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domenica 17 maggio 2020

porta

l'azione è la mia "porta":  di fronte ad una situazione complicata da vivere, io mi rifugio nel fare.  

per uscire dall'impasse terrifica di questo periodo, scelgo di non pensare, di non lasciarmi cogliere dall'emotività ma pianifico ogni azione, consapevole che ogni cosa io faccia è l'occasione per nutrire il mio spirito. 
se guardo un film se leggo un libro se sto al sole a godermi l'estate...




ho paura? 

  1. pratico yoga per rilassare lo stress e fare un tuffo profondo dentro di me. non uso la musica per un vero vinyasa con il mio respiro, mi spingo oltre i miei confini. 
  2. mi stendo al sole per fare il pieno di energia positiva, di luce che schiarisca i miei pensieri e le mie azioni
  3. ascolto la messa per riallineare i miei pensieri verso il meglio di me, mirare al centro dell'etica e della morale, alla fonte dell'umiltà e dell'umano. 
  4. mangio qualcosa di tiepido e morbido per coccolarmi e gratificare la voglia di affetto che ancora urla nel mio cuore.
  5. ascolto film in francese o in inglese  per aumentare la mia professionalità
  6. coccolo il mio gatto per trarre giovamento del suo ronfare sincrono e dare benessere alla sua piccola anima in cammino.
  7. riparo qualcosa per dare valore a ciò che mi circonda, al tempo che passa, agli acciacchi della vita che lasciano segni e da essi dobbiamo imparare, e dare una casa di valore alla mia anima

ogni momento scelgo con cura le mie azioni per nutrire la mia anima.


mercoledì 6 novembre 2019

n-

la ricerca dimostra che all'interno del cervello gli stimoli negativi sono percepiti più velocemente rispetto agli stimoli positivi. inoltre la nostra mente -per sua natura- tenda riproporci con maggiore frequenza i pensieri che alimentiamo piu frequentemente. chi si lamenta spesso lo fa perchè pensa e ripensa agli aspetti negativi della propria vita. aspetti negativi che sono comuni a tutte le vite, in verità, ma che chi si lamenta spesso vede maggiormente accaniti, ampliati, imponenti rispetto quelli delle vite degli altri, perchè manca di senso della prospettiva (ma di questo parleremo piu avanti). piu chi si lamenta pensa ai sui aspetti negativi (n-) piu questi n- gli tornano in mente. piu gli tornano in mente e piu ne vede, perchè come sappiamo noi vediamo cosa conosciamo (anche di questo riparleremo, o forse ne abbiamo già parlato). per questo motivo chi si lamenta è perseguitato dalla percezione negativa della vita. inoltre l'atteggiamento di chi vede negatività ad ogni angolo è giustamente di sospetto, di tensione, per essere preparato ad affrontare ogni nuova negatività senza farsi travolgere.... questo genera un fortissimo stress a livello neuronale comportando un forte lavorio continuo di stimolo coping rilassamento stimolo coping adattamento e così via, che porta ad una stanchezza e invecchiamento veloce della nostra capacità di modificare i nostri sistemi di percezione definiti. li sclerotizza. e ovviamente, per risparmio di energia, fa riaffiorare proprio i pensieri n-. quelli piu conosciuti, quelli piu famigliari....quelli che riconosciamo....

anche ascoltare le lamentele altrui porta a un effetto deteriore di questo genere....

spezziamo la catena!

mercoledì 18 settembre 2019

Parole amare

E che quando mi affaccio al foglio bianco mi sembra una voragine che mi inghiotte ! Dopo le parole scritte compulsivamente per tutti quegli anni e rilette e riscritte e cambiate e vissute ora , niente, le cose mi vengono in mente e già le ho scordate e non ho tempo di cercarle di nuovo più in là nel giorno e alla fine il tempo che non avevo non lo recupero più.
Perciò ho pensato che forse... per scrivere bisogna andare piano lasciare che la calma scenda sulle emozioni e sulle prove e sulle ansie e i coraggi, che le faccia sudare,far fare L acqua come alle melanzane . Poi , solo dopo ,diventano buone  da scrivere . Prima no .
Sono amare, prima. 

lunedì 13 maggio 2019

privi di SEO

i miei sono articoli privi di SEO

"È la stampa, bellezza!". La gran fregatura di dover essere sempre gnocche

A cura di Ilaria Maria Dondi

L'altra verità è che ognuna di noi si è sentita non una, ma mille volte, non abbastanza carina, perfetta, elegante, desiderabile, raffinata, etc. e fare leva su queste debolezze, spesso, funziona meglio di qualsiasi contenuto di qualità.
Come si spiega a una persona che lavorare per un femminile non significa passare le giornate a parlare di rossetti, trucchi di bellezza, scarpe e degli x modi per essere sempre impeccabili in ogni situazione?
E come si spiega al tuo editore che raccontare di donne oggi non significa più redarre i decaloghi per essere la fidanzata, mamma, amante perfetta e gnocchissima?
Lo si spiega! Non uno, non due, ma mille volte, con pazienza. E poi si ricomincia ancora da capo. Lo si spiega! E poi tocca pure spiegare che no, non sei tu né l’alieno idealista, né la femminista isterica convinta che le donne debbano essere raccontate e vogliano essere raccontate in un modo diverso, perché sono altro e sono molto di più: è proprio così.
Poi arriva il responsabile SEO, quella famigerata dottrina/ dittatura di zio Google per cui sai che, al netto della spinta social, l’articolo che hai scritto sarà indicizzato e, quindi, letto da qualcuno, solo se si posizionerà per una delle chiavi che la gente cerca sul web.
E quando arriva già sai perché fa gli occhi grandi, quasi come fosse lui a doverti chiedere scusa se le keyword sono del tenore di “come avere una pelle perfetta“, “come essere perfette a casa”, “come dimagrire in una settimana”, etc…
Tu le leggi, incassi, hai un attimo di depressione in cui ti sembra tutto inutile. Argomenti sul fatto che il punto sta proprio qui, nella necessità di fare cultura, nel riscoprire il ruolo educativo del giornalismo. Ma, giustamente, dall’altra parte ti vengono chiesti i numeri.
 […].
Recentemente la blogger e influencer Simona Melani di The Wardrobe ha commentato in alcune stories un infelice articolo uscito su **. Ma prima di fare partire crociate contro ** in cui, come Simona stessa ha sottolineato, lavorano giornaliste tutt’altro che frivole e capaci, proviamo a seguire un ragionamento.
Simona ha ragione:

    I giornali ci trasmettono questa pressione sociale di essere sempre belle, perfette e raffinate. Io ho il diritto di essere una merda a casa mia e anche fuori, se mi va, senza sentirmi in colpa per questo. Perché quello che traspare per una ragazza che legge certi titoli e certi articoli è il dovere di essere sempre bella di non mollare mai il colpo.

E più avanti

    Non può essere che nel 2019 ci siano ancora giornalisti e redazioni che scrivano cose del genere.

No, non può essere. Ha ragione lei anche quando dice che, articoli di questo tenore, che nulla hanno a che vedere con la libera scelta e il diritto di prendersi cura della propria persona e sentirsi bene, ricordino certi manuali degli anni Cinquanta.

    Nei manuali della moglie perfetta degli anni Cinquanta c’era scritto che la donna si doveva alzare mezz’ora prima del marito, truccarsi, togliersi i bigodini, pettinarsi, mettersi una camicia da notte sexy, ricoricarsi e, quando il marito si svegliava, si illudeva che la moglie fosse un angelo veniva dal cielo.
                      
Questa cosa comportava che le donne andavano a dormire truccate e, solo quando il marito si addormentava e russava, si alzavano, andavano in bagno, si struccavano, si facevano la maschera e si mettevano i bigodini e ogni giorno c’era questo loop. Perché bisognava sempre essere belle e raffinate, specialmente anche a casa.

Ma la realtà è quella che Simona Melani stessa racconta e, cioè, che con ogni probabilità un articolo di questo genere nasce dall’esigenza di conquistare un posto in quella famigerata “classifica” SEO su keyword in cui è facile cadere nello stereotipo.
Questo vale come scusante,? No. Ma la verità è che tutti i (giornali) femminili sono pieni di questa roba. Quindi, questo vuol dire che […]dobbiamo farcene una ragione? Neppure.
Significa semmai che è necessario parlarne, parlarne, parlarne ancora e non cedere alla tentazione di semplificare e accendere i roghi sotto alla testata o alla giornalista di turno.
Il rischio è troppo alto ed è quello che tutto il lavoro buono fatto da una testata  venga gettato a mare.[…]
L’altra verità è che ognuna di noi si è sentita non una, ma mille volte, non abbastanza carina, perfetta, elegante, desiderabile, raffinata, etc. e fare leva su queste debolezze, spesso, funziona meglio di qualsiasi contenuto di qualità.
Perché il nostro essere donne è imbevuto di quel perenne senso di inadeguatezza che non ci deriva da un’innata paranoia femminile, ma da un imprinting culturale per cui le bambine sono principesse graziose, educate, che devono stare composte, sorridere, non sciupare i bei vestitini di tulle; spesso redarguite o quanto meno colpevolizzate quando seguono i coetanei maschi in attività ben più divertenti tipo rotolarsi a terra o correre noncuranti delle ballerine bianche o rosa confetto che qualcuno si ostina a mettere loro e non per il tempo della foto perfetta in stile Instagram:


    Una signorina non fa queste cose!

Poi, per fortuna, si diventa grandi e si capisce che questa cosa è una follia ma, va da sé, l’educazione mica te la lavi via sotto la doccia: è più simile a un tatuaggio, che a un pennarello e quindi un po’ te la porti addosso.
E questa cultura quasi inconsapevolmente misogina a volte se la portano addosso anche alcune giornaliste, collaboratrici, stagiste, che poi magari sono le stesse che su Instagram perseguono l’obiettivo del feed perfetto e comunque mai all’altezza delle tante immagini di perfezione che scrolliamo e tappiamo ogni giorno.
[…] Ci vuole più impegno e più fantasia, bisogna uscire da vecchi ma per nulla rassicuranti schemi mentali: ma è tempo di parlare di donne in un modo davvero diverso e, comunque, anche lato professionale, è molto più appassionante.

Ilaria Maria Dondi

mercoledì 15 luglio 2015

il primo comandamento

non strapazzatevi (ma tanto so che lo fate lo stesso, se no non siete contenti eh?!?!?!?!?) godetevi la vita che vi è stata data, ricordate che prima di tutto dovete amare voi stessi! che peccato che tanta gente lo dimentichi, diventando ostile per la troppa stanchezza, dimenticando il piacere del fare e lasciando solo posto alla fatica! sarebbe tutto così armonico se ciascuno di noi si conoscesse meglio e accettasse i propri limiti con umiltà e invece .... si arriva a dei livelli di stanchezza assurdi per la abitudine a strafare. ed è poi così bello chiedere aiuto, ed accettare di essere umani, così come Dio ci ha voluto fare....

mercoledì 3 giugno 2015

la noce

ho fatto un corso. finalmente ho fatto un corso per me. non per il lavoro, non per altri ma solo per mia assoluta curiosità per la voglia di sapere, e basta. era un corso di fiori di bach. io li adoro, perchè sono facili belli semplici e perchè predicano cose che condivido, come il fare del bene con generosità il donarsi agli altri l'amare  gratis, e il fatto che Dio aveva per noi un progetto, per ciascuno di noi, che resta in nuce nelle nostre anime terrene come un afflato al quale noi tutti tendiamo. se manchiamo la direzione corretta la tensione si fa pressante, la corda si tira  e alla lunga ci ammaliamo. la nostra anima lo sa. e anche io lo so. ebbene dopo aver conosciuto questi fiori la counselor ci ha fatto scegliere qualcosa per noi stessi, quelli che ci sembrano più adatti alla nostra situazione di adesso, e io ho scelto walnut. walnut è il noce, una pianta bellissima alta e maestosa, che ho amato sin da piccola, quando usavo le sue foglie secche per farle l'origano giocando, per il profumo meraviglioso che sprigionano sbriciolate. ma walnut l'ho scelta perchè ha un guscio che protegge dalle influenze esterne e permette di sviluppare il proprio afflato senza essere fuorviati dagli altri. io son sempre fuorviata dagli altri. poi ho scelto anche wild oat che è l'avena selvatica, quella pianta infestante della famiglia delle graminacee che produce dei semi a forma di v che ti si infilano nelle calze e restano li per sempre, perchè da qualunque parte tu tiri per districarne la punta non riuscirai a sfilarla dalla trama del tessuto. è inutile. wild oat è quel fiore che ti fa focalizzare su quale sia il tuo scopo, senza che questo sia per forza divino, ma .... permette di rimanere ancorato al proprio obiettivo, senza disperdere le proprie energie in altre cose, in cento cose..... che io inizio e non finisco mai. 
la sera sono tornata a casa e c'era tutto da riordinare, come sempre, come sapevo. ho solo dato compiti precisi a tutti.  senza scompormi insieme a loro ho riordinato e fatto in modo che alla mia partenza il mattino dopo tutto fosse di nuovo a posto. non so cosa sia cambiato. forse il mio atteggiamento nei confronti di casa mia violata stuprata da marito e figli incapaci di amarla e coccolarla e occuparsene. non più vittima, ma artefice. forse il mio atteggiamento nei confronti della ovvia ormai incapacità di chi mi vive accanto di portare a termine compiti banali come il mettere le posate in ordine nel cesto della lavastoviglie, non per capriccio ma perché sia semplice e veloce riordinarle una volta pulite. o di fare il letto come se fosse il proprio letto, il talamo, il nido d'amore....ma lasciarlo come la cuccia di un randagio, da coprire pietosamente con un copriletto sgualcito e basta, uno straccio tirato per nascondere l'onta del sonno? forse ho accettato la loro incapacità di comprendere che l'arte è nella vita quotidiana, nella ricerca della perfezione in ogni cosa si faccia, nel riordinare le carte per seme, e per numero, nel pinzare i panni con mollette dello stesso colore, nel riporre tutto prima di riporsi..... forse finalmente ho accettato che questa vita che il Signore mi ha donato è fatta anche di questo compito, di ricercare la bellezza delle piccole cose fatte per bene. tutte. e non lo subisco più come una condanna, questa ricerca assoluta e continua e solitaria, ridicolizzata e incompresa del bello, del ben fatto, ma la vivo come un talento. da allora. da quella sera in cui ho ingollato come assetata le 4 gocce di walnut e wild oat per la prima volta. 

ho ancora due progetti da portare avanti....anzi da cominciare...e avrò la forza di farlo. anche da sola. 

anzi tre

sabato 5 gennaio 2013

mammeVIP+impronte


leggo e sento di mamme che temono di rovinare per sempre i loro figli con qualche loro atteggiamento o azione.....leggo di mamme che se il figlio a 6 mesi non perde il dentino si sentono svilite, castrate. e che vogliono essere le migliori, che vogliono essere perfette, dare il meglio possibile sulla terra......sento di mamme che sono loro non i bimbi i protagonisti della storia, sento di mamme che non hanno ancora fatto la "rivoluzione copernicana": ancora non si sono messe in secondo piano, che sono ancora primedonne. ma con i bimbi è inutile, sono bimbi. sono piccoli imperfetti e passibili di errore.....TANTO QUANTO LE MAMME....perchè tutti, bimbi e mamme sono esseri umani! tutti dobbiamo crescere, tanto loro, quanto noi. loro imparano da noi ad essere figli, noi impariamo da loro ad essere genitori. bisogna avere una buona (enorme) dose di umiltà. è che si fa fatica. poi provare a pensare che noi mamme possiamo solo aiutarli, i nostri figli, e NON plasmarli, e che li dobbiamo conoscere per come sono, non per come vorremmo che fossero. dobbiamo a metterci in secondo piano ad osservarli, senza volerli modificare. non sentirci delle merdine se non sappiamo creare figli ad hoc per i nostri bisogni, per i nostri impegni, per le nostre facciate da mantenere.

poi c'è un discorso strano che non capisco, legato a questo: il  "la mia mamma era così, perciò io sono così". punto.  consequenzialmente inamovibile. ecco... io ho un monte di dubbi su questo rapporto di causa effetto intoccabile, ed è la mia dignità di essere ancora vivo che me lo instilla: la persona-figlio ha un ruolo o conta solo l'imprinting dei genitori? perchè io mi sono sempre detta (durante le mie elucubrazioni di aliena attorno ai 14 anni) che si, mia mamma aveva agito in un modo che magari non mi sembrava congruo alla situazione, ma che poi io avevo elaborato questa azione in modo negativo e che certamente lei aveva agito nei miei confronti (in modo per me negativo) pensando di fare "il mio bene".... che è vero che ciascuno di noi ha avuto dei genitori che hanno fatto cose anche non buone con noi, ma noi a nostra volta abbiamo ricevuto le informazioni date e le abbiamo elaborate a modo nostro (magari negativo) per qualcosa di nostro e non di loro....non sto parlando di cose eclatanti eh...ma di piccole cose che hanno segnato le nostre vite... credo di non essere riuscita a esprimere chiaramente il mio pensiero perciò ecco un esempio: io ricordo che la mia mamma stava sempre con mia sorella, lei era (ai suoi occhi) debole e fragile, mentre ai miei era forte e capace perchè con il pianto otteneva tutto quello c he voleva, primo fra tutto l'attenzione e la compagnia di mia mamma, ovviamente. da piccola ho sofferto per questo comportamento di mia mamma ma ovviamente non credo che mia mamma abbia agito così per dare di più a lei e meno a me, mia mamma vedeva che mia sorella era in lacrime e la consolava. questo mi ha fatto male è vero, ma mi ha resa più forte e anche più critica, più autonoma e anche più coraggiosa perchè se mia sorella piangeva e mia mamma le chiedeva vuoi questo vuoi quello, e lei faceva solo sisi con la testa, e io ero "costretta" a esprimere come una richiesta quello che desideravo e questo pare una cavolata, lo vedo, ma non lo è. per contro io sono molto più timida e restia ad esprimere i miei bisogni, magari proprio perchè sono stata sempre abituata che tanto passavano dopo, i miei bisogni, e tendo  a metterli in secondo piano. ora questa elaborazione mi ha permesso di capire che certo è importante quello che io do, ma è altrettanto importante la reazione del ricevente. o no? 

ribaltando la cosa e per tornare ai piccoli, io credo che se un bimbo urla, dipende anche dalla mamma percepire questo urlo come un disagio insormontabile o un piccolo insetto spiacciccato sul parabrezza della sua vita! e non solo, dipende anche dal momento della vita o della giornata della mamma in cui questo urlo si esprime....ho vissuto momenti di puro sclero (con fiumi di pianti e anoressia e insonnia) per delle emerite minchiate (lo so adesso, guardandomi indietro) e ho vissuto momenti di estrema lucidità di fronte a situazioni in cui una uscita di testa ci stava. che a volte poi, avere a che fare con il proprio figlio è già complicato: io ricordo che la mia amica Ela che aveva una figlia di un mese più grande della mia aveva un potere (per me occulto) di far addormentare la mia, mentre io avevo il potere (per lei sciamanico) di far calmare la sua in un baleno, con un canto a labbra chiuse e basta, che io sono pure stonata e lei non si tratteneva certo dal ricordarmelo!!!


ecco, ora non ricordo perchè io abbia scritto tutto questa riflessione, forse l'ho scritta solo per ricordare che i bimbi sono persone. come le mamme. 

mercoledì 14 marzo 2012

parlare ai matti

mi stupisce ogni volta la reazione di coloro che penso siano come me ma non lo sono mai.
mi stupisce che vivano serenamente con dentro il tarlo dell'avidità che li divora, come se il LORO fosse il modo GIUSTO l'unico, di vivere. ma come fanno????? sono alieni, non ci sono altre spiegazioni. io sarei arsa dal rimorso, dai dubbi, la tristezza di sapere che sto depredando una povera donna anziana e soprattutto un uomo che ha fatto tanto, ha dato tanto, e ora non ricorda neppure più come si chiama....mi farebbe un male fisico, un dolore vivo, perenne imperituro....e invece lor stanno su questa terra tronfi e sereni gonfi di se'....mostrandosi al mondo come fulgidi esempi. come si riesce a vivere con questa dualità in se'? come si fa? ma no. io non voglio saperlo. come capire vorrebbe dire accettare, così sapere vorrebbe dire imparare, essere interessati, forse provare? no, non voglio neppure sapere come si faccia, come si possa sopportare con quale giro di pensiero si riesce a zittire la coscienza, l'Io piccolo, il piccolo Gesù che ciascuno di noi ha dentro. ma non riesco a provare pena per loro. non riesco a perdonare. come diceva la mia amica yamina, è troppo. io sono tutta qui, 45 kili di niente. non c'è posto per loro in me.

mercoledì 7 dicembre 2011

ergonomia cognitiva


da un po' di tempo in qua non si timbrano più i biglietti ma si obliterano i titoli di viaggio, e per pagare una multa occorre procedere alla oblazione di una sanzione pecuniaria.

venerdì 27 marzo 2009

cuore

forse, boh? forse mi sento vuota.
o forse no.
è come se non fossi io, e mi guardassi dal di fuori, e da fuori mi vedessi camminare e parlare al cellulare, o guardare fuori dai finestrini. e odio quello sguardo che ho, sempre un po' velato di malinconia. lo odio, non lo riconosco come mio. io non sono così.
eppure sono io.
e ora tutto quel che faccio si sbriciola. non so...è come se fossi spenta. le cose che accadono accadono nel momento sbagliato. in ritardo di pochi giorni, o di pochi istanti, o in anticipo o lontano anni...
e poi lavoro lavoro e non ottengo niente. solo complicazione di cose che prima erano più semplici, lo erano. e ogni cosa che costruisco viene fermata a metà e crea difficoltà.
è come se fossi trascinata, non fossi più io a trascinare. anche le mie canzoni mi annoiano!
le mie canzoni....e non scrivo cose nuove. cioè scrivo, ma sono sogni, cose che avrebbero potuto accadere, cose che non accadranno mai, cose assurde, cose inutili. cose che riempiono l'anima fino a soffocarla, che non la fanno respirare. un abbraccio troppo stretto.
e non so più abbracciare e accogliere, e sto diventando dura. e non sento più il cuore. lo sento solo battere.

venerdì 12 settembre 2008

polemici

perchè la gente è polemica? perchè vuol tirare alla lite? perchè non si fa i zzi suoi e si mette a berciare con lo specchio invece di rompere i maroni al prossimo? perchè la gente è polemica? e ti provoca con domande retoriche che se sbagli al risposta è come il filo rosso o blu delle bombe da tagliare? che poi dopo (DOPO) ti accorgi che qualsiasi cosa dici, la bomba esplode lo stesso e la valanga di improperi, di acredine di acido muriatico di sguardi di sdegnoemestacompassione/magnanimacomprensionepaternalistica ti colpisce in pieno viso e non ti lascia più lo spazio di un respiro piccolino? perchè la gente è polemica e vuol far la guerra e se è nervosa non se ne va a rompere i maroni altrove ovunque ma lontano da me? che c'ho i miei problemi di autostima, io, e non sono buona a stare in piedi in mezzo a tali tempeste. 
perchè?