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domenica 17 maggio 2020

porta

l'azione è la mia "porta":  di fronte ad una situazione complicata da vivere, io mi rifugio nel fare.  

per uscire dall'impasse terrifica di questo periodo, scelgo di non pensare, di non lasciarmi cogliere dall'emotività ma pianifico ogni azione, consapevole che ogni cosa io faccia è l'occasione per nutrire il mio spirito. 
se guardo un film se leggo un libro se sto al sole a godermi l'estate...




ho paura? 

  1. pratico yoga per rilassare lo stress e fare un tuffo profondo dentro di me. non uso la musica per un vero vinyasa con il mio respiro, mi spingo oltre i miei confini. 
  2. mi stendo al sole per fare il pieno di energia positiva, di luce che schiarisca i miei pensieri e le mie azioni
  3. ascolto la messa per riallineare i miei pensieri verso il meglio di me, mirare al centro dell'etica e della morale, alla fonte dell'umiltà e dell'umano. 
  4. mangio qualcosa di tiepido e morbido per coccolarmi e gratificare la voglia di affetto che ancora urla nel mio cuore.
  5. ascolto film in francese o in inglese  per aumentare la mia professionalità
  6. coccolo il mio gatto per trarre giovamento del suo ronfare sincrono e dare benessere alla sua piccola anima in cammino.
  7. riparo qualcosa per dare valore a ciò che mi circonda, al tempo che passa, agli acciacchi della vita che lasciano segni e da essi dobbiamo imparare, e dare una casa di valore alla mia anima

ogni momento scelgo con cura le mie azioni per nutrire la mia anima.


lunedì 16 dicembre 2019

famiglie

è Natale....in molti mi dicono di non aver voglia di passare le feste in famiglia...che vorrebbero stare con le persone a cui vogliono veramente bene, con cui amano passare del tempo  e soprattutto con cui sono se stessi....che perciò  non possono essere "famiglia". in famiglia la performance supera la natura. in famiglia il ruolo è oltre a tutto....non  ti vedono come sei, ma come eri come volevano che diventassi e tutti tuoi errori i tuoi successi le tue scelte condivise e non arrivano ai famigliari prima di te, e dopo che hanno salutato e brindato con tutta quella mole di eventi, a te non ti vedono nemmeno... questa è la sensazione credo.

io passo tanto tanto tempo con la mia famiglia di origine...  lavoro con i miei fratelli e i miei genitori da quando lavoro. perciò tecnicamente non ho mai lasciato il nido. ci ho provato, ma ho fallito. per questo sono cosi poco figlia con i miei genitori, forse.  la realtà è che io in famiglia sto bene. ho imparato nel tempo con aspre lotte interiori ed esteriori a capire dove finiscono le loro aspettative (frustrate) e le mie competenze, a separarle....a non incolparmi dei loro errori. e da questo processo esco io. che sto bene con la mia famiglia. non ho problemi ad andare a cena da loro a passare con loro il Natale anche se dopo poche ore non sappiamo piu che fare....di proposte ce ne carichiamo auto e menti,  ma arrivati là si fa sempre cosa decide mio padre, cioè niente. ma per un giorno va bene così. non vedo cosa ci sia di così drammatico nel passare il Natale senza fare niente....a vedere un vecchio film alla tv con i propri genitori, vecchi, cementati nelle loro abitudini , arroccati nelle convinzioni di sapere tutto di noi e di sapere al meglio cosa avremmo dovuto fare....stanchi, anche di piccoli cambiamenti di rotta di pensiero...stanchi . cosa c'è di male? quella mezza giornata come puo influenzare piu di quelle ore di cui è composta? come puo, se si ha una vita propria a cui tornare?

il punto è che sto bene in famiglia anche nella mia famiglia creata... [mio marito mi odia è vero, e non perde occasione di dimostrarmelo,  ma va be'...anche in questo, con dolore e lentamente ho imparato che non sono io....è lui. e io non posso piu curarmi per far guarire lui]  ...in casa con le mie cose, con le persone a cui io voglio bene....io sto bene!  anche quando i miei figli sono li  ma fanno altro e non si accorgono se ci sono o sono uscita: mi basta che ci siano, che a volte ci incrociamo, che senta le loro voci i suoni che fanno le loro vite attorno a me.

vorrei che sapessero che io li amo come figli e non per cosa fanno/non fanno. vorrei che fossero se stessi quando sono con me....che sentissero che quello che c'è tra noi non è frutto di decisioni di scelte di numeri di idee....che possiamo essere in città continenti pianeti diversi ma loro e io saremo sempre uniti da quel legame che ha reso loro parte di me. e che non fossero angosciati dal passare il natale con me.
la famiglia dovrebbe essere il luogo del sostegno. in cui chi arriva dal ring della vita trova un asciugamano e un sorso di acqua uno sgabello dove sedersi e dove nessuno ti picchia, prima di tornare tra le corde a farsi prendere a pugni per scommessa.



mercoledì 6 novembre 2019

n-

la ricerca dimostra che all'interno del cervello gli stimoli negativi sono percepiti più velocemente rispetto agli stimoli positivi. inoltre la nostra mente -per sua natura- tenda riproporci con maggiore frequenza i pensieri che alimentiamo piu frequentemente. chi si lamenta spesso lo fa perchè pensa e ripensa agli aspetti negativi della propria vita. aspetti negativi che sono comuni a tutte le vite, in verità, ma che chi si lamenta spesso vede maggiormente accaniti, ampliati, imponenti rispetto quelli delle vite degli altri, perchè manca di senso della prospettiva (ma di questo parleremo piu avanti). piu chi si lamenta pensa ai sui aspetti negativi (n-) piu questi n- gli tornano in mente. piu gli tornano in mente e piu ne vede, perchè come sappiamo noi vediamo cosa conosciamo (anche di questo riparleremo, o forse ne abbiamo già parlato). per questo motivo chi si lamenta è perseguitato dalla percezione negativa della vita. inoltre l'atteggiamento di chi vede negatività ad ogni angolo è giustamente di sospetto, di tensione, per essere preparato ad affrontare ogni nuova negatività senza farsi travolgere.... questo genera un fortissimo stress a livello neuronale comportando un forte lavorio continuo di stimolo coping rilassamento stimolo coping adattamento e così via, che porta ad una stanchezza e invecchiamento veloce della nostra capacità di modificare i nostri sistemi di percezione definiti. li sclerotizza. e ovviamente, per risparmio di energia, fa riaffiorare proprio i pensieri n-. quelli piu conosciuti, quelli piu famigliari....quelli che riconosciamo....

anche ascoltare le lamentele altrui porta a un effetto deteriore di questo genere....

spezziamo la catena!

venerdì 1 novembre 2019

cura

 quando io andavo a danza ci insegnavano ad avere cura del nostro corpo a mettere L'alcool per rendere più dura la pelle a tagliare bene le unghie perché non incarnissero e se ci veniva qualche bubu le insegnati ci impedivano di fare allenamento finché il medico non dve a che potevano farlo .... adesso e il contrario! Quel che conta è la performance sul momento ... non il perdurare del risultato della salute della perfezione del gesto.... no! Quello che conta è il minuti e mezzo di esercizio perciò votaren cerotto antinfiammatorio color carne fasciatura tutori antidolorificimagnifici.... e la persona diventa cosa da usare ... perde di significato di importanza. E come potranno occuparsi di altri se non sanno occuparsi di loro stessi.... sono  una generazione veloce : tutto subito . Il sabato del villaggio non ha più alcun  senso!

martedì 1 ottobre 2019

curiosità

quando ero piccola e studiavo mi sentivo così incompresa, così frustrata a dover buttare via il mio tempo libero per studiare e basta, a non danzare non suonare non andare a cavallo non dipingere non cantare non leggere non disegnare non fantasticare (cosa in cui ero bravissima) non scrivere .... solo studiare. pensavo "vedranno come diventerò magra e pallida....morirò su questi libri del cavolo dove si studiano solo cose morte" alludendo ai miei genitori che avevano voluto per me  quello che non avevano avuto loro.
avevo fatto un muro vero e proprio tra me e i miei pensieri e il mio essere da una parte, e quello che

dovevo sapere, dall'altra. quel che leggevo lo ritenevo per il tempo di un mattino, poi si volatilizzava come un soffio nello zucchero a velo.... anche se spesso tornavano le nozioni immagazzinate a molestarmi a caso.... affollavano il mio cervello riottoso come foglie secche senza forma, accartocciati uno sull'altro spesso agganciati per un lembo un piccolo che si unisce ad un altro con cui non aveva nessun legame, facendomi fare una confusione che ancora più spesso mi ammutoliva. rimanevo davanti ai prof ascoltando le foglie-pensieri che mi turbinavano in testa e si ammassavano cercando di entrare disordinatamente nel canale del pensiero logico dove sarebbero poi diventate parole di senso compiuto frasi concetti....ma senza riuscire and entrarvi, facendo un tappo frusciante e confuso. per fortuna ero piccola minuta fragile e terrorizzata: il panico mi prendeva per mano con respiro affannoso sudore occhi spalancati e crampi e il piu delle volte in quello stato venivo mandata a posto e l'interrogazione ripresa piu tardi.
ho capito solo tanto tanto tardi che finche facevo quel muro le cose che studiavo non sarebbero mai entrate dentro di me. io non le volevo e loro erano cose che restavano appiccicate con lo sputo e ceh appena asciutto si staccavano e se ne andavano via, perdendole. eppure c'era tanto di bello in quel che studiavo. io lo vedevo ma non lo volevo ammettere.... ero piccola l'ho detto.
a poco a poco ho capito con grande dolore che se non avessi avuto da studiare non avevo null'altro da fare. è stata una scoperta terribile per me. una ferita straziante. la consapevolezza di aver perso un   la giovinezza la spensieratezza .... se non avevo da studiare stavo ferma a guardare fuori dalla finestra e basta. non mi interessava piu studiare. non avevo piu amici con cui uscire, a cui telefonare, non avevo piu portato avanti al mia passione per il disegno e non ero piu capace....non sapevo piu dipingere o suonare .... allora mi misi a studiare con una tristezza  da orfana nell'anima. disperata. ho iniziato a studiare per riempire le mie giornate di qualcosa. ho inviato a ripetere ad alta voce facendo finta di spiegare le cose ad una classe inesistente. ho pensato che mi sarebbe piaciuto insegnare....ma poi ritraevo il pensiero per tenere lontano il dolore e il ricordo di aver lasciato danza mezzo anno prima di aver conseguito la abilitazione all'insegnamento. ho fatto una rivoluzione, la prima. ho messo quello al centro, e il resto a margine. è stato doloroso, difficile faticoso triste. ma poi ha portato ai risultati che volevo. all'università sono arrivata a sapere quanto studiare per avere un certo risultato. non avevo altro da fare, ero diventata una macchina da studio e mi piaceva. da li la mia risalita.

ieri pensavo che i ragazzi di oggi non avranno questa spinta. se non studiano  hanno sempre qualcosa da fare. un gioco, un messaggio un posto da visitare virtualmente con google earth. .... devono avere un sacco di forza in piu, i ragazzi di oggi. forza di volontà per resistere alle sirene ammaliatrici di minecraft & company, sempre pronto a riempire il tuo momento di noia al tocco di un dito. 

giovedì 19 settembre 2019

settembre, andiamo

https://drive.google.com/uc?export=view&id=16uS4OPgVrcdujSEzWKfvX5MJT0SL1kgV...e oggi la giornata si annuncia  grigia  e uggiosa con un languido cielo latteo, il sole rintanato tra le coperte .... e solo ieri era estate. 

lunedì 13 maggio 2019

privi di SEO

i miei sono articoli privi di SEO

"È la stampa, bellezza!". La gran fregatura di dover essere sempre gnocche

A cura di Ilaria Maria Dondi

L'altra verità è che ognuna di noi si è sentita non una, ma mille volte, non abbastanza carina, perfetta, elegante, desiderabile, raffinata, etc. e fare leva su queste debolezze, spesso, funziona meglio di qualsiasi contenuto di qualità.
Come si spiega a una persona che lavorare per un femminile non significa passare le giornate a parlare di rossetti, trucchi di bellezza, scarpe e degli x modi per essere sempre impeccabili in ogni situazione?
E come si spiega al tuo editore che raccontare di donne oggi non significa più redarre i decaloghi per essere la fidanzata, mamma, amante perfetta e gnocchissima?
Lo si spiega! Non uno, non due, ma mille volte, con pazienza. E poi si ricomincia ancora da capo. Lo si spiega! E poi tocca pure spiegare che no, non sei tu né l’alieno idealista, né la femminista isterica convinta che le donne debbano essere raccontate e vogliano essere raccontate in un modo diverso, perché sono altro e sono molto di più: è proprio così.
Poi arriva il responsabile SEO, quella famigerata dottrina/ dittatura di zio Google per cui sai che, al netto della spinta social, l’articolo che hai scritto sarà indicizzato e, quindi, letto da qualcuno, solo se si posizionerà per una delle chiavi che la gente cerca sul web.
E quando arriva già sai perché fa gli occhi grandi, quasi come fosse lui a doverti chiedere scusa se le keyword sono del tenore di “come avere una pelle perfetta“, “come essere perfette a casa”, “come dimagrire in una settimana”, etc…
Tu le leggi, incassi, hai un attimo di depressione in cui ti sembra tutto inutile. Argomenti sul fatto che il punto sta proprio qui, nella necessità di fare cultura, nel riscoprire il ruolo educativo del giornalismo. Ma, giustamente, dall’altra parte ti vengono chiesti i numeri.
 […].
Recentemente la blogger e influencer Simona Melani di The Wardrobe ha commentato in alcune stories un infelice articolo uscito su **. Ma prima di fare partire crociate contro ** in cui, come Simona stessa ha sottolineato, lavorano giornaliste tutt’altro che frivole e capaci, proviamo a seguire un ragionamento.
Simona ha ragione:

    I giornali ci trasmettono questa pressione sociale di essere sempre belle, perfette e raffinate. Io ho il diritto di essere una merda a casa mia e anche fuori, se mi va, senza sentirmi in colpa per questo. Perché quello che traspare per una ragazza che legge certi titoli e certi articoli è il dovere di essere sempre bella di non mollare mai il colpo.

E più avanti

    Non può essere che nel 2019 ci siano ancora giornalisti e redazioni che scrivano cose del genere.

No, non può essere. Ha ragione lei anche quando dice che, articoli di questo tenore, che nulla hanno a che vedere con la libera scelta e il diritto di prendersi cura della propria persona e sentirsi bene, ricordino certi manuali degli anni Cinquanta.

    Nei manuali della moglie perfetta degli anni Cinquanta c’era scritto che la donna si doveva alzare mezz’ora prima del marito, truccarsi, togliersi i bigodini, pettinarsi, mettersi una camicia da notte sexy, ricoricarsi e, quando il marito si svegliava, si illudeva che la moglie fosse un angelo veniva dal cielo.
                      
Questa cosa comportava che le donne andavano a dormire truccate e, solo quando il marito si addormentava e russava, si alzavano, andavano in bagno, si struccavano, si facevano la maschera e si mettevano i bigodini e ogni giorno c’era questo loop. Perché bisognava sempre essere belle e raffinate, specialmente anche a casa.

Ma la realtà è quella che Simona Melani stessa racconta e, cioè, che con ogni probabilità un articolo di questo genere nasce dall’esigenza di conquistare un posto in quella famigerata “classifica” SEO su keyword in cui è facile cadere nello stereotipo.
Questo vale come scusante,? No. Ma la verità è che tutti i (giornali) femminili sono pieni di questa roba. Quindi, questo vuol dire che […]dobbiamo farcene una ragione? Neppure.
Significa semmai che è necessario parlarne, parlarne, parlarne ancora e non cedere alla tentazione di semplificare e accendere i roghi sotto alla testata o alla giornalista di turno.
Il rischio è troppo alto ed è quello che tutto il lavoro buono fatto da una testata  venga gettato a mare.[…]
L’altra verità è che ognuna di noi si è sentita non una, ma mille volte, non abbastanza carina, perfetta, elegante, desiderabile, raffinata, etc. e fare leva su queste debolezze, spesso, funziona meglio di qualsiasi contenuto di qualità.
Perché il nostro essere donne è imbevuto di quel perenne senso di inadeguatezza che non ci deriva da un’innata paranoia femminile, ma da un imprinting culturale per cui le bambine sono principesse graziose, educate, che devono stare composte, sorridere, non sciupare i bei vestitini di tulle; spesso redarguite o quanto meno colpevolizzate quando seguono i coetanei maschi in attività ben più divertenti tipo rotolarsi a terra o correre noncuranti delle ballerine bianche o rosa confetto che qualcuno si ostina a mettere loro e non per il tempo della foto perfetta in stile Instagram:


    Una signorina non fa queste cose!

Poi, per fortuna, si diventa grandi e si capisce che questa cosa è una follia ma, va da sé, l’educazione mica te la lavi via sotto la doccia: è più simile a un tatuaggio, che a un pennarello e quindi un po’ te la porti addosso.
E questa cultura quasi inconsapevolmente misogina a volte se la portano addosso anche alcune giornaliste, collaboratrici, stagiste, che poi magari sono le stesse che su Instagram perseguono l’obiettivo del feed perfetto e comunque mai all’altezza delle tante immagini di perfezione che scrolliamo e tappiamo ogni giorno.
[…] Ci vuole più impegno e più fantasia, bisogna uscire da vecchi ma per nulla rassicuranti schemi mentali: ma è tempo di parlare di donne in un modo davvero diverso e, comunque, anche lato professionale, è molto più appassionante.

Ilaria Maria Dondi

lunedì 29 aprile 2019

Tempo

oggi un amico mi ha scritto una mail bellissima, che mi ha fatto pensare ad un film bellissimo tratto da un libro ancora piu bello: "MOMO" di Michale Ende. vorrei condividerla con chi mi legge per poterla ritrovare qui quando mi servirà, cioè -credo- spesso.


"Ciao pau, buon lunedì.

Spesso, davanti ai grandi numeri, la nostra mente (che tende a ragionare in maniera lineare) va un po' in confusione.

Prendiamo ad esempio la differenza tra 1 milione di € e 1 miliardo di €.
Sappiamo per certo che 1 miliardo di € sono un sacco di soldi, ma lo sono anche 1 milione di €, giusto?
Cerchiamo allora di capire la differenza con un semplice esperimento mentale.
Immagina di sostituire ogni  con un secondo di tempo. A questo punto avremo...
1 milione di secondi, che corrispondono a circa 11 giorni.
1 miliardo di secondi, che invece corrispondono a circa 32 anni.
Ora la differenza è decisamente più evidente, vero?
Ecco, avendo questo paragone in mente, immagina che un vecchio miliardario, ormai prossimo alla morte, sia disposto a pagarti 1 €per ogni secondo della tua vita, nello specifico ti propone di acquistare 32 anni della tua vita in cambio di 1 miliardo di €.
Se accetti, lui ringiovanisce di 32 anni all'istante e tu invece invecchi all'istante dello stesso ammontare di anni.
Saresti disposto ad accettare questo scambio?

Ecco: di fatto, molti di noi sono già miliardari, miliardari di tempo.

...eppure raramente apprezziamo questa ricchezza, continuando a sprecare le nostre giornate.

Per questo, vorrei che pensassi a quel vecchio miliardario decrepito, pronto a succhiarti la vita a qualsiasi prezzo.
Se hai rifiutato la sua offerta, ricorda perché lo hai fatto: onora il tuo tempo."

grazie Andrea


domenica 28 aprile 2019

Reviews

Ok offro le mie conoscenze di italiano a te, scrittore, per avere libri grammaticalmente e sintatticamente corretti! anche gratis! per me. 

https://drive.google.com/uc?export=view&id=1SWG0Q3ZxIr1-EVELEvPoqsWMPcDLf3tl
ilpunto@email.it

sabato 26 gennaio 2019

27

perchè il giorno della memoria? perchè ricordare? perchè non dimenticare ? non dimenticare tutto questo circo di orrori di ignoranza di connivenza di silenzio imbarazzato ? perchè? perchè non fare finta che nono sia successo nulla, non parlarne più, a poco a poco la gente si scorderà dei dettagli, i numeri diventeranno confusi, i nomi già non si ricordano.....poi si dimenticheranno i luoghi: era qui o là? cos è questo vecchio capannone? qualcosa di brutto era successo....poi qualcosa era successo qui....poi qualcosa era successo? poi.....poi piu nulla. sarà solo un vecchio capannone abbandonato, uno di tanti, con strani segni nelle stalle....stalle? stanzoni....forse granai.... o magazzini....alti camini inutili (inutili?) verso il cielo grigio.... un gruppo di case attorno, senza piu vergogna . 

e sarà come se non fosse mai accaduto. sarà ancora piu incredibile di adesso, sentirlo raccontare. sarà impossibile. diventerà impossibile, e quindi possibile di nuovo. e poi di nuovo.  e di nuovo. avremo imparato il meccanismo: basta non parlare e la vita, questa grande turbina brulicante, ci passerà sopra, digerirà, e ricomincerà come se nulla fosse. come l'erba , il sottobosco. che mangia i cadaveri delle galline rubate dalle faine, indifferente. 

ecco perchè

giovedì 4 ottobre 2018

Adolescemenza

"L’adolescenza dei figli è quel momento nella vita di un genitore in cui bisogna tenere stretto il ricordo dei bambini che sono stati – sorrisi sdentati e mani paffute – o essere visionari a sufficienza per scorgere la persona che diventeranno quando tutta quella nebbia sarà dissipata. Una tempesta che si attraversa in solitudine, ché nessuno racconta volentieri dell’angoscia che assale nel vedere la bambina sorridente ed estroversa precipitare in uno spleen adolescenziale fatto di silenzi e porte chiuse, o del senso di sconfitta che prende lo stomaco quando si scopre che il ragazzino giudizioso adesso spaccia sigarette elettroniche nascondendole nello zainetto di SuperMario." cit da Genitori Crescono, il sito che leggo ancora anche se ormai, con un figlio di 14 anni e mezzo e una di 16 anni, a volte non mi sento neppure piu tanto mamma....


lunedì 13 marzo 2017

impronte di Dio




senza parole un giorno di cupa primavera una promessa di sole tra la foschia. e la neve




che a stento nasconde la vita che rinasce tra l'erba seccata dall'inverno e lasciata intatta dal tempo. 

 i precipizi aspri e le mani scheletriche degli alberi appena prima di sbocciare in germogli di un commovente verde bambino
l'imperioso sempreverde che spicca con la sua nota di colore altisonante nell'impavido grigio e marrone delle rocce di fine marzo.  e il panoramiche leva il fiato, nello scorrere lo sguardo oltre il passo più in là dove si può cadere, dove può far male. 




gli inaspettati colori come risate argentine nel silenzio della sera... la sera.... che finalmente arriva con riposo, col caldo che ancora si desidera, le parole sommesse, la quiete.






giovedì 9 marzo 2017

Musica

Una giornata normale piena di sole. Una fuga. Un viaggio ai confini dell impossibile: odore di chiuso di lacca di profumo... caldo da non respirare. 
E poi la meta fresca profumata di erba e terra di auto sporadiche e sovente vento e umido e ardor di bestie. Un gatto siamese. Una tana piena di arte, di vita, magica, segreta ... aliena . Le mani fredde la sensazione che non ci sia abbastanza aria di essere sola. Un i che non cresce. E il cuore che batte forte e le luci bambine le ombre le voci inno con la testa le ciglia scure le note sonore che si spezzano in basso urtano sui rari spigoli ancora rimasti scoperti.
E il sorriso della fine lo stupore ...I plettri appoggiati ignari le corde le voci il morbido peso dei tasti il ritorno sordo. I sorrisi. I sorrisi arancioni di acqua fresca. 
 



giovedì 1 dicembre 2016

orfani

in questi giorni mi trovo a parlare con altri genitori o nonni affrontando il tema dei ragazzi e del loro stile di vita, di come sono cambiate le famiglie....di come è cambiata la scuola e la società. qualcuno dice che certe cose ci sono sempre state, per esempio che anche quando eravamo piccoli noi c'era chi andava in giro con i pantaloni strappati. o con le maglie con l'orlo sfatto, o con i capelli blu o fucsia. 
è vero, c'erano. andavano in giro per la città in gruppi, minimo due o tre, con scarpe che sembravano stivali militari, cattivi, conte borchie lucenti e le catene che tintinnavano a ogni passo. avevano pantaloni aderenti e neri  strappati come se fossero fuggiti da una lotta, e per un pelo si fossero salvati. avevano spesso due o tre maglie una sopra l'altra, a volte oversize, spesso con gli orli sfatti, avevo capelli mal messi, raccolti in modo arruffato, le ragazze, con fasce di recupero, elastici da cancelleria, nerissimi. a volte blu. avevano facce bianche, occhiaie marcate occhi pesantemente  truccati di nero, anche i ragazzi. ma loro lo facevano per un motivo loro erano il simbolo di una lotta, erano i sopravvissuti, erano quelli che lottavano per la loro libertà di esprimersi o per la libertà di esprimersi di qualcun altro. il loro pallore era il simbolo della prigionia i loro vestiti sdruciti il loro sembrare sempre sul punto di collassare per terra, tanto erano magri, emaciati sdruciti e forati da piercing vari, era l'emblema della loro guerra spesso interiore. io non mi sono mai sentita punk o dark, mi sono sempre sentita in imbarazzo nel mostrare le mie guerre al mondo, ma li capivo, capivo la loro lotta la loro guerra anche per me e a volte li invidiavo per il coraggio con cui sbandieravano al mondo degli anni '80 il loro combattere. 
adesso non è più così, i giovani-e i meno giovani, con conseguenze immaginabili- questi simboli sono significanti vuoti, come le conchiglie morte sulla spiaggia.
alcuni dicono che è più giusto così, che i genitori di una volta erano troppo padroni, incutevano un timore così reverenziale che spesso i figli non osavano fare le cose più banali alla luce del sole, e le facevano di nascosto, non osavano esprimere i loro sentimenti e bisogna e si è dato origine a una generazione di depressi, costretti a fare il lavoro del padre per il non coraggio di esprimere la propria inclinazione, costretti a sposarsi con donne o uomini che non amavano, ammettendo e accettando un tradimento continuo se non con il corpo di certo con il cuore, lontano distante con altri, o con nessuno, ma certo con il sposo o la sposa imposti. 
così ora i genitori sono allo stesso livello dei figli. gli adulti sono allo stesso livello dei bambini. e i bambini sono all o stesso livello degli adulti. i ragazzi in aula si sentono in diritto di dare del tu agli insegnanti, di parlare loro come tra amici, infrangendo con un monosillabo l'autorità della maestra, del professore. si sentono autorizzati a cantare, a parlare in aula come fossero a casa, infischiandosene se l'insegnante spiega, senza cercare di nasconderlo, senza percepirlo come un errore, ridendo se l'insegnante interroga e li trova impreparati. perchè? non è per la scuola, credo, forse sono le famiglie... queste famiglie ormai deresponsabilizzate, prive del piacere di prendere delle decisioni, di sbagliare anche, ma tutto con le proprie forze. 
ormai lo sappiamo i giovani non lasciano le famiglie di origine prima dei 30 anni. se si sono laureati, prima di riuscire a pagare la casa in cui vivere con i soldi guadagnati con il proprio lavoro, dovranno aspettare in media dai 5 ai 7 anni (parlo delle rate di un mutuo eh....). e nel frattempo? hanno comunque voglia di crearsi una famiglia propria, di lasciare il nido paterno. perciò si trovano giovani sposi sotto l'egida di mamma e papà ancora per molto tempo, dipendenti da loro, dal loro denaro, e quindi moralmente e effettivamente non autonomi. fanno dei figli, affidandoli ai propri genitori perchè oramai il nido non lo paghi, se non si lavora in due....e poi lasciare il lavoro è una decisione troppo difficile da prendere, e non allenati a prenderle non la prendono neppure in considerazione. e così ecco i figli, al cospetto dei loro nonni, di fronte ai quali i loro stessi genitori hanno il medesimo  atteggiamento di dipendenza morale. il ruolo dei figli e quello dei genitori si sta livellando, come possono i figli capire che devono rispettare gli adulti ? come possono capire che se in aula per qualche arcano motivo che io non capisco e non condivido hanno il cellulare in tasca non possono usarlo per farsi le foto durante le lezioni o per vedere i film degli youtubers, ma devono tenerlo spento e nascosto? e non è neppure che anche i professori devono farlo, non lo è, perchè i professori sono gli adulti e loro sono SOLO dei ragazzini. gli adulti dovrebbero OVVIAMENTE avere la decenza di non comportarsi in modo maleducato e di tenere ben presente il loro ruolo di educatore, ma i ragazzi devono sapere che gli adulti possono avere il cellulare ma loro NO!
perche poi in fondo è solo questione di essere o non essere educati....e l'educazione, la BUONA educazione non è altro che rispetto per la persona e per il suo ruolo. 
certo gli adulti di oggi sono più bambini dei ragazzi. conosco persone che fanno decidere ai figli cosa mangiare la sera o se andare al ristorante o no, o l'ora in cui coricarsi....a volte arrivano al mattino stravolti perchè il figlio voleva vedere un film e a mezzanotte hanno "dovuto" accendere il dvd di qualche cartone animato......
è giusto che un bambino di 3 anni abbia la responsabilità di queste decisioni? certo a noi sembrano piccole cose, ma per loro non sono pesi enormi? secondo me si. decidere se tutta la famiglia esce o no....decidere se tutta la famiglia va o no alla manifestazione.... alla prima lo fa sentire libero, forte, ma poi? non lo fa sentire solo? non lo fa sentire fragile, non protetto, orfano? 
e i genitori? certo la responsabilità di educare un figlio è enorme e il suo peso si sente sempre ogni ora del giorno e della notte, ma è giusto scaricarla sulle spalle di un bambino? secondo me no. 
secondo me i genitori devono prendere su di se il peso di questa responsabilità, guardarla bene negli occhi, vederne la bellezza profonda e terribile, e poi farsene carico, trasportandola pian piano giorno dopo giorno e vivendo accanto ai propri figli non come amico ma come MAMMA, come PAPA'. che sono GIUSTAMENTE  ben diversi ruoli, ben definiti e lontani. i genitori sono il paracarro contro cui il figlio picchia, sbandando nelle prima curve a gomito della vita, paracarro che salva loro la vita. i genitori non possono essere gli amici che sono seduti accanto a loro. perchè il loro compito è stare fuori a contenerli, a smorzare le loro esplosioni. e non è un compito bellissimo questo? perchè delegarlo ad altri, perchè rinunciare, per la voglia di sentirsi ancora liberi. non è più bello prendere una decisione e sbagliare che non decidere affatto e vivere come Miguel* una vita che non si scrive? 

*"il libro della vita" un film che consiglio con tutto il cuore

sabato 16 luglio 2016

lo so

io lo so, giuro, razionalmente lo so che è un uomo solo un uomo, che cultura che stiamo trasmettendo ora ai nostri figli è quella giusta che non è l'odio che ci salverà.
giuro che le so, queste cose.
ma non le voglio

voglio pensare che siano alieni che sono atterrati sulla terra con lo scopo di sterminarci, senza farsi scoprire hanno assunto le nostre sembianze come riescono, camuffando strane protuberanze dietro i veli, tra le barbe folte, sotto i palandrani di cui vanno avvolti. 
non voglio sapere che cosa hanno pensato. non voglio credere che sono pensieri umani, che un'ora prima si è lavato i capelli, magari, che ha preso un caffè al bar o ha detto che buona questa brioche, questo croissant. non voglio vedere cosa mi accomuna a lui, a loro, cosa li accomuna ai miei figli. voglio credere che verranno gli eroi di armageddon e metteranno fine a questo massacro inutile senza ragione senza scopo o utilità per nessuno. nemmeno per loro. 



e poi sarà il lieto fine, con l'alieno buono che resterà con noi in pace, a coltivare il suo orticello accanto al mio con le sue diversità in mostra che non faranno più paura come quando erano nascoste, parlando la nostra lingua, un po' strano ma comprensibile, e parlandola con tutti.   in modo tale che tutti noi si possa capire cosa dice. capire il suo cuore. che ha.

lunedì 4 luglio 2016

secondo alcuni, alcune delle cose da fare


Sposarsi ✔️
Divorziare
Essere innamorato ✔️
Andare ad un appuntamento al buio
Saltare la scuola ✔️
Vedere qualcuno nascere ✔️
Vedere qualcuno morire ✔️
Visitare il Canada
Andare in un'ambulanza ✔️
Visitare le Hawaii
Visitare gli Stati Uniti
Vedere New York ✔️
Vedere Parigi ✔️
Vedere Londra
Vedere i fiordi in Norvegia
Volare in elicottero
Fare una crociera
Comparire in un film
Ballare sotto la pioggia ✔️
Visitare Los Angeles
Visitare Madrid
Suonare la chitarra (con scarsissimi risultati!!!)
Cantare al karaoke
Ridere così tanto che hai pianto ✔️
Ridere cosi tanto da fartela addosso ✔️
Catturare un fiocco di neve sulla lingua ✔️
Avere un bambino ✔️
Avere un animale domestico ✔️
Bere uno Spritz in riva al mare al tramonto
Provare lo slittino ✔️
Provare lo sci alpino
Un giro in moto d'acqua
Cavalcare una moto ✔️
Lanciarsi da un aereo
Saltare dal bungee jumping
Vedere un film in un drive-in
Cavalcare un elefante
Cavalcare un cavallo ✔️
Essere in tv
Essere sul giornale ✔️
Stare in ospedale ✔️
Donare il sangue
Andare al cinema da solo ✔️
Fare un piercing
Fare un tatuaggio
Guidare un veicolo con cambio automatico ✔️
Fare immersioni ✔️
Vivere da solo 
Stare nel retro della macchina della polizia
Prendere una multa per eccesso di velocità ✔️
Avere un osso rotto  
Avere dei punti ✔️
Viaggiare da solo 
Fare a cazzotti con il sesso opposto

venerdì 24 giugno 2016

#brExit (ironico)

un ciao dell'Europa alla UK separazionista
"Così vai via
non scherzare no...
domani via
per favore no...
devo convincermi però
che non è nulla
ma le mie mani tremano...
in qualche modo io dovrò
restare a galla...
e così te ne vai...
cosa mi è preso adesso?
Forse mi scriverai...
ma sì è lo stesso...

Così vai via
l'ho capito sai...
che vuoi che sia
se tu te ne vai...
mi sembra già che non potrò
più farne a meno
mentre i minuti passano..."

giovedì 4 febbraio 2016

.


ogni giorno è fatto di piccolissimi granelli di tempo, 
denso di colore, mite allegro carico di dolore o cupo di vergogna e paura 
luminoso di successo e rosso di passione. 

nel nostro correre di ora in ora spesso non guardiamo al rosso al giallo al luminoso blu cobalto e al fucsia saettante o al viola meditativo. 
il nero ci ferma e turba. 
il nero angoscioso e opaco che cerchiamo di spostare e cacciar via 
e di sollevare per gettare di lato. 

e presi dalla fatica di sollevare spostare spingere e far rotolare e tirare e sgretolare ...
dimentichiamo che quello sforzo è fatto per poter godere 
dell’amaranto, del verde veronese del argento e dell’arancione frizzante, del carminio conturbante e pieno, dell’azzurro della vita e dell’affetto…..