sua compagna, ma credo che valga anche il discorso inverso....
nelle cose di etica non ci sono più insegnamenti, se non si sono respirate da bambino. se con l'esempio, nella vita quotidiana, i vostri genitori e la vostra famiglia puntava solo sul risultato, metteva le etichette griffate sui maglioni cinesi, giudicava i vostri amici e le persone che incontrava dicendo questo è un bel ragazzo! questa è una persona ricca! o quellonon vale nulla perché non possiede due auto.... (e non: quello sembra un bravo ragazzo, quella è una persona di fiducia, quello non vale nulla perché non si prende nessuna responsabilità)...se non portava mai a casa un problema di cui discutere, come se non ne avesse....quello che avete imparato nella vostra infanzia è che per essere OK bisogna essere ricchi, belli e non avere problemi.non essere coscienziosi, leali, responsabili, lavoratori, generosi, altruisti.....no. e qualunque cosa va bene pur raggiungere questi risultati.
ebbene. se quando andate a casa del vostro fidanzato o della vostra fidanzata e la prima cosa che dicono di voi è che siete bello/a e chiedono cosa fa vostro padre e si vantano delle cose che fanno loro, pensate a che valori questa persona potrà insegnare ai vostri figli. perché quelli sono i valori con cui ve lo/la portate a casa, valori di apparenza, superficialità opportunismo e menzogna. che voi non potrete cambiare, mai. perchè non è vostra responsabilità. e non siete la loro mamma. 

mercoledì 15 maggio 2019

il pesce sull'albero


sono andata alla mostra di Leonardo, che in questi giorni allieta il panorama culturale della mia bella Torino e riflettevo tornando a casa sul fatto molte sono le voci che si ergono difesa di quei geni assoluti del passato anche non tanto remoto che erano dislessici, disgrafici, discalculi ... dis qualcosa insomma. 

pur essendo geni hanno avuto una storia scolastica pessima, disseminata di incomprensioni e di fallimenti....oltre al caro Leo, l'esempio più citato è Einstein. la storia del pesce sull'albero("Un pesce sull'albero") no? ecco io mi sono trovata a chiedermi allora cosa avrebbero potuto fare delle menti così con gli ausili che ora ci sono e che corrono in aiuto delle persone che hanno questi DSA. che cosa avrebbe potuto partorire la mente immensa di Einstein se avesse avuto, oltre a quella suprema intelligenza, anche una storia di soddisfazione riconoscimento a livello scolastico? non riesco neppure ad immaginarlo..... ma mi sorge un sospetto atroce: non è che la genialità è stata sviluppata grazie all'assiduo studio, piu assiduo e piu studio dei compagni di scuola mediamente abili? non è che questa capacità di affrontare e risolvere i problemi sia magari nata grazie al bisogno di sopperire con strategie non convenzionali ai problemi quotidiani di un piccolo Albert che non voleva portare a casa l'ennesimo 3? che quei canali di pensiero così evoluti si siano sviluppati come canali di apprendimento alternativi alla quotidiana lotta con il dovere scolastico?  ma allora... allora quegli strumenti compensativi non avrebbero potuto produrre un genio iperassoluto, avrebbero fatto di lui un albert qualunque....soddisfatto, medio, sereno....quegli strumenti compensativi avrebbero ucciso la sua voglia di farcela scavando nuovi tunnel nella sua mente alla ricerca del filone della conoscenza....con l'arrivo dall'esterno della strategia di sopravvivenza....il principio per cui un tempo p er insegnarti a nuotare ti gettavano in mare/piscina, no? senza nulla. brutale... ma efficace. 

forse



ma quanti sono morti nel tentativo di imparare a nuotare, naufragati nella propria stessa paura, soffocati dall'acqua gelida delle lettere che si mescolano per dispetto sulla riga, dei segni distorti delle cose che spariscono .... della fatica immensa di capire cosa vogliono dire quei disegnino sul foglio che tutti chiamano lettere? quanti sono cresciuti convinti di essere "un po' stupidi" ? 


quanti ancora adesso mi dicono "non ero portato per lo studio" 

quanti hanno vissuto di frustrazioni vedendo che con un pomeriggio di studio tutti riuscivano bene o male a portare a casa la sufficienza e loro non riuscivano neppure ad andare a dormire con i compiti finiti....a pregare Dio che non li facesse "beccare" con il quaderno da completare...quanti? quanti hanno mollato  lasciandosi portare sotto dalla disperazione (non speranza) di farcela e avere al contempo una vita (normale)? 


ed ecco a cosa servono, dunque,  quegli strumenti compensativi! a sopravvivere. perchè di einstein, di leonardo, di steve jobs di stephen spielberg, di anthony hopkins, di tom cruise, di henry winkler di picasso di nikola

tesla ce n'è/ce n'è stato uno, ma chissà quanti avremmo potuto averne se gli altri non fossero stati sepolti dalle lettere e dai numeri imbizzarriti.












lunedì 13 maggio 2019

privi di SEO

i miei sono articoli privi di SEO

"È la stampa, bellezza!". La gran fregatura di dover essere sempre gnocche

A cura di Ilaria Maria Dondi

L'altra verità è che ognuna di noi si è sentita non una, ma mille volte, non abbastanza carina, perfetta, elegante, desiderabile, raffinata, etc. e fare leva su queste debolezze, spesso, funziona meglio di qualsiasi contenuto di qualità.
Come si spiega a una persona che lavorare per un femminile non significa passare le giornate a parlare di rossetti, trucchi di bellezza, scarpe e degli x modi per essere sempre impeccabili in ogni situazione?
E come si spiega al tuo editore che raccontare di donne oggi non significa più redarre i decaloghi per essere la fidanzata, mamma, amante perfetta e gnocchissima?
Lo si spiega! Non uno, non due, ma mille volte, con pazienza. E poi si ricomincia ancora da capo. Lo si spiega! E poi tocca pure spiegare che no, non sei tu né l’alieno idealista, né la femminista isterica convinta che le donne debbano essere raccontate e vogliano essere raccontate in un modo diverso, perché sono altro e sono molto di più: è proprio così.
Poi arriva il responsabile SEO, quella famigerata dottrina/ dittatura di zio Google per cui sai che, al netto della spinta social, l’articolo che hai scritto sarà indicizzato e, quindi, letto da qualcuno, solo se si posizionerà per una delle chiavi che la gente cerca sul web.
E quando arriva già sai perché fa gli occhi grandi, quasi come fosse lui a doverti chiedere scusa se le keyword sono del tenore di “come avere una pelle perfetta“, “come essere perfette a casa”, “come dimagrire in una settimana”, etc…
Tu le leggi, incassi, hai un attimo di depressione in cui ti sembra tutto inutile. Argomenti sul fatto che il punto sta proprio qui, nella necessità di fare cultura, nel riscoprire il ruolo educativo del giornalismo. Ma, giustamente, dall’altra parte ti vengono chiesti i numeri.
 […].
Recentemente la blogger e influencer Simona Melani di The Wardrobe ha commentato in alcune stories un infelice articolo uscito su **. Ma prima di fare partire crociate contro ** in cui, come Simona stessa ha sottolineato, lavorano giornaliste tutt’altro che frivole e capaci, proviamo a seguire un ragionamento.
Simona ha ragione:

    I giornali ci trasmettono questa pressione sociale di essere sempre belle, perfette e raffinate. Io ho il diritto di essere una merda a casa mia e anche fuori, se mi va, senza sentirmi in colpa per questo. Perché quello che traspare per una ragazza che legge certi titoli e certi articoli è il dovere di essere sempre bella di non mollare mai il colpo.

E più avanti

    Non può essere che nel 2019 ci siano ancora giornalisti e redazioni che scrivano cose del genere.

No, non può essere. Ha ragione lei anche quando dice che, articoli di questo tenore, che nulla hanno a che vedere con la libera scelta e il diritto di prendersi cura della propria persona e sentirsi bene, ricordino certi manuali degli anni Cinquanta.

    Nei manuali della moglie perfetta degli anni Cinquanta c’era scritto che la donna si doveva alzare mezz’ora prima del marito, truccarsi, togliersi i bigodini, pettinarsi, mettersi una camicia da notte sexy, ricoricarsi e, quando il marito si svegliava, si illudeva che la moglie fosse un angelo veniva dal cielo.
                      
Questa cosa comportava che le donne andavano a dormire truccate e, solo quando il marito si addormentava e russava, si alzavano, andavano in bagno, si struccavano, si facevano la maschera e si mettevano i bigodini e ogni giorno c’era questo loop. Perché bisognava sempre essere belle e raffinate, specialmente anche a casa.

Ma la realtà è quella che Simona Melani stessa racconta e, cioè, che con ogni probabilità un articolo di questo genere nasce dall’esigenza di conquistare un posto in quella famigerata “classifica” SEO su keyword in cui è facile cadere nello stereotipo.
Questo vale come scusante,? No. Ma la verità è che tutti i (giornali) femminili sono pieni di questa roba. Quindi, questo vuol dire che […]dobbiamo farcene una ragione? Neppure.
Significa semmai che è necessario parlarne, parlarne, parlarne ancora e non cedere alla tentazione di semplificare e accendere i roghi sotto alla testata o alla giornalista di turno.
Il rischio è troppo alto ed è quello che tutto il lavoro buono fatto da una testata  venga gettato a mare.[…]
L’altra verità è che ognuna di noi si è sentita non una, ma mille volte, non abbastanza carina, perfetta, elegante, desiderabile, raffinata, etc. e fare leva su queste debolezze, spesso, funziona meglio di qualsiasi contenuto di qualità.
Perché il nostro essere donne è imbevuto di quel perenne senso di inadeguatezza che non ci deriva da un’innata paranoia femminile, ma da un imprinting culturale per cui le bambine sono principesse graziose, educate, che devono stare composte, sorridere, non sciupare i bei vestitini di tulle; spesso redarguite o quanto meno colpevolizzate quando seguono i coetanei maschi in attività ben più divertenti tipo rotolarsi a terra o correre noncuranti delle ballerine bianche o rosa confetto che qualcuno si ostina a mettere loro e non per il tempo della foto perfetta in stile Instagram:


    Una signorina non fa queste cose!

Poi, per fortuna, si diventa grandi e si capisce che questa cosa è una follia ma, va da sé, l’educazione mica te la lavi via sotto la doccia: è più simile a un tatuaggio, che a un pennarello e quindi un po’ te la porti addosso.
E questa cultura quasi inconsapevolmente misogina a volte se la portano addosso anche alcune giornaliste, collaboratrici, stagiste, che poi magari sono le stesse che su Instagram perseguono l’obiettivo del feed perfetto e comunque mai all’altezza delle tante immagini di perfezione che scrolliamo e tappiamo ogni giorno.
[…] Ci vuole più impegno e più fantasia, bisogna uscire da vecchi ma per nulla rassicuranti schemi mentali: ma è tempo di parlare di donne in un modo davvero diverso e, comunque, anche lato professionale, è molto più appassionante.

Ilaria Maria Dondi

domenica 28 aprile 2019

Reviews

Ok offro le mie conoscenze di italiano a te, scrittore, per avere libri grammaticalmente e sintatticamente corretti! anche gratis! per me. 

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ilpunto@email.it

giovedì 4 ottobre 2018

Adolescemenza

"L’adolescenza dei figli è quel momento nella vita di un genitore in cui bisogna tenere stretto il ricordo dei bambini che sono stati – sorrisi sdentati e mani paffute – o essere visionari a sufficienza per scorgere la persona che diventeranno quando tutta quella nebbia sarà dissipata. Una tempesta che si attraversa in solitudine, ché nessuno racconta volentieri dell’angoscia che assale nel vedere la bambina sorridente ed estroversa precipitare in uno spleen adolescenziale fatto di silenzi e porte chiuse, o del senso di sconfitta che prende lo stomaco quando si scopre che il ragazzino giudizioso adesso spaccia sigarette elettroniche nascondendole nello zainetto di SuperMario." cit da Genitori Crescono, il sito che leggo ancora anche se ormai, con un figlio di 14 anni e mezzo e una di 16 anni, a volte non mi sento neppure piu tanto mamma....


giovedì 1 dicembre 2016

orfani

in questi giorni mi trovo a parlare con altri genitori o nonni affrontando il tema dei ragazzi e del loro stile di vita, di come sono cambiate le famiglie....di come è cambiata la scuola e la società. qualcuno dice che certe cose ci sono sempre state, per esempio che anche quando eravamo piccoli noi c'era chi andava in giro con i pantaloni strappati. o con le maglie con l'orlo sfatto, o con i capelli blu o fucsia. 
è vero, c'erano. andavano in giro per la città in gruppi, minimo due o tre, con scarpe che sembravano stivali militari, cattivi, conte borchie lucenti e le catene che tintinnavano a ogni passo. avevano pantaloni aderenti e neri  strappati come se fossero fuggiti da una lotta, e per un pelo si fossero salvati. avevano spesso due o tre maglie una sopra l'altra, a volte oversize, spesso con gli orli sfatti, avevo capelli mal messi, raccolti in modo arruffato, le ragazze, con fasce di recupero, elastici da cancelleria, nerissimi. a volte blu. avevano facce bianche, occhiaie marcate occhi pesantemente  truccati di nero, anche i ragazzi. ma loro lo facevano per un motivo loro erano il simbolo di una lotta, erano i sopravvissuti, erano quelli che lottavano per la loro libertà di esprimersi o per la libertà di esprimersi di qualcun altro. il loro pallore era il simbolo della prigionia i loro vestiti sdruciti il loro sembrare sempre sul punto di collassare per terra, tanto erano magri, emaciati sdruciti e forati da piercing vari, era l'emblema della loro guerra spesso interiore. io non mi sono mai sentita punk o dark, mi sono sempre sentita in imbarazzo nel mostrare le mie guerre al mondo, ma li capivo, capivo la loro lotta la loro guerra anche per me e a volte li invidiavo per il coraggio con cui sbandieravano al mondo degli anni '80 il loro combattere. 
adesso non è più così, i giovani-e i meno giovani, con conseguenze immaginabili- questi simboli sono significanti vuoti, come le conchiglie morte sulla spiaggia.
alcuni dicono che è più giusto così, che i genitori di una volta erano troppo padroni, incutevano un timore così reverenziale che spesso i figli non osavano fare le cose più banali alla luce del sole, e le facevano di nascosto, non osavano esprimere i loro sentimenti e bisogna e si è dato origine a una generazione di depressi, costretti a fare il lavoro del padre per il non coraggio di esprimere la propria inclinazione, costretti a sposarsi con donne o uomini che non amavano, ammettendo e accettando un tradimento continuo se non con il corpo di certo con il cuore, lontano distante con altri, o con nessuno, ma certo con il sposo o la sposa imposti. 
così ora i genitori sono allo stesso livello dei figli. gli adulti sono allo stesso livello dei bambini. e i bambini sono all o stesso livello degli adulti. i ragazzi in aula si sentono in diritto di dare del tu agli insegnanti, di parlare loro come tra amici, infrangendo con un monosillabo l'autorità della maestra, del professore. si sentono autorizzati a cantare, a parlare in aula come fossero a casa, infischiandosene se l'insegnante spiega, senza cercare di nasconderlo, senza percepirlo come un errore, ridendo se l'insegnante interroga e li trova impreparati. perchè? non è per la scuola, credo, forse sono le famiglie... queste famiglie ormai deresponsabilizzate, prive del piacere di prendere delle decisioni, di sbagliare anche, ma tutto con le proprie forze. 
ormai lo sappiamo i giovani non lasciano le famiglie di origine prima dei 30 anni. se si sono laureati, prima di riuscire a pagare la casa in cui vivere con i soldi guadagnati con il proprio lavoro, dovranno aspettare in media dai 5 ai 7 anni (parlo delle rate di un mutuo eh....). e nel frattempo? hanno comunque voglia di crearsi una famiglia propria, di lasciare il nido paterno. perciò si trovano giovani sposi sotto l'egida di mamma e papà ancora per molto tempo, dipendenti da loro, dal loro denaro, e quindi moralmente e effettivamente non autonomi. fanno dei figli, affidandoli ai propri genitori perchè oramai il nido non lo paghi, se non si lavora in due....e poi lasciare il lavoro è una decisione troppo difficile da prendere, e non allenati a prenderle non la prendono neppure in considerazione. e così ecco i figli, al cospetto dei loro nonni, di fronte ai quali i loro stessi genitori hanno il medesimo  atteggiamento di dipendenza morale. il ruolo dei figli e quello dei genitori si sta livellando, come possono i figli capire che devono rispettare gli adulti ? come possono capire che se in aula per qualche arcano motivo che io non capisco e non condivido hanno il cellulare in tasca non possono usarlo per farsi le foto durante le lezioni o per vedere i film degli youtubers, ma devono tenerlo spento e nascosto? e non è neppure che anche i professori devono farlo, non lo è, perchè i professori sono gli adulti e loro sono SOLO dei ragazzini. gli adulti dovrebbero OVVIAMENTE avere la decenza di non comportarsi in modo maleducato e di tenere ben presente il loro ruolo di educatore, ma i ragazzi devono sapere che gli adulti possono avere il cellulare ma loro NO!
perche poi in fondo è solo questione di essere o non essere educati....e l'educazione, la BUONA educazione non è altro che rispetto per la persona e per il suo ruolo. 
certo gli adulti di oggi sono più bambini dei ragazzi. conosco persone che fanno decidere ai figli cosa mangiare la sera o se andare al ristorante o no, o l'ora in cui coricarsi....a volte arrivano al mattino stravolti perchè il figlio voleva vedere un film e a mezzanotte hanno "dovuto" accendere il dvd di qualche cartone animato......
è giusto che un bambino di 3 anni abbia la responsabilità di queste decisioni? certo a noi sembrano piccole cose, ma per loro non sono pesi enormi? secondo me si. decidere se tutta la famiglia esce o no....decidere se tutta la famiglia va o no alla manifestazione.... alla prima lo fa sentire libero, forte, ma poi? non lo fa sentire solo? non lo fa sentire fragile, non protetto, orfano? 
e i genitori? certo la responsabilità di educare un figlio è enorme e il suo peso si sente sempre ogni ora del giorno e della notte, ma è giusto scaricarla sulle spalle di un bambino? secondo me no. 
secondo me i genitori devono prendere su di se il peso di questa responsabilità, guardarla bene negli occhi, vederne la bellezza profonda e terribile, e poi farsene carico, trasportandola pian piano giorno dopo giorno e vivendo accanto ai propri figli non come amico ma come MAMMA, come PAPA'. che sono GIUSTAMENTE  ben diversi ruoli, ben definiti e lontani. i genitori sono il paracarro contro cui il figlio picchia, sbandando nelle prima curve a gomito della vita, paracarro che salva loro la vita. i genitori non possono essere gli amici che sono seduti accanto a loro. perchè il loro compito è stare fuori a contenerli, a smorzare le loro esplosioni. e non è un compito bellissimo questo? perchè delegarlo ad altri, perchè rinunciare, per la voglia di sentirsi ancora liberi. non è più bello prendere una decisione e sbagliare che non decidere affatto e vivere come Miguel* una vita che non si scrive? 

*"il libro della vita" un film che consiglio con tutto il cuore

martedì 18 marzo 2014

Lealtà?

per me la lealtà è davvero non tradire. non tradire gli altri, e soprattutto non tradire se stessi. ma per non tradire se stessi bisogna conoscersi, così come per non tradire gli altri bisogna conoscere il prossimo.  spesso il prossimo non vuol farsi conoscere, o noi non siamo in grado di conoscerlo, perché lontani distanti diversi ….. per causa sua (del prossimo) o per causa nostra, delle nostre chiusure dei nostri limiti. è un processo, un cammino….
l'arduo cammino parte del se', indubbiamente, dobbiamo guardarci, osservarci…..dobbiamo volgere lo sguardo su chi siamo senza paragoni. non dobbiamo pensare di dover essere in confronto con altri, dobbiamo riconoscere cosa e chi siamo in senso assoluto, tra due lineette, ne' più ne' meno. dobbiamo accettare cosa siamo, dobbiamo fare un progetto su di noi, un percorso di vita, di cambiamento forse di evoluzione certo….è nostro dovere migliorarci, considero deplorevole affidare a qualcosa al di fuori di noi il compito di farci cambiare….di farci crescere….è nostro dovere occuparci di noi. come possiamo saperci occupare degli altri, fossero anche solo i nostri figli, se non sappiamo come occuparci di noi stessi? (per questo non accetto i sacrifici assoluti quello spirito di autocastrazione di origine arcaica che soffoca i bisogni personali per soddisfare i bisogni altrui….)
ma siamo esseri sociali, e dobbiamo aprirci agli altri. io sono convinta che se si credesse un po' di più si avesse un po' più di fiducia negli altri, tutti insieme si creerebbe un posto migliore in cui stare. ma non ci fidiamo, abbiamo paura….e siamo sordi e ciechi nei confronti degli altri...allora? non si è leali e si fa prima. si accetta solo il proprio punto di vista, e tutto il resto è negativo! e' questo ciò che avviene in genere….ecco, non è così che si è leali verso se stessi, e neppure verso gli altri. bisgona conoscere e per conoscere capire e per capire aprirsi e per aprirsi conoscersi per riconoscersi in quel che si comprende e non mischiarsi, sapersi estrapolare…. 
per aprirci al prossimo un buon esercizio è di tipo teatrale. l'immedesimazione….bisogna interpretare l'altro, cercare di vivere la sua situazione, comprenderlo nelle sue affermazioni e azioni, capire da dove vengono il motivo che le hanno scaturite….è un esercizio difficile ma antico come la saggezza degli indiani d'America che con il sapere delle polverose terre del west dicevano che "per POTER giudicare una scelta di un uomo devi camminare per un mese nei suoi mocassini". e per passare da una citazione etnico aulica ad una pop(-olare) direi che è necessario, prima di giudicare, pensare (f.moro docet)!  e occhio che giudicare non vuol dire solo "esprimere" quel giudizio. possiamo anche solo pensarlo senza mai esprimerlo, ma ci condiziona comunque….ce ne accorgiamo subito anche da soli! il giudizio è ciò che io chiamo ETICHETTA, che resta addosso alla persona a cui l'hai affibbiata e alla fine non vediamo la persona ma leggiamo l'etichetta. noi dobbiamo togliere le etichette, e cercare il bene. sono certa che in ogni uomo (e donna) ci sia il bene. e sono certa perché lo vedo ogni giorno, che chi conosce il bene cerca il bene e trova il bene, e chi conosce il male e l'invidia e la vendetta trova il male e null'altro. perché vediamo ciò che conosciamo. non ci credete? andate in un bosco con i vostri figli o mariti o mogli o amici…., guardate gli alberi che vi circondano….poi tornate a casa e parlate di ciò che avete visto con loro. ciascuno racconterà cose diverse…in un bosco in cui sono stata con la mia famiglia io ho visto delle querce qualche ippocastano molte betulle molte primule e violette della malva fughi a profusione achillea menta e timo e arniche fiorite e calendole e muschi e licheni di tre colori, il fagiolo selvatico e le edere l'alchemilla i girasoli la ruta…..mio figlio ha visto le margherite e i grilli qualche processionaria uno scarabeo le vespe e le api tanti bruchi alcuni verdi e alcuni gialli , una quantità innumerevole di farfalle in genere a coppie….e degli scoiattoli. mia figlia ha visto erba profumata e arbusti secchi e due torrenti, more e fragoline saporitissime qualche lampone selvatico e delle meline brutte ma buone. mio marito avrà visto nuvole di ogni forma e colore, montagne innevate, cascate e rocce dalle forme strane, che fanno ombre particolari con il sottobosco e persone che lo invidiano e che cercano di fregarlo in ogni modo. eppure siamo stati insieme, nello stesso bosco, nello stesso momento. 

venerdì 5 luglio 2013

per quanto


per quanto presto io mi alzi, ci sarà sempre qualcuno che si alzerà poco dopo e calpesterà il pavimento lavato di fresco, poi se ne tornerà a dormire per poi ritornare a calpestare dove ho ripassato prima di uscire

giovedì 13 giugno 2013

evoluzione: un promemoria

LiVELLO 00 (homer simpson)
1) non pulire e se ti dicono che è sporco dì che non hai visto 
2) lascia bagnato: asciugherà
3) la stanza è anche tua: il disordine è una condizione che non ti disturba, se disturba qualcuno quel qualcuno riordinerà
4) esiste il sacco della spazzatura indifferenziata, no? ecco... usa quello! 
5) fai tutto da solo, e cuoci nel tuo brodo
6) riposati
7) pretendi
8) calpesta le cose in disordine, lascia sporco e non ti curare, soprattutto di quel che non hai fatto tu
9) metti le cose a casaccio, e quando tirerai fuori un kimono rosa e un asciugamano marrone cacchetta.....
10) nascondi i guai, butta i cocci di nascosto delle cose rotte, tanto chi vive con te è ottuso e non si accorgerà di nulla. 
11)  se fai un guaio incazzati con gli altri: una bella scenata hollywoodiana distoglierà l'attenzione dalla tua goffaggine (sempre perchè chi ti circonda è tordo e dopo pochi secondi si dimentica l'argomento della discussione, come insettosauro con i flash di luce intermittente)
12) butta le cose rotte o vecchie
13) mangia porcate
14) dai il cattivo esempio, tanto chissene? devi pensare solo a te, gli altri non contano niente

LIVELLO 0 (il servo della gleba)
1) pulisci quello che altri hanno sporcato
2) asciuga (anche dopo un sacco di tempo) quello che altri hanno bagnato
3) rimetti la stanza in cui entri come vorresti trovarla al tuo ritorno
4) cerca nel sacco del rudo la spazzatura indifferenziata e differenziala (bleah)
5) dispera di trovare aiuto
6) non ti riposare 
7)  
8) cerca le cose lasciate in giro da te e dagli altri e nascoste e riordina
9) prima di chiudere i sacchi e il cestello della lavatrice controlla che nessuno abbia messo plastica nell'umido, calzini blu nel bianco, maglioncini di lana nelle tovaglie, limoni ammuffiti nella carta....
10) cerca ovunque tracce di possibili guai che possono degenerare con il tempo come biscotti lanciati lasciati ad ammuffire sotto la cucina, ecc....
11) sbrigati
12) prendi le cose rotte o vecchie buttate e cerca di ripararle se non è troppo tardi
13) prepara pietanze che altri butteranno
14) voce di uno che grida nel deserto: lotta contro il cattivo esempio, anche se le parole resteranno solo parole e saranno sempre i gesti che conteranno

LIVELLO 1 (l'homo sapiens sapiens sapiens = i nostri figli?)
1) pulisci quello che hai sporcato 
2) asciuga quello che hai bagnato
3) lascia la stanza in cui sei entrato come o addirittura meglio di come l'hai trovata
4) separa la spazzatura SEMPRE e il più possibile
5) chiedi aiuto
6) non ti risparmiare
7) usa prego/grazie/per favore 
8) non far finta di non vedere le cose da fare e non lasciare che un altro faccia quello che avresti dovuto fare tu.
9) non mettere nella lavatrice le cose da lavare MA NEL CESTO DELLA ROBA SPORCA
10) se fai un guaio dillo subito
11) fai le cose con calma
12) cerca di mantenere intatte le cose vecchie, avendone costantemente cura
13) abbi cura di te stesso, del tuo corpo dentro e fuori: lavati mangia bene osservati vestiti con riguardo sii attento ai tuoi bisogni
14) cerca di aderire al modello di persona etica che c'è dentro di te

LIVELLO 2 (la guida)
1) pulisci quello che trovi sporco (chiunque abbia sporcato)
2) asciuga quello che trovi bagnato (chiunque abbia bagnato)
3) lascia la stanza in cui sei entrato  meglio di come l'hai trovata, come un silenzioso angelo segreto
4) separa la spazzatura SEMPRE e il più possibile
5) offri aiuto
6) non ti risparmiare
7) usa prego/grazie/per favore ma soprattuto grazie
8) fai il tuo dovere a scuola al lavoro a casa senza scorciatoie 
9) separa i colori, le spazzature, le posate, perchè altre persone potrebbero mettere in ordine queste cose, e si troveranno agevolati grazie a te 
10) aiuta a riparare ai guai
11) fai la cose con calma
12) ripara le cose rotte, abbi cura delle cose vecchie non sprecare mai
13) mangia cose sane, semplici, senza elaborazioni. cose base 
14) dai il buon esempio, pensa che Qualcuno ti guarda e deve sentirsi orgoglioso di te

sabato 5 gennaio 2013

mammeVIP+impronte


leggo e sento di mamme che temono di rovinare per sempre i loro figli con qualche loro atteggiamento o azione.....leggo di mamme che se il figlio a 6 mesi non perde il dentino si sentono svilite, castrate. e che vogliono essere le migliori, che vogliono essere perfette, dare il meglio possibile sulla terra......sento di mamme che sono loro non i bimbi i protagonisti della storia, sento di mamme che non hanno ancora fatto la "rivoluzione copernicana": ancora non si sono messe in secondo piano, che sono ancora primedonne. ma con i bimbi è inutile, sono bimbi. sono piccoli imperfetti e passibili di errore.....TANTO QUANTO LE MAMME....perchè tutti, bimbi e mamme sono esseri umani! tutti dobbiamo crescere, tanto loro, quanto noi. loro imparano da noi ad essere figli, noi impariamo da loro ad essere genitori. bisogna avere una buona (enorme) dose di umiltà. è che si fa fatica. poi provare a pensare che noi mamme possiamo solo aiutarli, i nostri figli, e NON plasmarli, e che li dobbiamo conoscere per come sono, non per come vorremmo che fossero. dobbiamo a metterci in secondo piano ad osservarli, senza volerli modificare. non sentirci delle merdine se non sappiamo creare figli ad hoc per i nostri bisogni, per i nostri impegni, per le nostre facciate da mantenere.

poi c'è un discorso strano che non capisco, legato a questo: il  "la mia mamma era così, perciò io sono così". punto.  consequenzialmente inamovibile. ecco... io ho un monte di dubbi su questo rapporto di causa effetto intoccabile, ed è la mia dignità di essere ancora vivo che me lo instilla: la persona-figlio ha un ruolo o conta solo l'imprinting dei genitori? perchè io mi sono sempre detta (durante le mie elucubrazioni di aliena attorno ai 14 anni) che si, mia mamma aveva agito in un modo che magari non mi sembrava congruo alla situazione, ma che poi io avevo elaborato questa azione in modo negativo e che certamente lei aveva agito nei miei confronti (in modo per me negativo) pensando di fare "il mio bene".... che è vero che ciascuno di noi ha avuto dei genitori che hanno fatto cose anche non buone con noi, ma noi a nostra volta abbiamo ricevuto le informazioni date e le abbiamo elaborate a modo nostro (magari negativo) per qualcosa di nostro e non di loro....non sto parlando di cose eclatanti eh...ma di piccole cose che hanno segnato le nostre vite... credo di non essere riuscita a esprimere chiaramente il mio pensiero perciò ecco un esempio: io ricordo che la mia mamma stava sempre con mia sorella, lei era (ai suoi occhi) debole e fragile, mentre ai miei era forte e capace perchè con il pianto otteneva tutto quello c he voleva, primo fra tutto l'attenzione e la compagnia di mia mamma, ovviamente. da piccola ho sofferto per questo comportamento di mia mamma ma ovviamente non credo che mia mamma abbia agito così per dare di più a lei e meno a me, mia mamma vedeva che mia sorella era in lacrime e la consolava. questo mi ha fatto male è vero, ma mi ha resa più forte e anche più critica, più autonoma e anche più coraggiosa perchè se mia sorella piangeva e mia mamma le chiedeva vuoi questo vuoi quello, e lei faceva solo sisi con la testa, e io ero "costretta" a esprimere come una richiesta quello che desideravo e questo pare una cavolata, lo vedo, ma non lo è. per contro io sono molto più timida e restia ad esprimere i miei bisogni, magari proprio perchè sono stata sempre abituata che tanto passavano dopo, i miei bisogni, e tendo  a metterli in secondo piano. ora questa elaborazione mi ha permesso di capire che certo è importante quello che io do, ma è altrettanto importante la reazione del ricevente. o no? 

ribaltando la cosa e per tornare ai piccoli, io credo che se un bimbo urla, dipende anche dalla mamma percepire questo urlo come un disagio insormontabile o un piccolo insetto spiacciccato sul parabrezza della sua vita! e non solo, dipende anche dal momento della vita o della giornata della mamma in cui questo urlo si esprime....ho vissuto momenti di puro sclero (con fiumi di pianti e anoressia e insonnia) per delle emerite minchiate (lo so adesso, guardandomi indietro) e ho vissuto momenti di estrema lucidità di fronte a situazioni in cui una uscita di testa ci stava. che a volte poi, avere a che fare con il proprio figlio è già complicato: io ricordo che la mia amica Ela che aveva una figlia di un mese più grande della mia aveva un potere (per me occulto) di far addormentare la mia, mentre io avevo il potere (per lei sciamanico) di far calmare la sua in un baleno, con un canto a labbra chiuse e basta, che io sono pure stonata e lei non si tratteneva certo dal ricordarmelo!!!


ecco, ora non ricordo perchè io abbia scritto tutto questa riflessione, forse l'ho scritta solo per ricordare che i bimbi sono persone. come le mamme. 

venerdì 16 novembre 2012

casa mia casa tua

VIVERE IN CASA NOSTRA livello 1
che la mia casa non sia solo mia, ma  anche degli altri membri della famiglia, è lapalissiano, no? che la abitano la vivono e spero la amano. e invece no. ché ogni sera o ogni mattina mi trovo a fare i lavori non miei. lavori normali eh, mica cose.... pulire principalmente, poi riordinare le cose più disparate: dalle posate in lavastoviglie alla biancheria da lavare nel cesto o nella macchina, alle sedie attorno al tavolo, alle ciabatte lasciate ovunque, al bidoncino dell'indifferenziato che è inteso come "non ho voglia di differenziare" invece che "non ulteriormente differenziabile" (e io a frugare nella spazzatura.....) ora...sono 15 anni che cerco di passare il testimone agli altri membri dell'organizzazione-famiglia per le incombenze della gestione della "casa come oggetto", della sua manutenzione ordinaria. perché? per avere ripartire equamente le esternalità positive (come sono in effetti: casa pulita cose che si cercano e si trovano, assenza di scarafaggi, stoviglie che si tirano fuori pulite dagli armadietti, lenzuola fresche di bucato, assenza di formiche e scarafaggi, ma anche di macchie sui muri, crepe, prese staccate vetri taglienti avanzi di cose indistinguibili attacccati dietro ai vassoi o alle tovagliette della colazione, DIETRO, biancheria non tutta dello stesso colore bejolino x per bianco/colore mischiato indistintamente in lavatrice.....) ma anche quelle negative che consistono nell'onere di fare questi lavori. ecco..non ci riesco. non ci sono mai riuscita. molti mi dicono che gli altri membri del team famiglia (team?) non sono incentivati a svolgere questi compiti perchè li svolgo io. vedono che non facendo, ci sono io che comunque faccio. allora non fanno. si sentono autorizzati.MA    io rifiuto questa linea di pensiero. LA RIFIUTO! IO HO DIGNITA PER DESIDERARE CHE A CASA ANCHE MIA LE COSE SIANO ORDINATE E PULITE. e allora lo faccio. se loro vogliono viver come bruti io devo fare altrettanto? perché? perchè deve valere di più la loro volontà della mia? perchè deve essere più giusto sporcare  e non pulire che sporcare e pulire? perchè deve essere giusto lasciare le spazzature mischiate più che differenziare? NO! mi spiace ma non sono io che sbaglio, e di questo sono certa, e -posso dirlo?-vado anche fiera! OH là! quando non ce la farò più li pregherò di accomodarsi altrove, per insufficienza di energia, e la storia finirà li. 
e pensare che basterebbe poco. basterebbe che ciascuno facesse quello che deve fare, senza farsi sconti, ma pensando agli altri noi che gli stanno attorno, che siamo mamma, o sorella o marito o fratello o papà, non estranei (e poi anche se fosse...). eppure io credo che l'amore sia accudimento e questo E' accudimento. il menefreghismo NO.

mercoledì 14 marzo 2012

parlare ai matti

mi stupisce ogni volta la reazione di coloro che penso siano come me ma non lo sono mai.
mi stupisce che vivano serenamente con dentro il tarlo dell'avidità che li divora, come se il LORO fosse il modo GIUSTO l'unico, di vivere. ma come fanno????? sono alieni, non ci sono altre spiegazioni. io sarei arsa dal rimorso, dai dubbi, la tristezza di sapere che sto depredando una povera donna anziana e soprattutto un uomo che ha fatto tanto, ha dato tanto, e ora non ricorda neppure più come si chiama....mi farebbe un male fisico, un dolore vivo, perenne imperituro....e invece lor stanno su questa terra tronfi e sereni gonfi di se'....mostrandosi al mondo come fulgidi esempi. come si riesce a vivere con questa dualità in se'? come si fa? ma no. io non voglio saperlo. come capire vorrebbe dire accettare, così sapere vorrebbe dire imparare, essere interessati, forse provare? no, non voglio neppure sapere come si faccia, come si possa sopportare con quale giro di pensiero si riesce a zittire la coscienza, l'Io piccolo, il piccolo Gesù che ciascuno di noi ha dentro. ma non riesco a provare pena per loro. non riesco a perdonare. come diceva la mia amica yamina, è troppo. io sono tutta qui, 45 kili di niente. non c'è posto per loro in me.

lunedì 26 aprile 2010

credo


... anche se tutti fossero disonesti, io voglio e scelgo di essere onesto; anche se tutti sono furbi, io voglio essere corretto; anche se tutti sono ladri, io voglio essere libero da ogni sete di possesso...

lunedì 18 gennaio 2010

RAI

mi è arrivato il bollettino per pagare il canone RAI. io non lo voglio pagare. non l'ho mai voluto pagare, ma ora mi sembra legittima la mia volontà di non pagarlo, poiché io NON USO LA TV. io non ho l'uso della televisione, come lo intende la RAI: io la TV la accendo solo per guardare i film che affitto o compro o che mi prestano gli amici. non ho il decoder, e qui in piemonte, vuol dire che se accendi la tv e non ci metti un DVD non appare niente sullo schermo. NIENTE.

ho scritto una lettera, per dire tutte queste cose a chi mi mandava gentilmente il bollettino per "il rinnovo annuale dell'abbonamento" ma temo che sarà dura convincerli.

ora mi chiedo: è giusto tutto ciò? non l'abbonamento, che non lo è mai stato, ma è giusto non guardare la tv? è giusto non sapere che pubblicità ci sono su rai 2? è giusto non guardare la prova del cuoco? è giusto essere FUORI dalle notizie. non la cronaca, quella te la cerchi e ne trovi a bizzeffe nell'internet, ma proprio la banale supina corrente di "cose" mediatiche che ci investe, anzi, che VI investe quotidianamente...è giusto chiamarsene fuori e vivere così?

giovedì 20 novembre 2008

odio

c'è una cosa che più di tutte mi fa andar fuori di me dalla rabbia. che mi fa parlare per anacoluti. che mi fa rodere che devo mettermi il bite. e sono i sottintesi. I SOTTINTESI. non le domande retoriche, proprio le cose non dette che però per qualche miracolo tu devi capire. per INTUIZIONE TRASCENDENTALE sono nel discorso e sta a te scoprirle e intenderle anche dal verso giusto. ché è colpa tua se non li capisci bene, i sottintesi. 
io li odio. io odio che mi venga detta una cosa, per dirmi qualcos'altro. 
IO PRETENDO che le persone che vogliono parlare con me MI PARLINO, non alludano non occhieggino non insinuino non accennino. 
io lo odio questo modo di fare subdolo strisciante limaccioso e poco pulito.  
odio che mi dicano parole vuote per suggerire un altro discorso, un altro argomento, un altra frase.
son persone senza coraggio, sono piccoli, son senza autostima, lo so, dovrei averne pena e forse avvicinarmi a loro invece che allontanarmi, per aiutarle ad avere il coraggio delle loro idee, dei loro pensieri, almeno di fronte a me, che non sono proprio nessuno, che sto tutta in una mano.... invece li allontano, e mi infastidiscono e non provo nient'altro che stanchezza di fronte a queste persone piccole e codarde. 
io odio.

PARLATEMI COME SE NON POTESSI CAPIRE, COME SE FOSSI UN BAMBINO, PARLATEMI DAVVERO!