venerdì 16 dicembre 2016

natale

non capita a tutti di voler fare regali a tutti? a me capita di voler fare regali a tutti, tutti tutti non solo quelli che conosco, vorrei essere come quei personaggi dei cartoni animati che spandono caramelle, come spank, chi lo ricorda? che quando diceva "iaiaaaaa" faceva le fontane di caramelle....ecco io avrei voglia di fare così di arrivare cn le mani piene di pacchetti e darli, non importa a chi e cosa. e invece siamo sempre li a contare, a chiedersi se va bene farli, i regali, o no...se è una cosa che va bene...e dietro i regali ci sono così tante implicazioni, aspettative richieste ricatti....mentre potrebbero e dovrebbero essere solo piccoli gesti di amore, piccoli doni di parti delle proprie anime, dei propri cuori gesti di ricordo tangibile....sono pacchetti importanti, non importa cosa contengono. una tisana un fiocco per capelli un pettine di legno quel coperchio che si è rotto e ora manca....una confezione di pastelli a cera. forse la crisi ci salverà. la mancanza di disponibilità finanziarie potrebbe costringerci a pensare meglio a  cosa regalare, a non fare un pacchetto di fuffa di niente solo per darlo, ma a impacchettare il giusto quel che manca quel che serve e fa piacere scartare.... un oggetto di uso quotidiano in modo che pensare a chi ha donato sia cosa di tutti i giorni....un paio di calzini colorati per osare qualcosa che da soli non compreremmo....non importa la spesa, i migliori regali sono piccoli, sono economici sono le sciocchezze che spesso vorremmo ma non compriamo da noi perchè ci sembrano piccole cose inutili....

giovedì 1 dicembre 2016

orfani

in questi giorni mi trovo a parlare con altri genitori o nonni affrontando il tema dei ragazzi e del loro stile di vita, di come sono cambiate le famiglie....di come è cambiata la scuola e la società. qualcuno dice che certe cose ci sono sempre state, per esempio che anche quando eravamo piccoli noi c'era chi andava in giro con i pantaloni strappati. o con le maglie con l'orlo sfatto, o con i capelli blu o fucsia. 
è vero, c'erano. andavano in giro per la città in gruppi, minimo due o tre, con scarpe che sembravano stivali militari, cattivi, conte borchie lucenti e le catene che tintinnavano a ogni passo. avevano pantaloni aderenti e neri  strappati come se fossero fuggiti da una lotta, e per un pelo si fossero salvati. avevano spesso due o tre maglie una sopra l'altra, a volte oversize, spesso con gli orli sfatti, avevo capelli mal messi, raccolti in modo arruffato, le ragazze, con fasce di recupero, elastici da cancelleria, nerissimi. a volte blu. avevano facce bianche, occhiaie marcate occhi pesantemente  truccati di nero, anche i ragazzi. ma loro lo facevano per un motivo loro erano il simbolo di una lotta, erano i sopravvissuti, erano quelli che lottavano per la loro libertà di esprimersi o per la libertà di esprimersi di qualcun altro. il loro pallore era il simbolo della prigionia i loro vestiti sdruciti il loro sembrare sempre sul punto di collassare per terra, tanto erano magri, emaciati sdruciti e forati da piercing vari, era l'emblema della loro guerra spesso interiore. io non mi sono mai sentita punk o dark, mi sono sempre sentita in imbarazzo nel mostrare le mie guerre al mondo, ma li capivo, capivo la loro lotta la loro guerra anche per me e a volte li invidiavo per il coraggio con cui sbandieravano al mondo degli anni '80 il loro combattere. 
adesso non è più così, i giovani-e i meno giovani, con conseguenze immaginabili- questi simboli sono significanti vuoti, come le conchiglie morte sulla spiaggia.
alcuni dicono che è più giusto così, che i genitori di una volta erano troppo padroni, incutevano un timore così reverenziale che spesso i figli non osavano fare le cose più banali alla luce del sole, e le facevano di nascosto, non osavano esprimere i loro sentimenti e bisogna e si è dato origine a una generazione di depressi, costretti a fare il lavoro del padre per il non coraggio di esprimere la propria inclinazione, costretti a sposarsi con donne o uomini che non amavano, ammettendo e accettando un tradimento continuo se non con il corpo di certo con il cuore, lontano distante con altri, o con nessuno, ma certo con il sposo o la sposa imposti. 
così ora i genitori sono allo stesso livello dei figli. gli adulti sono allo stesso livello dei bambini. e i bambini sono all o stesso livello degli adulti. i ragazzi in aula si sentono in diritto di dare del tu agli insegnanti, di parlare loro come tra amici, infrangendo con un monosillabo l'autorità della maestra, del professore. si sentono autorizzati a cantare, a parlare in aula come fossero a casa, infischiandosene se l'insegnante spiega, senza cercare di nasconderlo, senza percepirlo come un errore, ridendo se l'insegnante interroga e li trova impreparati. perchè? non è per la scuola, credo, forse sono le famiglie... queste famiglie ormai deresponsabilizzate, prive del piacere di prendere delle decisioni, di sbagliare anche, ma tutto con le proprie forze. 
ormai lo sappiamo i giovani non lasciano le famiglie di origine prima dei 30 anni. se si sono laureati, prima di riuscire a pagare la casa in cui vivere con i soldi guadagnati con il proprio lavoro, dovranno aspettare in media dai 5 ai 7 anni (parlo delle rate di un mutuo eh....). e nel frattempo? hanno comunque voglia di crearsi una famiglia propria, di lasciare il nido paterno. perciò si trovano giovani sposi sotto l'egida di mamma e papà ancora per molto tempo, dipendenti da loro, dal loro denaro, e quindi moralmente e effettivamente non autonomi. fanno dei figli, affidandoli ai propri genitori perchè oramai il nido non lo paghi, se non si lavora in due....e poi lasciare il lavoro è una decisione troppo difficile da prendere, e non allenati a prenderle non la prendono neppure in considerazione. e così ecco i figli, al cospetto dei loro nonni, di fronte ai quali i loro stessi genitori hanno il medesimo  atteggiamento di dipendenza morale. il ruolo dei figli e quello dei genitori si sta livellando, come possono i figli capire che devono rispettare gli adulti ? come possono capire che se in aula per qualche arcano motivo che io non capisco e non condivido hanno il cellulare in tasca non possono usarlo per farsi le foto durante le lezioni o per vedere i film degli youtubers, ma devono tenerlo spento e nascosto? e non è neppure che anche i professori devono farlo, non lo è, perchè i professori sono gli adulti e loro sono SOLO dei ragazzini. gli adulti dovrebbero OVVIAMENTE avere la decenza di non comportarsi in modo maleducato e di tenere ben presente il loro ruolo di educatore, ma i ragazzi devono sapere che gli adulti possono avere il cellulare ma loro NO!
perche poi in fondo è solo questione di essere o non essere educati....e l'educazione, la BUONA educazione non è altro che rispetto per la persona e per il suo ruolo. 
certo gli adulti di oggi sono più bambini dei ragazzi. conosco persone che fanno decidere ai figli cosa mangiare la sera o se andare al ristorante o no, o l'ora in cui coricarsi....a volte arrivano al mattino stravolti perchè il figlio voleva vedere un film e a mezzanotte hanno "dovuto" accendere il dvd di qualche cartone animato......
è giusto che un bambino di 3 anni abbia la responsabilità di queste decisioni? certo a noi sembrano piccole cose, ma per loro non sono pesi enormi? secondo me si. decidere se tutta la famiglia esce o no....decidere se tutta la famiglia va o no alla manifestazione.... alla prima lo fa sentire libero, forte, ma poi? non lo fa sentire solo? non lo fa sentire fragile, non protetto, orfano? 
e i genitori? certo la responsabilità di educare un figlio è enorme e il suo peso si sente sempre ogni ora del giorno e della notte, ma è giusto scaricarla sulle spalle di un bambino? secondo me no. 
secondo me i genitori devono prendere su di se il peso di questa responsabilità, guardarla bene negli occhi, vederne la bellezza profonda e terribile, e poi farsene carico, trasportandola pian piano giorno dopo giorno e vivendo accanto ai propri figli non come amico ma come MAMMA, come PAPA'. che sono GIUSTAMENTE  ben diversi ruoli, ben definiti e lontani. i genitori sono il paracarro contro cui il figlio picchia, sbandando nelle prima curve a gomito della vita, paracarro che salva loro la vita. i genitori non possono essere gli amici che sono seduti accanto a loro. perchè il loro compito è stare fuori a contenerli, a smorzare le loro esplosioni. e non è un compito bellissimo questo? perchè delegarlo ad altri, perchè rinunciare, per la voglia di sentirsi ancora liberi. non è più bello prendere una decisione e sbagliare che non decidere affatto e vivere come Miguel* una vita che non si scrive? 

*"il libro della vita" un film che consiglio con tutto il cuore

Photo of the day|

Oh si,

ECCOLA IN ORIGINALE!


<-- font="" nbsp="">questa mia foto della Riddarholmkyrkan di Stoccolma, scattata in controluce nel 2010,  ha VINTO il titolo di  Photo of the day del 25 ottobre 2016 nel Metro Photo Challenge 2016, una manifestazione a tema Viaggio che il quotidiano gratuito Metronews, organizza in concomitanza con altri paesi in Europa e nel mondo!! Oh Yes!!!!
GRAZIEEEEE di vero cuore il quotidiano Metronews che leggo con piacere quasi tutti i giorni. 


http://www.metronews.it


Ecco il link della sere “Photo of the day” dei vari giorni.
https://www.metrophotochallenge.com/daily-winners

lunedì 3 ottobre 2016

lella

ieri l'ho ritrovata, l'amica di campagna la mia compagna di avventure con i suoi modi di muoversi così solo suoi sempre uguale, bellissima, profonda, grande ma ancora piccola come allora. non passa il tempo, siamo noi che passiamo e a volte non torniamo, invece lei era li ancora come allora. bellissima. 

mercoledì 28 settembre 2016

pudore

ok i tempi sono cambiati e io mi sento un triceratopo a pensarlo così spesso .. eppure si, sono cambiati. oggi le mamme preparano i divani letto matrimoniali ai figli fidanzati perché possano trovare un luogo comodo e sicuro dove stare....oggi le persone si scaccolano in auto davanti a tutti, oggi i bambini si sputano in faccia le ragazzine vanno in giro vestite da rock star per mano alle mamme, e le mamme comprano jeans strappati e tinte per i capelli alle figlie undicenni. oggi i genitori aprono un profilo Facebook ai figli piccoli, troppo piccoli perché lo possano fare legalmente loro. oggi non ci si vergogna più di nulla, di far cadere un pezzo di carta in terra mentre si è in giro, di dire parolacce di farsi sentire mentre si litiga di essere beccati ad aver rovesciato a terra il latte in casa, ad aver rotto qualcosa...oggi tutto è permesso tutto è lecito tutto è normale. 

così nulla ha più valore, se non ci si vergogna più di averlo rotto sporcato o offeso, non c'è più la dignità della persona se si va in giro con i capelli che sembrano così sporchi che il loro aspetto si avvicina a quelle vecchie tende pelose dei negozi di alimentari di un tempo, se si esce con i pantaloni strappati e gli orli pestati e fradici di pioggia o altro, se ci si presenta al lavoro con ciglia sfavillanti di glitter, e seno che si protende dalla  maglietta, se non ci si vergogna più di far sentire le proprie telefonate in giro, di fare rumori molesti e offensivi fastidiosi ... tutto lecito, nulla ha più valore.

mercoledì 21 settembre 2016

TRUFFA

martedì 20 settembre. un martedì normale, come altri. finché alle 17 un paio di sgherri non ben specificati non vengono suonare e risuonare e ancora suonare e bussare forte alla porta di casa mia, chiedendo di me, tanto che chi era in casa (io in ufficio) mi chiama per dirmi di tornare. loro intanto sentono la telefonata e dicono che mi aspetteranno di sotto. io mi precipito (lavoro in un altra città rispetto a dove vivo, non ci ho messo poco...) e in strada non vedo nessuno. citofono per accertarmi che non siano rimasti sul pianerottolo (chi ha aperto senza chiedere chi è?????? chi continua a d aprire mettendo in pericolo le nostre incolumità? cavolo!!!) ma no, non c'è più nessuno....un omuncolo mi si para davanti porgendomi la mano, persino! dice "buongiorno mi presento ...sono simone..." ma non lo lascio continuare. "non mi interessa chi lei, voglio sapere che cosa vuole da me e dalla mia famiglia, perché mi ha fatto chiamare da gente spaventata dalle sue insistenze e tornare di corsa dal lavoro: io non la conosco" lo investo nell'impeto della mia ira, forte della paura generata da questo e dal suo compare in chi mi ha chiamata....nonho pensato che potesse essere armato, chetano in due e mi avrebbero facilmente sopraffatta....non ho pensato a nulla. quello farfuglia qualcosa, che ha degli assegni firmati da me e che devo pagare una tizia "DEL BAGATTO" che deve a lui dei soldi e se io non la pago lui non verrà pagato....io non so cosa sia 'sto bagatto: vado su internet a cercare il significato della parola ma lui ha un po' di biglietti da visita e me li mostra. c'è una scritta "IL BAGATTO"  e in centro un simbolo esoterico come un occhio da cui escono raggi di luce.... mai visto....ma mi si imprime in mente. intanto lo squadro per ricordarmi come sia fatto: alto magro capelli scuri con ciuffo di lato occhi scuri uno diverso dall'altro come forma pelle leggermente rovinata giubbotto impermeabile blu pantaloni scuri e scarpe grigie tipo vela, non rovinate, con lacci  e ben fatte. ha in mano una copertina verde della dimensione di un A4 piegato in due, di plastica rovinata, dentro ci sono le fotocopie di assegni firmati con il mio nome (ma non con la mia firma) una decina di quei biglietti da visita, un foglio a quadretti tipo da agenda con su scritto grosso stampatello il mio nome e cognome indirizzo e numero di telefono fisso poi un cellulare sbagliato e un codice fiscale sbagliato la scrittura è grossa e incarta come di una persona anziana. questo tizio continua adire che io devo pagarlo e che devo pagare questo del bagatto al che io dico che chiamo la polizia. lui non scappa. allora ho avuto il sospetto che fosse in buona fede. ho messo il poliziotto in viva voce (il tizio voleva prendere il mio cellulare.....CEEEEEERTO!!!!!) e gli ha detto che non doveva venire a rompere le scatole a me, che doveva andare da lui a denunciare la persona che non lo pagava che io e lui non avevamo nessun rapporto ...gli ha chiesto se mi conosceva e lui ha detto appunto di no. ci siamo lasciati con rammarico. mi spiace che sia stato fregato. 

sono andata alla centrale di polizia per denunciare questo fatto e non mi hanno preso la denuncia: in fondo -hanno detto- non è successo nulla.
mah...

domenica 11 settembre 2016

autostima

in realtà non so bene cosa sia l'autostima, forse la percezione di se' direi che si è la percezione di se' ... allora non so se è giusto parlare di scarsa o alta autostima. bisognerebbe parlare di autostima e basta. di corretta autostima. se ce n'è troppa o troppo poca, allora non va bene, ne' troppa ne' troppo poca. il giusto sta nel mezzo. 
se uno ha una alta autostima, è un giudicante agonista e incallita, ritiene che nulla degli altri valga quanto le proprie cose, quanto se stesso. ritiene che solo il suo parlare per esempio abbia importanza, che solo il suo pensiero sia degno di essere ascoltato. ritiene che tutti debbano ascoltare la musica che a lui piace, guardare il film che vuole vedere lui, e percorrere le strade che lui decide a prescindere da ogni altro input, di fretta di  esigenza di benessere, di piacere di paesaggio, di mezzo di trasporto. e se tutti vogliono andare a fare un giro in elicottero e lui non vuole non ci va, perchè a sbagliare sono loro che sono voluti andare in elicottero, e se fossero intelligenti (quanto lui) andrebbero tutti in monopattino che si è meglio andare in monopattino....mica in elicottero....e se ha mal di denti tutti possono -anzi debbono- ascoltare il suo lamentarsi per il mal di denti perchè non esiste altro suono che sia degno di essere percepito se non il suo lamento....e se ha in uggia il mare, chi va al mare è un poveretto, che non sa cosa si perde ad andare al lago o in montagna quando il mare magnifico e pacifico, democratico e vivo, è li alla portata di tutti, mentre il lago è insipido e la montagna è fredda e ostile e ogni cosa è dispendiosa e arcana in montagna....e il pericolo sempre il agguato. 
se uno ha scarsa autostima è sempre in secondo piano. se ha una idea non la dice nemmeno e aver a che fare con lui è come aver a che fare con un pezzo di carta da parati, la stessa vitalità lo stesso spirito di iniziativa. d'alta parte se ha scarsa autostima ritiene di non poter mai portare a termine nulla e non si impegna in nulla perchè tanto non riuscirà e non la porterà mai a termine, e anzi se si impegnasse sai che delusione se non riuscisse? non si risolleverebbe piu...e ancora .... 
ecco forse io preferisco la scarsa autostima, anche se mi da fastidio, credo che uno possa guarire, credo che con la collaborazione di tutti una scarsa autostima sia come un avvallamento nel terreno...una buca che in spiaggia i bambini non hanno riempito. con l'aiuto di tutti si può colmare, e a poco a poco crescendo la scarsa a autostima possa crescere piano, come una pianta...annaffiata con la fiducia di chi circonda lo sfigato in questione....ma la troppa autostima brucia come benzina chi sta attorno....annienta devasta... i gusti degli altri sono degli sciocchi capricci, le inclinazioni degli altri sono vizi non puniti, incapacità dei genitori, gli amici degli altri sono dei poveri idioti e chi se li sceglie ancora più idiota e coglione.....e alla fine se la persona non è abbastanza forte, non ha abbastanza spirito di osservazione e distacco, o se ama chi ha troppa autostima come un figlio, alla fine la persona cresce con la convinzione di essere davvero un povero idiota, un coglione, un incapace....e come tale per sempre si comporterà....
forse alla fine arriverà una vittoria, anche piccola. forse una persona tratterà il coglioncello di turno come una persona capace e grande, e non più come un coglioncello, forse solo gli verrà bene una cosa lontano dal giudicante. allora si. allora il povero giudicante farà una fine così misera che tutto il suo passato di giudicante non gli basterà a colmare la vergogna di essere stato così miope e cattivo. 
il giudicante deve pregare che il coglioncello non ce la faccia mai, a vincere, perchè la sua iperautostima lo travolgerà con l'impeto di un uragano. e di lui non resterà più nulla. 
peccato. 

sabato 16 luglio 2016

lo so

io lo so, giuro, razionalmente lo so che è un uomo solo un uomo, che cultura che stiamo trasmettendo ora ai nostri figli è quella giusta che non è l'odio che ci salverà.
giuro che le so, queste cose.
ma non le voglio

voglio pensare che siano alieni che sono atterrati sulla terra con lo scopo di sterminarci, senza farsi scoprire hanno assunto le nostre sembianze come riescono, camuffando strane protuberanze dietro i veli, tra le barbe folte, sotto i palandrani di cui vanno avvolti. 
non voglio sapere che cosa hanno pensato. non voglio credere che sono pensieri umani, che un'ora prima si è lavato i capelli, magari, che ha preso un caffè al bar o ha detto che buona questa brioche, questo croissant. non voglio vedere cosa mi accomuna a lui, a loro, cosa li accomuna ai miei figli. voglio credere che verranno gli eroi di armageddon e metteranno fine a questo massacro inutile senza ragione senza scopo o utilità per nessuno. nemmeno per loro. 



e poi sarà il lieto fine, con l'alieno buono che resterà con noi in pace, a coltivare il suo orticello accanto al mio con le sue diversità in mostra che non faranno più paura come quando erano nascoste, parlando la nostra lingua, un po' strano ma comprensibile, e parlandola con tutti.   in modo tale che tutti noi si possa capire cosa dice. capire il suo cuore. che ha.

venerdì 15 luglio 2016

If I were a boy

Se fossi un ragazzo 
anche solo per un giorno 
rotolerei fuori dal letto al mattino 
e infilerei di fretta quello che vorrei mettermi 
e poi andrei a bere birra con gli amici 
e andrei in cerca di ragazze 
ci proverei con quella che mi piace 
e non sarei mai giudicato per questo 
perchè tutti mi difenderebbero 

se fossi un ragazzo 
che bello non capirei 
come ci si sente ad amare una persona 
cercare ogni giorno per lei di essere migliore 
non la ascolterei, perchè 
so quanto fa male 
quando una persona che ti conosce 

ti dice la verità. 
ma lei ci sarebbe sempre, la darei per scontato 
e tutto quello che avrei si distruggerebbe

ma non per colpa mia. 

se fossi un ragazzo 
non lascerei mai il mio telefonino 
non lo perderei nella borsa prima di riuscire a rispondere
e sarei sempre connesso 
con tutte le ragazze che non mi lascerebbero dormire da solo 
metterei me stesso prima di tutto 
e farei le regole man mano che mi servono 
perchè so che lei sarà fedele 
che aspetterà che io ritorni anche se sono a casa 

se fossi un ragazzo 

sarei sicuro di fare le cose per bene 
senza curarmi di perdere la mia dignità
la ascolterei lamentarsi e uscirei leggero 
senza sapere quanto fa male 
quando l'unica persona che vedi 

ti considera meno di uno sconosciuto 
e ti dà per scontato 
e tutto quello che avevi si distrugge

perché non ce la fai più.

eppure non eri così

è un pò troppo tardi  
dici che è stato solo un errore 
pensi che ti posso perdonare così 
se tu pensavi che ti avrei capito 
beh hai sbagliato di grosso

se tu pensi che viva come te,
beh hai sbagliato di grosso

se fossi un ragazzo 
non mi piegherei mai 
a niente soprattutto per una ragazza 
giuro che sarei un uomo vero 
non mi importerebbe di sembrare incapace 
sarei orgoglioso di essere viziato e vizioso

di trattare male tutti e di gettare parole dure
senza occuparmi di dove vanno a cadere
e cosa possono rompere
non avrei ricordi 
non avrei debolezza
andrei dritto per la mia strada 

ma sei solo un ragazzo 
non capisci, si, non capisci 
come ci si sente
vorresti essere un uomo migliore 
ma non fai niente 
non ti importa di quanto fa male fino 
a che non perdi l'unica persona che importa 
solo perchè l'avevi data per scontato 
e tutto quello che avevi si distrugge 
ma sei solo un ragazzo 


liberamente modificato da "if i were a boy" di Beyoncé Knowless
un canzone bellissima 
If I Were A Boy

venerdì 8 luglio 2016

pensavo....

Cit. da cieloestelle 
una riflessione sulla famiglia forse...o forse sulla vita a due...non so ma un riflessione che vale la pena di leggere.



"pensavo....in genere alle donne che conosco viene spontaneo fare in modo che le persone che sono con loro si sentano bene, a loro agio sereni e anche fortunati ad avere a che fare con persone come loro. sono donne che cercano di invitarti a casa loro e fartela trovare ariosa e in ordine, non solo pulita, che mettono asciugamani puliti in bagno e spruzzano un profumo leggero e lasciano le finestre aperte perchè tu entrando senta aria fresca e pura. sono persone che se cucinano cercano di fare quel piatto che ti era piaciuto, per farti sentire coccolato, che rifanno il letto in modo che sia bello e non solo funzionale, che quando rientri a casa stanco per il lavoro, che magari sei sudato o solo intirizzito dal freddo, quando hai fame o hai sonno si mettono a preparare in silenzio in modo che tu non debba aspettare per sfamarti o non debba far nulla di faticoso per aggravare la tua stanchezza. se hai mal di testa stanno zitte e zittiscono i bambini. se cerchi qualcosa ti chiedono cosa cerchi e se hai bisogno di aiuto ... queste sono le donne che conosco. sono donne che lavorano e a volte rincasano pure loro  stanche a volte e all'inizio si aspettano che tu faccia lo stesso con loro ma poi non se lo aspettano più. quando sono tutti a nanna sereni la cucina pulita la cartella fatta le cose per il pranzo del giorno dopo preparate allora si concedono una coccola privata, un pezzetto di cioccolata, un messaggio ad un'amica, una partita a un giochino....dopo. e già questo è triste. è di una tristezza devastante perchè vuol dire che non cercano più il principe azzurro, che non ne hanno più bisogno abituate come sono a fare senza....e tu chi sei allora? se non più il loro principe azzurro chi sei?

pensavo che se io avessi dovuto allattare i miei figli, lei avrebbe fatto di tutto per non farmi fare null'altro che quello per il mio bene e per quello dei miei figli. sarebbe rimasta a casa dal lavoro,forse, o forse no...ma avrebbe fatto in modo di farmi trovare tutto pulito gli asciugamani freschi e croccanti al mattino le cose a posto da non dovermi far fare null'altro e il pranzo pronto e la cena anche, in modo da non dover fare altro che scaldare. io no. io non ho fatto nulla di tutto questo. io ho fatto la mia vita pensando che lei era a casa con i miei figli, fortunata lei, a nutrirli con il proprio corpo, senza pensare senza credere ad altro che a quello che vedevo. e non è giusto.  perchè ora lo so , lei lo avrebbe fatto per me, per i nostri figli. e io no."


Grazie!

giovedì 7 luglio 2016

MAU


piazza moncenisio le panchine d'autore 
 e' vicino a casa e passeggiarvi  è un godurioso piacere, esserne parte un privilegio. è culla dell'arte spontanea di alcuni talenti di cuore, e sede di pace nelle strade che sembrano campagna in città, antico nel moderno dell'era tecnologica delle fibre ottiche della banda larga. è orgoglio è cultura è ricchezza è il concetto di arte che avevano nell'epoca liberty della libertà dai vincoli dallo schema di espressione definito. è fruizione, disponibilità apertura. è arte. 
piazza risorgimento

la tesoriera via borgosesia

una via del borgo non ricordo quale.....pensate affacciarsi da quella finestra.....che gaudio, che onore, sarebbe un dovere sentire profumo di rosa....

soya

"Sono arrivato alla conclusione che le restrizioni alimentari sono roba da ricchi.
Avete mai visto una domestica intollerante alle graminacee o ai latticini?
Ecco.
Mentre Gwyneth si barcamena tra fagioli mungo decorticati, bacche di goji e pane di segatura di acero giapponese, noialtri poveratchi ce magnamo tutto e passato il mal di panza si ricomincia.
Conosco genitori sfondati di soldi con bambini intolleranti a tutto: il glutine, le arachidi, i crostacei, i latticini, le uova ed il cloro.
Stanno tutti in classe del Tappo, che ai miei tempi quello strano era quello coi genitori divorziati, questi invece c'hanno il pranzo preparato ogni giorno dalla CERN ed è tutto regolare.
Immaginate che campo minato portare a scuola una torta per festeggiare un compleanno!
Serve la lista degli ingredienti stampata su foglio A4 per tutti i genitori (non sto scherzando).
'Io posso mangiare solo la spugna..'
'Io solo la crema...'
'Io solo le fragole... Ma sono bio?'
'Io vi guardo e batto le mani perchè la torta non è né biologica, né vegana...'
'Io invece posso mangiare i coriandoli!'
Che palle i regazzini di oggi.
E parlando di biologico, o bio-illogico,
siete mai entrati in un negozio Wholefoods?
Sapete, quei supermercati americani dove tutto è biologico/fatto a mano/cotto a legna/salviamo il pianeta/vuole una busta di juta, sono 15 euro/namaste.
Avete presente?
Io entro sempre estasiato, fluttuando tra le zaffate di pane di segale nana appena sfornato e l'aroma delle fragole himalayane ed esco miserabile, con due buste piene di muschi e licheni ed il conto in banca sodomizzato a secco.
Namaste una sega.
('namaste' è sanscrito e significa 'spendi coglione').
Pareti intere dedicate al tè: matcha, sencha, poratcha, mortacha...
Pareti intere dedicate alle uova, che voi magnate solo quelle di gallina, ma chi è intollerante alle proteine dell'uovo magari compra le uova di capra, o di soya, o di Pasqua.
E le trovate qui.
Come pure trovate tutto ciò che è possibile fare con la soya: il latte, il burro, la cioccolata, la carne, il pesce e le sigarette.
La soya è il mayale del 3000.
Peccato io non abbia mai mangiato qualcosa fatto di soya che non avesse avuto il sapore della colla dei francobolli.
Pure tutti i latti di soya, di mandorle, di nocciole, di polvere di gesso, fanno cagare.
Secondo me ti dicono che sono alternative al latte, poi invece finisce che ti fanno bere la sciacquatura dei barili dove la soya la mettono a fermentare per fare il tofu.
Altra cazzata.
Il tofu.
Il tofu non sa di un cazzo. Anzi, magari sapesse di un cazzo, sarebbe già qualcosa e conosco gente che ne comprerebbe a barili.
Io lo so, il tofu l'avete inventato voi poracci giapponesi, che vi siete ritrovati a campare in mezzo ad un campo di soya sul monte Fuji dove non cresce manco la cicoria o gli anacardi, e vi siete inventati di tutto pur di non morire di depressione a forza di scofanare fagioletti verdi ripassati!
Il tofu è una roba che fai mangiare a Barbie, perché è di plastica come lei e tu invece ti devi fare di LSD prima di mangiarlo, per trovarne il sapore.
"Eh, ma il tofu prende il sapore della pietanza con cui lo cuoci!"
Tipo che io mi faccio una parmigiana di melanzane col tofu in mezzo e sto a posto, oppure lo salto in padella con le cozze ed il vino, o lo metto sulla polenta con le spuntature di maiale ed il pecorino...
Che fa tanto salute.
Altra stronzata coi vuvuzela: le acque aromatizzate depurative.
Cioè bottiglie di acqua (in vetro) con dentro pezzi di frutta o verdura a secondo dell'effetto che desiderate.
Tipo una sangria per deficienti.
Le fragole ringiovaniscono.
Il kiwi e limone rinfrescano.
L'arancia depura.
Le zucchine fanno cagare.
Sono vendute a peso d'oro, che manco ci avessero messo dentro un rene ed una cornea.
Siamo tutti scemi con 'sto biologico!
Io tra un po' me ne vado al paesello da Nonna Mimí, che raccoglie la cicoria dal campo e la salta in padella con aglio ed olio e con le salsicce di Franco, il macellaio, anzi, er macellaro di famiglia da sempre.
Non sarà biologico al 100%, ma almeno non è tofu e mi fa sempre sorridere, e per me il sorriso è più terapeutico di tutto il tofu dell'universo.
E poi avete mai mangiato la rosetta con la cicoria ripassata in padella e le salsicce?
Ecco.
Gwyneth è appena autocombusta con tutti i germogli di sta fava.
Autocombusta?
Si dice?
Boh... Mo' mi è venuta fame.
Tiè.
TQF xx"

lunedì 4 luglio 2016

consapevolMente

chi trama teme.

secondo alcuni, alcune delle cose da fare


Sposarsi ✔️
Divorziare
Essere innamorato ✔️
Andare ad un appuntamento al buio
Saltare la scuola ✔️
Vedere qualcuno nascere ✔️
Vedere qualcuno morire ✔️
Visitare il Canada
Andare in un'ambulanza ✔️
Visitare le Hawaii
Visitare gli Stati Uniti
Vedere New York ✔️
Vedere Parigi ✔️
Vedere Londra
Vedere i fiordi in Norvegia
Volare in elicottero
Fare una crociera
Comparire in un film
Ballare sotto la pioggia ✔️
Visitare Los Angeles
Visitare Madrid
Suonare la chitarra (con scarsissimi risultati!!!)
Cantare al karaoke
Ridere così tanto che hai pianto ✔️
Ridere cosi tanto da fartela addosso ✔️
Catturare un fiocco di neve sulla lingua ✔️
Avere un bambino ✔️
Avere un animale domestico ✔️
Bere uno Spritz in riva al mare al tramonto
Provare lo slittino ✔️
Provare lo sci alpino
Un giro in moto d'acqua
Cavalcare una moto ✔️
Lanciarsi da un aereo
Saltare dal bungee jumping
Vedere un film in un drive-in
Cavalcare un elefante
Cavalcare un cavallo ✔️
Essere in tv
Essere sul giornale ✔️
Stare in ospedale ✔️
Donare il sangue
Andare al cinema da solo ✔️
Fare un piercing
Fare un tatuaggio
Guidare un veicolo con cambio automatico ✔️
Fare immersioni ✔️
Vivere da solo 
Stare nel retro della macchina della polizia
Prendere una multa per eccesso di velocità ✔️
Avere un osso rotto  
Avere dei punti ✔️
Viaggiare da solo 
Fare a cazzotti con il sesso opposto

venerdì 24 giugno 2016

#brExit (ironico)

un ciao dell'Europa alla UK separazionista
"Così vai via
non scherzare no...
domani via
per favore no...
devo convincermi però
che non è nulla
ma le mie mani tremano...
in qualche modo io dovrò
restare a galla...
e così te ne vai...
cosa mi è preso adesso?
Forse mi scriverai...
ma sì è lo stesso...

Così vai via
l'ho capito sai...
che vuoi che sia
se tu te ne vai...
mi sembra già che non potrò
più farne a meno
mentre i minuti passano..."

mercoledì 22 giugno 2016

non so

non so se mi piace che io sia a poco poco più consapevole e convinta di quello di cui sono consapevole e convinta -almeno un poco- adesso. cioè del fatto che è inutile discutere, piangere chiedere supplicare imporre sorridere domandare con o senza per favore....far finta di ottenere insegnare ridiscutere.....forse FAMIGLIA è quello che ho. forse è inutile discutere per avere più tempo per me, per sedermi e cucire per esempio,  o scrivere senza doversi alzare alle 5 del mattino per pulire il bagno o i pavimenti. e forse nome ne sono mai resa conto, e inseguivo un sogno. quello di avere un altro adulto in casa che si smazzasse la metà del lavoro. forse ho fatto lo stesso errore di sempre, cioè pensare che tutti siano come me, che io sarei vergognosa di me stessa se entrassi in casa mia e vedessi il caos, le scarpe in giro le giacche buttate li, i fogli e i libri sul divano, il tavolo ingombro e la lavastoviglie d svuotare che non c'è nemmeno più un bicchiere e si beve nei barattoli della marmellata, e mi sedessi sulla poltrona a giocare col telefonino come un adolescente fottendomene di tutti. o a chattare con qualche sgallettata. io mi sentirei un parassita. un parassita della società FAMIGLIA di cui mi sto approfittando. perchè è evidente che poi qualcun altro dovrà assolvere a questi compiti. tutti. 
ma forse io ho già raggiunto quello he volevo e FAMIGLIA è proprio questo. pensavo ad una forma di amore allargato in cui ci si sostiene fisicamente e psicologicamente l'un l'altro per il solo fatto che un patto e il sangue mischiato ci unisca....e invece è una forma di sfruttamento moderno in cui si sono affaccendate tante donne nel corso dello scorso secolo, affinché la donna di casa non dovesse solo più occuparsi dei figli della casa della cucina di far quadrare i conti far fare i compiti e gestire i rapporti con la scuola e le amicizie decidere le vacanze fare le dichiarazioni dei redditi i rapporti con la banca organizzare le visite mediche e i soggiorni studio o divertimento dei ragazzi i corsi di recupero o di sport. no. oltre a tutto questo deve anche avere un'occupazione fuori casa. a volte pesante. a volte densa di responsabilità e di pressioni. a volte vitale (sto pensando ai medici....non a me). contando sul fatto che anche la parte maschile della coppia è adulta, che anche la parte maschile della coppia è dotata di media intelligenza e abilità pratica....contando su cose che forse non esistono si è deciso, noi donne, non mi tiro indietro, che non ci bastava più quel che dovevamo fare in casa, dovevamo lavorare anche fuori casa.  e ci siamo riuscite. anche bene....con grande scorno di chi pensava che non saremmo state capaci. e infatti non siamo poi tanto capaci di tenere tutto in giostra. e infatti, carnefici delle loro stesse famiglie, gli uomini cosa hanno fatto? hanno abdicato a questa scelta non loro. hanno deciso che no, non avrebbero mosso un dito verso quella lavastoviglie, non avrebbero alzato un sopracciglio verso la polvere , i fogli, le tazze da lavare....ne' verso i conti , ne' verso le vacanze, o le decisioni se far fare calcio o danza ai figli e alle figlie che Dio aveva loro donato. anzi già che c'erano anche dei figli no gliene scuciva una pince....e per concludere anche delle mogli alla fine....e giù botte. a volte fisiche a volte psicologiche a volte schiaffi a volte parole derisioni svilimenti....tornare tardi per non farti uscire con le amiche non mangiare la minestra che hai preparato per sottolineare la tua inadeguatezza.....condita con vanagloria sulle proprie imprese....e aggettivi dolorosi e amari. e così siamo qua. sole. con figli mariti famiglie conti decisioni sport orari-cappio-al-collo e tanti diritti. ma nemmeno un minuto di tempo per goderseli, quei diritti. perchè tutto il resto non si ferma. nel corso della storia abbiamo imparato e ormai impresso nei geni, il donarsi. dobbiamo spingere fino a credere che stiamo per morire per dare la vita ad un altro essere: non potremmo voler il nostro prima del loro bene. e di questo si fan forti loro, gli uomini....che diventano sempre più deboli. sempre più incapaci. dopo 17 anni di lotta per far il letto con affetto, bello che appaia amato, ho smesso di insegnare di chiedere di pregare di mostrare di far fare credendo che l'esercizio è la miglior palestra per imparare. e lo rifaccio io ogni volta. per tornare a casa e vedere il nostro letto bello e la nostra casa amata. e così crescono i figli, pensando che basti poco. e invece no. non basta poco. per loro basta poco, per l'esempio debole basta poco perchè tanto tutto il resto lo mette l'altro anello della catena, quello debole che diventa fortissimo per necessità, portando alla rovina della pigrizia tutto il resto. 
ecco...io non so se voglio essere consapevole di questo...che è giusto così...non lo so. 

venerdì 13 maggio 2016

madrina e padrino

non li ho quasi più

lunedì 9 maggio 2016

ordine

da Adamo Crespi, (http://ecommercers.net) che ringrazio

"Ricordo che fino a qualche anno fa avevo un’enorme confusione nella testa: non riuscivo a studiare, non riuscivo a fare le cose importanti, mi avvilivo per ogni piccolo imprevisto, non riuscivo ad avere uno scopo nella vita, non riuscivo a pormi degli obiettivi e poi a raggiungerli.
Piano piano la svolta, ho iniziato a mettere in discussione ogni singola cosa della mia esistenza, ogni singola persona, ogni singola mia azione. Tutto.
Oggi ho avviato un blog, ho ripreso a studiare, sto contribuendo a fondare una start-up e piano piano sto costruendo il mio futuro con determinazione.
In questo post voglio spiegarti esattamente come ho fatto.
Inizia dal tuo letto
Certo, e infatti non è finita qui!Oh, lì c’è il caricabatterie del cellulare. preso, arrotolato il filo e messo in un cassetto.Oh, lì ci sono i calzini sporchi. Raccolti e buttati in un angolo VICINO ALLA PORTA! Appena vado di là me li porto e li metto allo sporco ;) (mica li lascio lì!).Beh, i passi successivi dipendono molto da te, da quello che fai, da quello che sei, da dove vuoi arrivare. Nel mio caso il mio obiettivo è prendere una laurea.Ma c’è dell’altro: domande sparse
  1. Perché così sai che mettere in ordine non è una cosa da alieni;
  1. Perché leggendo ti è venuta probabilmente voglia di mettere in ordine la tua stanza (o comunque l’ambiente dove passi il tuo tempo).


Già, il tuo letto. In realtà questo è solo un passo intermedio per raggiungere l’obiettivo finale: mettere ordine nella tua vita.
Non puoi mettere ordine nella tua vita se prima non inizi a mettere ordine negli spazi in cui vivi. Non sono forse anche quelli parte della tua vita?
Ok, nel tuo disordine c’è ordine. Quando cerchi una cosa la trovi, anche se agli altri sembra che non sia possibile trovare nemmeno la scrivania. Lo so. Me lo sono ripetuto per anni!
Però un giorno mi sono reso conto che dovevo riprendere in mano il corso delle mia esistenza. Non potevo dall’oggi al domani trovare un lavoro, avviare un blog o riprendere a studiare. Così ho fatto la cosa più ovvia: riprendere il controllo su ciò che potevo, i miei spazi. E ho ripreso il controllo con un’azione molto semplice: ho deciso di mettere ordine per prima cosa nella mia stanza.
L’ho guardata e mi sono avvilito. Poi mi sono fermato e ho detto “Io devo mettere in ordine. Non mi interessa quanto sia difficile, quanto tempo ci voglia, quante energie ci devo spendere. Il mio primo obiettivo è mettere in ordine.” E la domanda successiva è stata la più semplice che potessi farmi (e che tu ti farai da qui a qualche minuto): “Da dove inizio?
Io ho iniziato dal letto. Non l’avevo mai fatto in vita mia prima. Lo faceva mamma (mammone!).
L’ho guardato, lui mi ha guardato, l’ho aggredito ed in tre minuti era in ordine, rifatto. Rifare il letto mi ha permesso di iniziare a vedere qualcosa in ordine. E anche di capire che alla fine non è così difficile come può sembrare. Non è difficile fare il letto, non è difficile nemmeno mettere in ordine, sia nella propria stanza che nella propria vita.
Si ma con la vita è un’altra cosa!
Dopo aver fatto il letto ho visto una montagna di vestiti buttati su una sedia, il caricabatterie con il filo sul pavimento, bottiglie d’acqua vuote (sono pigro e ne ho sempre una in camera!), calzini sparsi, spiccioli sulla scrivania insieme ad una montagna di carte e foglietti sparsi in disordine di appunti presi e mai ordinati, più una serie di altri oggetti e schifezze sparsi per la stanza.
Ma avevo il letto libero.
Passo successivo? Ho tolto tutti i vestiti dalla sedia e li ho buttati sul letto. Poi ho iniziato a piegarli. Pantaloni, magliette, camice, maglioni. Dopo appena 10 minuti (non ci vuole molto, credimi ;) ) erano tutti belli piegati sul letto. Non rimaneva che metterli nell’armadio. E così ho fatto. Appese le camice, appesi i pantaloni, messi sulle mensole dell’armadio i maglioni e le magliette.
Ma la stanza era ancora in disordine!
Mi giro intorno e vedo la scrivania. Mamma che disordine! Una cosa alla volta! Ricordi? Questo è il principio.
Prendo gli spicci e ne metto una parte nel salvadanaio e una nel borsellino. Prendo i fogli e ne faccio una pila ordinata. Tolgo gli occhiali, li ripongo nella custodia e metto tutto in un cassetto. Chiavi della macchina e del motorino… dove le metto? Mi serve un portachiavi da mettere al muro. OGNI COSA DEVE AVERE IL SUO POSTO! Prendo un foglio e scrivo “Cose da fare” e subito sotto “Comprare un portachiavi da muro”.
La scrivania ora è più o meno in ordine, ci sono ancora i fogli da riorganizzare.
Oh, lì in terra c’è una bottiglia vuota! Presa e buttata.
E così, dopo un paio d’ore la mia stanza era bella ordinata.
Mancava solo un’ultima cosa. Un bel colpo di spugna!
Vado di là a prendere la scopa ma… mi sono dimenticato i calzini! Torno indietro, prendo i calzini, li metto allo sporco. Quindi prendo la scopa e spazzo a terra (qui la battuta era facile ma l’ho evitata!). Riempio il secchio, un po’ di detergente e una bella lavata a terra!
Finalmente mi posso sedere. Ho fatto il primo passo per mettere ordine nella mia vita: ho riordinato la stanza! Ci sono riuscito!
E ora?
Così il passo successivo è stato aggiungere un pizzico di disordine: ho preso i libri dell’esame che avrei voluto sostenere e li ho messi sulla scrivania. Sempre davanti agli occhi, non li tolgo mai fino a quando non ho fatto l’esame. Dopo compro subito quelli dell’esame successivo e li rimetto sulla scrivania. E ora mi manca meno di un anno e mezzo alla laurea dopo due anni praticamente fermo!
E se non li hai ancora i libri? Scendi a comprarli e magari ti fermi a prendere anche il portachiavi da appendere al muro. Le tue chiavi della macchina non hanno ancora un posto! Devi trovarglielo subito!
Ma la tua stanza è sempre in ordine ora?
No, non è sempre in ordine. Subito dopo aver fatto un esame o raggiunto un obiettivo viene il mio periodo creativo. In questo periodo faccio ancora le cose alla rinfusa. Diciamo che “mischio la giocata”. Idee e obiettivi sono tutti lì a vorticare tra vestiti, monetine e fogli sparsi sulla scrivania (ma non raggiungo mai i livelli raggiunti in passato!).
Però c’è un punto fermo: il letto rifatto ogni mattina e mai più di due pantaloni sulla sedia. Presente lo stop loss? Nel trading indica il punto oltre il quale come vadano vadano le cose il trader si ferma, vinto o perso si ferma. Il mio stop loss sono due pantaloni, o due maglioni. In genere quelli del giorno prima e quelli del giorno stesso se sono uscito di fretta e non ho avuto tempo di riporli.
In ogni caso arriva sempre il momento in cui rimetto tutto a posto e inizio da capo, un nuovo ciclo.
Un’altra regola è che almeno una volta a settimana metto in ordine tutte le cianfrusaglie sparse. Mi aiuta non solo a tenere in ordine ma mi dà modo di rimanere con me stesso e i miei pensieri. Spesso durante le pulizie mi vengono ottime idee o ottimi spunti ;)
Ma perché mi hai descritto come metti in ordine la tua stanza?
Per due motivi fondamentali:
Te lo ripeto: può sembrarti che nel tuo disordine tu riesca comunque a trovare ciò che cerchi ma lo sopo del mettere in ordine non è riuscire a trovare le cose bensì avere un ambiente confortevole in cui vivere, un a ambiente salubre e sano, dove, cioè, tu possa riuscire a concentrati e iniziare ad analizzare cosa devi fare, come e quando: e se intorno a te è tutto in disordine credimi, è più difficile!"

lunedì 4 aprile 2016

la frase più cattiva

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tu meriti più di GAP

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thank you

che tu sappia lamentarti ti ha permesso di raggiungere qualche obiettivo degno di nota? lamentarti con te stesso ti ha fatto ritrovare la motivazione? lamentarti con gli altri ha cambiato la situazionelamentarti con il mondo lo ha reso un posto migliore?
NO!!!!! NOOOOOO NOOOOOOOOOOOOOOOOO

venerdì 11 marzo 2016

jogatti


proverbio cinese



quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento.



lunedì 29 febbraio 2016

riflessione sul giudizio

chi non fa niente ha tempo di criticare


martedì 16 febbraio 2016

saggezza Peanuts



la felicità è una scelta quotidiana.


giovedì 4 febbraio 2016

.


ogni giorno è fatto di piccolissimi granelli di tempo, 
denso di colore, mite allegro carico di dolore o cupo di vergogna e paura 
luminoso di successo e rosso di passione. 

nel nostro correre di ora in ora spesso non guardiamo al rosso al giallo al luminoso blu cobalto e al fucsia saettante o al viola meditativo. 
il nero ci ferma e turba. 
il nero angoscioso e opaco che cerchiamo di spostare e cacciar via 
e di sollevare per gettare di lato. 

e presi dalla fatica di sollevare spostare spingere e far rotolare e tirare e sgretolare ...
dimentichiamo che quello sforzo è fatto per poter godere 
dell’amaranto, del verde veronese del argento e dell’arancione frizzante, del carminio conturbante e pieno, dell’azzurro della vita e dell’affetto…..


poesia 2

la calma  
un buco profondo. 
a guardarci dentro fa paura e attrae. 
a volte ci son cose da fare, tante che quel nero risucchia e spaventa, 
a volte placa l’anima e canta 
e versa olio sul cuore agitato. 
tutto perde colore e spinta  
assale la calma con il suo buio amico.

poesia1

non ho mai pensato a quanto forte soffiasse il vento finché non mi ha spinto lontano 
non ho mai pensato a quanto forte urlasse il mare finche non ha coperto le mie parole
non ho mai pensato a quanto lungo fosse un sospiro finché non mi ha tolto il fiato

non ho mai pensato a quanto in alto volasse il gabbiano o vagasse il pensiero finché non l’ho visto sparire nel cielo

(dal web)