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sabato 26 gennaio 2019

27

perchè il giorno della memoria? perchè ricordare? perchè non dimenticare ? non dimenticare tutto questo circo di orrori di ignoranza di connivenza di silenzio imbarazzato ? perchè? perchè non fare finta che nono sia successo nulla, non parlarne più, a poco a poco la gente si scorderà dei dettagli, i numeri diventeranno confusi, i nomi già non si ricordano.....poi si dimenticheranno i luoghi: era qui o là? cos è questo vecchio capannone? qualcosa di brutto era successo....poi qualcosa era successo qui....poi qualcosa era successo? poi.....poi piu nulla. sarà solo un vecchio capannone abbandonato, uno di tanti, con strani segni nelle stalle....stalle? stanzoni....forse granai.... o magazzini....alti camini inutili (inutili?) verso il cielo grigio.... un gruppo di case attorno, senza piu vergogna . 

e sarà come se non fosse mai accaduto. sarà ancora piu incredibile di adesso, sentirlo raccontare. sarà impossibile. diventerà impossibile, e quindi possibile di nuovo. e poi di nuovo.  e di nuovo. avremo imparato il meccanismo: basta non parlare e la vita, questa grande turbina brulicante, ci passerà sopra, digerirà, e ricomincerà come se nulla fosse. come l'erba , il sottobosco. che mangia i cadaveri delle galline rubate dalle faine, indifferente. 

ecco perchè

venerdì 25 settembre 2009

genio

"Malpensa dà l’impressione che tutti gli scarti della ricostruzione della Germania est - tutto ciò di cui c’era bisogno per cancellare le privazioni del comunismo - siano stati accumulati sul luogo in gran fretta seguendo un progetto vagamente rettangolare per formare una pasticciata sequenza di spazi deformati e inadeguati, apparentemente voluti dai governanti dell’Europa estorcendo una quantità illimitata di euro dai fondi regionali della Comunità per causare infiniti ritardi ai suoi turlupinati contribuenti, troppo occupati a parlare ai loro cellulari per accorgersene."
[Rem Koolhaas, Junskspace, a cura di Gabriele Mastrigli, Macerata, Quodlibet 2006, pp. 95-96]

giovedì 25 giugno 2009

santa vittoria

io ho nel cuore una casa nelle langhe della provincia granda, una casa che potranno abbattere e ricostruire e abbellire e modificare e sviscerare e proteggere e rifare e addomesticare, ma nel mio cuore quella casa non andrà mai via. ha fondazioni solide di tufo odoroso e radici di nocciolo, flessibili. ha odore di minestra e di frittelle di fiori di zucca, e di quella polvere bianca che ricopre i muri di campagna quando non ci vai per un po' di umido e fresco, quando fuori il sole è così feroce che fa tremare l'aria sopra la strada e anche le acacie stanno molli molli con le fogliette tonde tutte pendule e flosce. ha le persiane di un blu nato per caso, e i vetri della porta rotti, e la zanzariera alla porta per poter lasciare aperto a tutti fuorchè le mosche, chiusa da un chiavistellino di ferro che sa di romanzo, di passato, di nostalgia. ci torno spesso in quella casa, fresca e mangiata dalle ragnà, che devo farmi coraggio e non guardare su, per andar oltre la porta. e anche l'orto vado spesso a calpestare, con il pergolato di uva rosa dai chicchi duri che sembrano sempre acerbi, e la rosa bianca solitaria e orgogliosa e, poco oltre, il cespuglio immenso dei rosmarini di principina, i rosmarini che solo il nostro amore ha fatto radicare e crescere e che a toccarli con le mani lasciano il profumo del mare sulle dita. e vado poi in mezzo ai pomodori dalle foglie profumatissime e pungenti, e le carote e i fiori gialli di ciapinabò, e le zucchine immense con le spine ovunque. e sul sentiero poi, l' albero di albicocche che la neve aveva spaccato in due a toccare la bolla di resina che gli cresceva nel mezzo. al fuggire di un gatto tra le piante di fragole e l'erba cerea, il susino generoso, a raccogliere i frutti appena quando cascavano, altrimenti eran dolori sradicare i susini appena germogliati, ché han la radice lunga, un ramasin una pianta diceva lo zio. e i due cachi imperiali, spogli antichi e ridenti di frutti dolcissimi succosi pieni di api.
ma io non voglio stare da sola nella mi a casa con il patio con la panca fatta di assi e basta. il mio patio è fatto per trovarsi la sera, quando rinfresca con le sedie tutte diverse che ciascuno porta la sua dalla cucina a parlare e giocare a scala quaranta e guardare le lucciole e sentire l'odore del ceppo che brucia e gustarsi il tepore del golfino sulle spalle e le grida dei topini che corrono nella campagna. e si parla piano non so perchè come se potessimo dar noia a qualcuno, che poi non c'è nessuno oltre a noi. così mi piace, che si fa il giro del castello abbracciati per non dire di aver paura in quella strada senza lampioni con i rami che sembrano mani. e la mattina dopo poi tutto è passato e ci si prende e ci si butta nel fiume per il solo gusto di aversi tra le dita, ma la sera, la sera di settembre è bella. vorrei che fosse sempre sera di settembre, quando fa persin piacere pensare di tornare a scuola, di tornare a casa, ma ci si sente già un po' soli, senza i gatti, i maggiolini, i topini di campagna. quando infilarsi sotto le lenzuola e tirar su il copriletto è come l'abbraccio di un amico.

domenica 16 novembre 2008

un caffé con Paolo Nori

venerdì  per esempio ho preso un caffé con Paolo Nori:
venerdi, dopo che mi ha telefonato lui sul mio cellulare (lui sul mio) IO o preso un caffè con Paolo Nori. con Paolo Nori, io. cioè IO - dico- e Paolo Nori in piazza san carlo a prender un caffè insieme. IO ...  
va bè è che se ci penso io, IO, non lo so spiegare come sia successo, che ho preso un caffè con Paolo Nori, IO. che gli ho parlato di torino, dei suoi libri del pugilato letterario della lettura dei mac di facebook di mio figlio del violoncello....non lo so. e poi dopo la lettura lui parlava con due tizi, lui in giacca e cravatta elegante e raffinato, molto colto con pantaloni di un bel taglio e con un bell'orologio che spuntava dal polsino della camicia ma pettinato e fine. e  una bella donna, lei, bruna con i capelli lisci raccolti in una sofisticata coda bassa, lenta e voluttuosa, con un cappotto blu aperto su di una camicetta con le ruches e milioni (sembravano) di anellini di una stupenda collana piena di pendagli. e con un viso dalla pelle perfetta come di cera. ecco, lui ha visto me che sbirciavo gli spartiti di quel canto decostruito disarticolato ...mi ha vista li dietro e ha detto: scusate un attimo io.. - ha detto a quelli li- scusate io....saluto solo un'amica. ed è venuto da me. e mi ha detto com'è andata? e io com è andata? e abbiamo riso... be' lo so è una cazzata, lo so. 
ma io mi chiedo come una persona così normale, come una persona così NORMALE possa essere Paolo Nori. 
cioè come TUTTO Paolo Nori possa stare in una persona così normale. 
tutto qui.